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mercoledì 11 giugno 2014

CLAUDIO BAGLIONI SCRIVE SU FACEBOOK IL 10 GIUGNO 2014

https://www.facebook.com/claudiobaglioniofficial
Ieri sera ascoltavo un chitarrista suonare
con dita e cuore la sua musica fatta di musiche sue
e dietro il Tevere che andava lento lento.
Bravo parecchio ma questo già lo sapevo.
E sapevo anche un bel po' del suo repertorio.
Così ho messo il pilota automatico dell'emozione
per seguirlo nelle sue evoluzioni
mentre una parte dei miei pensieri si staccava da me
e girava a cercare fraseggi per descrivere quell'universo di temi,
di accordi, armonie, melodie.
Definizioni che si spingevano una dietro l'altra,
si spintonavano, si superavano.
Parole forti, alte, solitarie che si facevano avanti
e cercavano di assomigliare a quelle note
che scrivevano l'aria e volavano in tutte le direzioni.
Acrobazie di vocabolario che per quanto immaginifiche,
iperboliche, trascendentali
non erano che pallide didascalie di quel che sentivo.
E anche i colori, le forme, i sapori, gli odori, gli spazi
evocati da tutti quei suoni fantastici
non erano nemmeno numerabili e comparabili
con quell'irrealtà totale, infinita, ultracosmica.
Tutto ciò che mi veniva in mente
era già un po' meno e assai meno bello della musica
che lo scaturiva.
Per quanto cercassi musica nelle parole,
quelle parole non facevano una musica come quella.
E allora ho dovuto ancora una volta
chinare il capo davanti a tanta maestà
e alzarmi in piedi al cospetto di un rinnovato prodigio.
Una chitarra, uno strumento e un chitarrista,
strumento, lui stesso, dell'umile grande miracolo della bellezza.
E della musica che ci tiene in vita.
Per questo, non ci sono parole.

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