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lunedì 23 settembre 2019

VIDEO CLAUDIO BAGLIONI PRESENTAZIONE CON VOI 2013

VIDEO CLAUDIO BAGLIONI PRESENTAZIONE CON VOI 2013
https://skip.li/4VsQJo

domenica 10 aprile 2016

BAGLIONI MORANDI INTERVISTA DOPPIA ALLA REPUBBLICA APRILE 2016

http://adf.ly/1ZGvEy

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venerdì 14 agosto 2015

CLAUDIO BAGLIONI SU VENERDì DI REPUBBLICA IL 14 AGOSTO 2015

http://adf.ly/1MiZx3

lunedì 18 agosto 2014

INTERVISTA CLAUDIO BAGLIONI A REPUBBLICA DEL 18 AGOSTO 2014

http://media.mimesi.com/cacheServer/servlet/CNcacheCopy?file=pdf/201408/18/0002_binpageNZ34.pdf&authCookie=375896777

http://www.repubblica.it/spettacoli/musica/2014/08/18/news/baglioni_mezzo_secolo_di_musica_non_sono_fatto_per_il_successo_sono_uno_schivo-93990289/
ROMA - Cinquant'anni fa, nel quartiere romano di Centocelle, per la festa del Santo Patrono, San Felice da Cantalice, Ottorino Valentini decise di organizzare un piccolo concorso canoro, con tanto di festa in piazza. È lì che inizia l’avventura di Claudio Baglioni nel mondo della musica.

Baglioni, come se la ricorda oggi quella serata?
«Be’, che nulla era previsto. Non c’era nell’aria il segno che avrei dovuto fare quella strada, non c’era nessuna tradizione familiare. Abitavo nella periferia romana, a Centocelle. Venni a sapere che uno degli amici che vivevano nel mio palazzo si era iscritto a quel concorso. Per non essere da meno, lo feci anch’io. Mia madre mi confezionò un meraviglioso insieme di camicia rosa e pantaloni celesti, e mio padre fece da direttore artistico, scelse la canzone, un pezzo che era andato a Sanremo, scritto da Robi Ferrante e cantato da Paul Anka, Ogni volta. Provai per una settimana le mosse davanti allo specchio, ne avevo anche inventata una con la gamba un po’ da urlatore, e mi presentai. Non vinsi. Ma lo feci l’anno successivo, con grande soddisfazione di tutti».Ma poi come continuò?
«Un maestro di musica andò da mio padre e gli disse che non ero male, allora i miei mi iscrissero ad un corso di musica e mi comprarono la chitarra».

Se dovesse trarre un bilancio di questi cinquant’anni, a parte il successo, quali sono le cose essenziali della sua carriera?
«Innanzitutto che sia durata così tanto. Non avrei mai pensato che sarei arrivato a questo punto, davvero. L’altro fatto è che in fondo non mi sono reso conto mai che fosse una professione. È un mestiere che si impara ogni giorno, e se non fosse così potresti non avere più “fame”, non avere più passione. Ma ho anche un rammarico, perché alla fine scopri che in tutti questi anni avresti potuto fare di più. Io ho avuto anche lunghe pause, ho “perso” del tempo ».
Ma è diventato Baglioni...
«Si, ma ho faticato molto a mettere me stesso nel personaggio, il mio è un mestiere pubblico, lo richiede, e io non ero fatto per questo, sono sempre stato schivo ho dovuto imparare a non esserlo. Sei Baglioni anche quando il palco non c’è, non sei mai fuori servizio, sei sempre al lavoro con il resto del mondo, e questo è stato un percorso parallelo, una sfida tra due anime che credo si sia risolta».

Ha mai perso la testa per il successo avuto?
«Il delirio di onnipotenza? Quando sali sul palco e tutti urlano il tuo nome come al Colosseo, la trappola è forte. Puoi benedire le folle, hai centomila watt che amplificano la tua voce, che diventa messianica, ogni parola assume una profondità che non avrebbe senza l’apparato e il rituale. Però devo dire che sono stato fortunato, ogni volta che c’era questo rischio ho beccato uno schiaffo, un successo minore, quando potevo montarmi la testa qualcosa mi ha tolto il piedistallo. Certe volte ho anche sfidato la fama: tanti anni fa avevo paura di giocare il ruolo di quello che sembra democratico ma in realtà si sottrae al pubblico e alla vita. Allora mi comprai una macchina scoperta e decisi di andare in giro per Roma mostrandomi. Molti mi riconoscevano, mi salutavano e mi chiamavano per nome, finché non arrivo il momento della chiamata: “Baglioni!”, alla quale rispondi girando la testa e sorridendo, e arriva l’inevitabile “Ma vaffa...”. Mi è servito, la malattia della presunzione credo di averla evitata».

