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lunedì 23 settembre 2019

VIDEO CLAUDIO BAGLIONI PRESENTAZIONE CON VOI 2013

VIDEO CLAUDIO BAGLIONI PRESENTAZIONE CON VOI 2013
https://skip.li/4VsQJo

mercoledì 30 aprile 2014

INTERVISTA BAGLIONI CORRIERE DELLA SERA VIVIMILANO DEL 30 APRILE 2014

http://vivimilano.corriere.it/concerti/faccia-faccia-claudio-baglioni_223144211058.shtml
Descrizione: ”Faccia a Faccia” esclusivo con Baglioni, riservato ai lettori che si saranno prenotati con il coupon pubblicato su ViviMilano in edicola il 30 aprile.

Un disco e due tour. In pochi mesi Claudio Baglioni, classe 1951, ha pubblicato il nuovo album «ConVoi» e si è messo on the road per due serie di concerti: il recital teatrale «DieciDita», un progetto che lo vede da solo sul palco, e il «ConVoiLive», il tour nei palazzetti che si chiude proprio a Milano, al Forum il 6 e il 7 maggio. Alla vigilia, lunedì 5, i lettori di «ViviMilano» hanno l’opportunità di incontrare Baglioni dal vivo, in esclusiva, in un «Faccia a faccia» nella Sala Buzzati del Corriere della Sera.
Per fortuna che pochi mesi fa avevi detto di aver pensato a uno stop definitivo per la tua carriera…
«Ci avevo pensato seriamente. Mi sembrava che tante cose fossero compiute e che andare avanti sarebbe stato in un certo senso una forma di accanimento terapeutico. Poi ci sono delle gratificazioni, come quelle che arrivano da questo “giro”, di cui non puoi non tenere conto e che ti fanno dire che vale la pena andare avanti».
Sottotitolo del tour: «Tutta un’altra musica». Che volevi dire?
«Che la musica torna al centro della scena. E infatti con me sul palco ci sono 13 polistrumentisti (2 batterie, 2 chitarre, basso, 3 tastiere, 5 vocalist ndr). Il finale di molti brani è legato all’intro di quello successivo come in un convoglio. Tutto è suonato dal vivo e molte canzoni sono presentate in modi diversi. Ci divertiamo noi per primi sul palco… Del resto in inglese, francese e tedesco, si usa la stessa parola per i temini suonare e giocare: play, jouer, spielen. Insomma, sentivo l’esigenza di novità: non solo un cambiare tanto per cambiare».
La scenografia evoca un cantiere in evoluzione e in un paio di momenti vi mettete pure il caschetto da muratore…
«Sono tornato nei palazzetti e nelle arene indoor dopo 8 anni. All’inizio ero perplesso non solo perché in quegli spazi il suono è difficile da gestire, ma perché fare un popshow o un rockshow mi sembrava ormai un qualcosa fuori dai tempi. Così ci è venuta l’idea di non avere un palco ma di farlo immaginare al pubblico. Poi c’è anche un legame con la musica che in fondo è un architettura senza edificio e di quel mondo usa anche la terminologia. E infine c’è un richiamo alla situazione del nostro Paese chiamato a scrollarsi la polvere di dosso. Un cantiere evoca qualcosa che deve salire».
Tre ore di concerto. Ci sarà tutto?
«Sarà un concerto antologico, ci sono i passaggi più riconosciuti dal pubblico ma anche sei brani dell’ultimo lavoro e delle canzoni che definirei meno convenzionali. L’intenzione è quella di attraversare la mia carriera: 45 anni se consideriamo il mio primo disco, 50 anni se partiamo dalla prima esibizione pubblica a un concorso per voci nuove a Centocelle nel 1964».
Ricordi di allora, di quella prima volta?
«Andai con un amico che cercavo di emulare. Era la festa del patrono, san Felice da Cantalice. C’è la parola canta… “nomen omen”… Da quel momento mio padre cominciò a crederci».
Tre ore sul palco (e 33 canzoni): come ti prepari fisicamente?
«Sul palco mi muovo molto: siamo quasi al confine con il recital, il musical o la rappresentazione teatrale, anche se parlo pochissimo. Nell’85, per la riapertura dello stadio Flaminio a Roma, feci un esperimento con l’Istituto di Medicina dello sport. Durante il concerto ero sotto controllo medico: nascosti dagli abiti avevo gli elettrodi per l’elettrocardiogramma e ogni 4-5 pezzi andavo dietro le quinte per soffiare in uno spirometro. Venne fuori che lo sforzo fisico per affrontare un concerto era paragonabile a quello di una mezza maratona. Quindi ci vuole una buona preparazione fisica. Col tempo poi si impara anche a mettere le canzoni in scaletta in un certo ordine, ma alla fine ho scoperto che l’adrenalina fa miracoli e ti inonda anche quando non sei in perfetta forma».
Poche parole in concerto, ma all’incontro coi lettori sarà il contrario: nudo, senza la musica a proteggerti…
«Mi fa piacere. Non vorrei che a un certo punto della mia vita la musica diventasse un cappotto. Questi incontri sono interessanti perché parli di musica, ma musica vista come quel legante che ti mette assieme ad altre persone. Il successo spesso viene misurato in termini di popolarità e con i numeri e i soldi… Ma da un certo punto in poi, eliminati gli aspetti del divismo, il successo è anche un segnale del motivo per cui vivi nel mondo e ti rapporti agli altri».
Cosa c’è dopo questo tour?
«Lo spettacolo di Milano dovrebbe essere l’ultima data ma proprio in questi giorni stiamo decidendo se ripartire ancora per questa che è un’avventura in divenire. Sto valutando l’incastro con i tempi e le scadenze di altri progetti. Sono in tour con una chitarra da viaggio e una chitarra silente, così posso suonare e lavorare anche di notte in albergo senza disturbare nessuno. Da qualche anno scrivo così in movimento. Sono tornato a quando ero studente, che giravo senza sosta attorno alla scrivania>.
Ci sono già nuove canzoni, quindi?
«In questi ultimi 4-5 anni ho preso tanti appunti, sia musicali sia letterari. Quindi sono andato a rivisitare questo grande magazzino di carta. Ho scritto tutto su un librone ufficiale con le pagine stampate col pentagramma e su foglietti volanti. Non avevo registrato nulla per non farmi influenzare dal fatto che una volta canti meglio di un’altra