Tra successi e cambiamenti si può dire che lei sia rinato molte volte in questi 50 anni.
«Non so se me lo sono andato a cercare o se me lo sono meritato, ma di certo mi sono dato da fare. Il successo non dura mai per sempre. Devi cercare altre cose, stimoli, sentimenti...».

Rispetto agli altri cantautori della sua generazione lei aveva una matrice musicale molto più forte
«Si, molto variegata. Piccolo grande amore per esempio ha una struttura complessa, così come tutto il resto del disco. La musica è quasi matematica, ha le sue leggi. Questa forse è stata la vera differenza tra me e gli anni Settanta di altri protagonisti della canzone».
Curiosità musicale che il 30 agosto la porterà per la prima volta in una rassegna jazz. Un’altra rinascita?
«E chi può dirlo, io stesso sono molto curioso di vedere cosa farò. Mi piaceva l’idea di andare a cantare a Ischia per un motivo sentimentale: io sono frutto di una vacanza d’amore dei miei genitori a Ischia. Quindi ho detto di si e poi dopo due o tre giorni ho letto il programma e mi è venuto un groppo alla gola. Con me ci sarà Danilo Rea, e in questi giorni stiamo cominciando a scegliere il repertorio. Magari potrebbe nascere qualcosa di curioso ».

E poi si ricomincia il tour?
«Si, riprendo con il tour “Convoi”, che diventa “reTour”, con i tredici polistrumentisti di questo straordinario supergruppo che mi accompagna. Partiremo il 18 ottobre da Bruxelles. Ha avuto un grande successo, più di duecentomila spettatori».

Ha intercettato un sentimento, il cambiamento del paese.
«Credo di si. Il paese si è stancato negli ultimi venti anni, ha iniziato a immalinconirsi, sfasciarsi, perdere la certezza. Noi facciamo la nostra parte, come tutti, mettiamo in gioco idee, valori, volontà. Non mi piace che vinca il senso della disfatta, del sospetto, del “tanto non ce la si fa, il paese è finito”, quello che posso fare, che dovremmo fare tutti, è fare bene il mio mestiere, assieme agli altri».

E il nuovo disco?
«Quello che ho fatto mi ha messo una grande frenesia. Dopo 50 anni di musica e 45 di dischi, pensi sempre che sia il momento del gran finale. E invece fai qualcosa di diverso».

Ma il pubblico vuole Baglioni...
«Il mio lavoro è condannato tutta la vita ad essere popolare, non potrei diventare più un artista di nicchia. E questa è una bella cosa ma è anche una grande difficoltà. È una sfida che ti dà benzina anche se c’è il pericolo di essere banali o troppo ecumenici».

mercoledì 9 aprile 2014

VITA DA FAN DI BAGLIONI

http://www.repubblica.it/spettacoli/musica/2014/04/09/news/claudio_baglioni-83131104/
LANUVIO (Roma). "Accadde tutto nell'estate del 1985, quella de La vita è adesso: avevo undici anni, ero in colonia, c'era una ragazzina che cantava Questo piccolo grande amore. Chiesi a mio fratello se conosceva un cantante chiamato Baglioni, 'toh!' disse, e mi prestò una musicassetta con i grandi successi. Eccola, è questa". L'avvocato Melissa Evangelista, 40 anni, ti porge quella madeleine da mangianastri con la copertina ingrigita dalle stagioni. "Il primo concerto lo vidi il 3 luglio del '91, al Flaminio, fu un evento perché segnò il suo ritorno sulle scene dopo anni, e lì ci fu la scoperta del divo: un'emozione così grande credo di non averla mai più provata. Gioia allo stato puro". E da allora quanti spettacoli ha visto? Melissa a bruciapelo: "Più di centocinquanta!".
Video

L'avvocato Melissa Evangelista, 40 anni, racconta la sua incredibile dedizione per il re del pop italiano iniziata nel lontano 1985: "Lo seguo in tutta Italia. Vederlo cantare sul palco è gioia allo stato puro. È più che passione, è amore. Le sue canzoni hanno riempito la mia vita di senso"


Con la troupe di Repubblica tv attraversiamo la campagna romana per raccontare questa incredibile storia: la groupie di Claudio Baglioni che da trent'anni non si perde quasi un concerto, un evento, un'apparizione televisiva, una festa con i fan. Quando a dicembre Baglioni è stato ospite in redazione lei lo seppe all'ultimo, mollò tutti i suoi impegni in tribunale, saltò sul motorino e si fece 50 minuti nel traffico più caotico pur di salutarlo. È stata sei volte anche a Lampedusa, al festival Oscia, modulando le sue vacanze sugli impegni del divo. Una passione? "Di più" dice. "La passione è quella per una squadra di calcio. Il mio è amore".

Davanti alla casa di Lanuvio ci viene incontro Pierpaolo, il marito. Hanno due gemelli belli come putti. "Quando conobbi Melissa le chiesi: 'Ma io a questi concerti ti dovrò accompagnare?'. 'No, ci vado da sola'. 'Benissimo così', dissi. E sorride indulgente. Lui ascolta rocker e metallari, la moglie solo Baglioni. Quando scoprì che il film del loro matrimonio era stato corredato da musiche di Eros Ramazzotti mandò indietro il dvd e pretese la sostituzione delle canzoni. L'ultima tournée, Convoitour, è iniziata a fine febbraio. Melissa ha già visto cinque concerti. Si piazza sempre in prima fila, nei posti da 80 euro. "Da lì capisco le emozioni che prova, lui sa che ci sono". Sabato sarà a Livorno, con due amiche. "Quando ero ragazzina i miei mi dicevano che prima o poi mi sarebbe passata, invece è successo esattamente il contrario".

Per anni e anni Baglioni è stato quello della maglietta fina, il cantore dell'Italia spensierata e intimista, lo ascoltavano i milioni di giovani da oratorio che poi votavano Dc, mentre giganteggiavano i cantautori dell'impegno o i poeti come Guccini e De André. Poi La vita è adesso rappresenta una cesura, i testi si affinano, volgono nell'ermetismo, anche la musica si fa più pop. La vita è adesso rimase primo in classifica per 26 settimane: un record ineguagliato. Oltre nel novembre 1990 vendette 200mila copie il primo giorno, 350mila nella prima settimana: fatto sta che Baglioni calca le scene da primattore da più di quattro decenni. Melissa si infervora: "La verità è che Claudio è stato sottovalutato, liquidato come il cantante dei buoni sentimenti, ma a 50 anni non si scrivono le canzoni come a venti. I suoi valori sono sempre stati anche i miei".
Melissa, 150 volte sotto il palco di Baglioni e non averne mai abbastanza
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Ecco Melissa Evangelista, superfan di Claudio Baglioni. Avvocato, madre di due gemelli, la groupie di Lanuvio nutre una'utentica venerazione per il cantautore. "Il primo concerto lo vidi il 3 luglio del '91, al Flaminio, fu un evento perché segnò il suo ritorno sulle scene dopo anni, e lì ci fu la scoperta del divo: un'emozione così grande credo di non averla mai più provata. Gioia allo stato puro". Da allora lo ha seguito in più di centocinquanta concerti! In questa fotogalleria, la devotissima fan durante l'intervista di Concetto Vecchio e, a seguire, alcune immagini del cantante scattate durante la recente data romana del "ConVoiTour", il 18 marzo scorso al Palalottomatica






Si conobbero il 17 gennaio 1993, dopo un concerto a Milano: "Quelli della band mi dissero che lui era già a Linate, con una mia amica spagnola salimmo su un taxi, e una volta giunti all'aeroporto me lo trovai davanti, ma ero così felice che nemmeno lo riconobbi. 'È un sogno! È un sogno!' gridavo. 'È tutto vero', mi diceva Claudio, e cominciò a darmi dei pizzicotti". Sfoglia l'album di questo primo incontro, tutte foto 10 per 15. "Mio fratello è morto a 44 anni per una malattia, quando rividi Claudio scoppiai a piangere tra le sue braccia, lui fu dolcissimo nel dolore".

Il suo racconto è tutto intessuto di date precise, il calendario della vita punteggiato dai momenti trascorsi con la rockstar. Il salotto è drappeggiato di foto con dediche, vecchi dischi in vinile, una montagna di cimeli, a casa della mamma c'è una montagna di vhs, e poi un Everest di riviste, ritagli, fanzine. Squilla la suoneria del cellulare di Melissa: sono le note di Con voi. "È stata sempre una magia/ tirare tardi per non fermare un'allegria/ farsi di sguardi fino sballarsi di poesia". Adesso passa in rassegna la collezione di biglietti. "Qua nella piana di Castelluccio di Norcia, nel '95, con Red Ronnie, qui a Madrid."

Come si concilia una cosa così divorante con la professione, la famiglia? "Ho un marito collaborativo". I due si scambiano uno sguardo complice. Allora le chiedo se la sua vita sarebbe stata diversa, senza Baglioni. "Più povera", risponde sicura. Anche più povera di senso? "Certamente".