mercoledì 19 marzo 2014

INTERVISTA BAGLIONI SU IL GIORNALE DEL 19 MARZO 2014

http://www.ilgiornale.it/news/spettacoli/sulla-mia-strada-c-cantiere-dallo-spirito-rock-1002770.html
Roma. Palalottomatica, partenza del nuovo tour, «dove nel 1980 ho fatto il mio primo grande concerto». Stavolta il concerto è addirittura kolossal: trentatré brani, tre ore, tredici musicisti, cinque coristi e pochissime parole. «In scena non parlo quasi mai, non voglio interrompere il flusso di emozioni», spiega lui che quarantaquattro anni fa ha pubblicato il primo singolo (Unafavola blu/Signora Lia) e da allora è sempre rimasto primo diventando l'icona che all'ultimo Festival di Sanremo, piaccia o no, con la sua esibizione ha tenuto accesa un'intera serata.

Forse, caro Baglioni, valeva la pena andarci prima, all'Ariston. L'ha rifiutato per tante volte.

«In realtà nel '98 avrei dovuto condurlo con Fazio ma poi i discografici, che allora erano una vera casta, me lo hanno sconsigliato. Quest'anno è andata bene ma a Sanremo si sente l'obbligo di “fare il fenomeno” anche se l'importante è salvare la pelle».

Tanto subito dopo ha iniziato questo tour, che è già quasi tutto esaurito (sarà a Milano al Forum il 6 e 7 maggio).

«Volevo tornare al mio mestiere: cantare, suonare per davvero. E difatti è un concerto di sola musica. Ed è diviso in tre parti».

Le riassuma.

«Le mie canzoni fondamentali, poi quattro o cinque brani nuovi del mio nuovo disco ConVoi e poi un'ora di canzoni in crescendo quasi a confermare che le mie canzoni vogliono essere costruttive. La musica, dopotutto, è una costruzione senza edificio».

Siamo in un'epoca di ricostruzione, dopotutto.

«Finora, dal punto di vista politico, ho ascoltato solo tanti propositi. Vedremo come andrà a finire. Di certo, un paese non è soltanto il proprio leader e io sono anni che non credo più nelle capacità della nostra classe dirigente, che non è stata complessivamente un buon esempio».

Sulla sinistra del palco c'è la scritta «Tutta un'altra musica» e lo spirito delle canzoni è rock.

«Sì è un concerto “sfiatato”, tre ore tirate di brani che seguono un filo logico. I generi che attraverso sono tanti, ma l'onda che muove questo spettacolo è senza dubbio rock».

E in scaletta ci sono i suoi brani storici, quelli che magari fanno paura o annoiano un artista che li deve cantare per decenni ogni sera.

«E' finito il tempo del ribellismo. De Gregori che non voleva cantare la Donna cannone. De André La canzone di Marinella. E anche io per tanto tempo ero quasi infastidito da Questo piccolo grande amore. La iniziavo e dicevo subito “ssshhhh” al pubblico. Ora ho capito che devo rivolgermi a tutti, anche a coloro che mi detestano o addirittura mi odiano. Il pubblico si plasma, cresce con l'artista che ama e si rivolge a lui».

Ha impiegato quasi mezzo secolo per arrivare a questa conclusione.

«E non avrei mai pensato di durare così tanto. Quando ho iniziato, i figli stroncavano la musica che piaceva ai genitori. Ho visto certe contestazioni a Claudio Villa... Ma i tempi sono cambiati e io sono riuscito a superare i confini generazionali».

E adesso?

«Quest'estate scriverò altri brani per il nuovo disco, in uscita a fine anno o inizio 2015».

Fossati si è ritirato. Mai pensato di ritirarsi anche lei?

«Ci penso da tanti anni di abbandonare le scene ma non la musica. Qualcosa tipo Mina. In fondo è una modo sublime di consegnarsi al pubblico senza farsi intaccare dai segni del tempo».

giovedì 20 febbraio 2014

VIDEO ESIBIZIONE CLAUDIO BAGLIONI A SANREMO 2014 DEL 19 FEBBRAIO 2014

CLAUDIO BAGLIONI SCRIVE SU FACEBOOK IL 19 FEBBRAIO 2014

https://www.facebook.com/claudiobaglioniofficial
Con Voi a Sanremo, Baglioni:
"La musica anima il cantiere della ricostruzione"

"Una suite di quindici minuti, che si sviluppa per cinque brani (“Questo piccolo grande amore”, “E Tu”, “Strada facendo”, “Avrai”, “Mille giorni di te e di me”) in successione cronologia corretta, costruita sull'idea che un percorso si può fare non solo un passo dopo l'altro, ma anche - e meglio ancora – un passo più su dell'altro.
La meravigliosa costruzione verticale della musica.
Così, da piano e voce - come trent'anni fa a Sanremo - l'orchestrazione si sviluppa via via, aggiungendo suoni e frasi, a definire e illustrare un percorso della memoria.

Infine "Con voi" che - per la prima volta – eseguirò con tutta l'orchestra del Festival.
"Con voi" è il brano che dà titolo e significato al progetto discografico e spettacolare che sto sviluppando.

Salgo sul palco dell'Ariston per la seconda volta, a trent'anni dalla mia partecipazione dell’85, quando venni per ricevere il premio come autore di “Questo piccolo grande amore”, eletta - attraverso una votazione popolare - "Canzone del secolo".
In quell'occasione cantai e suonai dal vivo, in una manifestazione nella quale si usava solo il playback.
Fu una piccola rivoluzione.
L'anno dopo si ricominciò a cantare sulle basi registrate e quello dopo ancora venne reintrodotta l'orchestra dal vivo.

Questa volta, senza inseguire inutili exploit, torno per raccontare - in pochi minuti e attraverso l'unico mestiere che conosco - la mia straordinaria e fortunata esperienza personale e professionale.
Una strada lunga 50 anni, iniziata il giorno in cui partecipai – un po’ per caso e un po’ per gioco - al festival di S.Felice da Cantalice, Centocelle, Roma.
Il primo Santo, del resto, non si scorda mai.
Per Sanremo, mi auguro, soprattutto, che torni ad essere il centro della Musica.
Delle altre cose è già pieno tutto il resto dell'anno.
Perché la musica è cultura.

L'augurio è che la musica promuova quella “ricostruzione” ideale, culturale e morale, che deve essere punto di partenza verso una nuova stagione.

Una ricostruzione che non può essere un fatto individuale, ma un percorso da fare, appunto, “Con voi”, nel quale ognuno è chiamato a fare la propria parte, mettendo in gioco idee, valori, energie... in una parola: se stesso.

Perché di cultura si mangia. E, in ogni caso, ci si alimenta."

lunedì 10 febbraio 2014

INTERVISTA BAGLIONI 9 FEBBRAIO 2014

http://ilcentro.gelocal.it/pescara/cronaca/2014/02/09/news/baglioni-riparto-da-pescara-saremo-io-e-la-musica-1.8639000
PESCARA. «La musica sarà la padrona di casa, il vero effetto speciale». Parola di Claudio Baglioni che il 1° e il 2 marzo porterà al Pala Giovanni Paolo II di Pescara il suo “ConVoi tour”. La tournée partirà dall’Abruzzo, dopo la data zero di Rieti.
Baglioni si sarebbe dovuto esibire a Pescara lo scorso ottobre, ma la carovana del ConVoi tour restò ferma a causa della laringofaringite che costrinse l’artista a sospendere quella che aveva definito «una corsa a perdifiato dal Piemonte alla Sicilia». La tournée era stata concepita come una carovana in cammino, un tourbillon di dieci raduni-concerto in dieci spazi tutti diversi. Il tour sarebbe dovuto partire il 10 ottobre da Torino per concludersi il 19 ottobre a Enna, con un gran finale, il 23 ottobre, al parco di Centocelle di Roma. Baglioni presenterà al pubblico gli inediti di “ConVoi”, uniti al repertorio più significativo di oltre 40 anni di carriera. Un progetto “work in progress” che si è composto “strada facendo”, regalando al pubblico su iTunes i brani a cadenza ciclica.
Com’è nato ConVoi?
«Dal bisogno di rompere con certe regole e tornare libero di seguire ispirazione e creatività. Le nuove tecnologie hanno imposto un modo di ascoltare musica che riporta al centro i singoli brani, un po’ come accadeva agli inizi degli anni ’60, quando gli album di fatto erano delle raccolte di singoli. “ConVoi” è figlio di questo clima e l’album è stato un punto di arrivo e non di partenza: una raccolta di nuovi “singoli”. A mano a mano che realizzavo un pezzo, lo mettevo su iTunes perché avesse il tempo per farsi ascoltare e capire, e per restituire alle canzoni un’attenzione e una dignità che, in questo tempo dove tutto è superficie, rischiano di andare perdute».
“ConVoi” segna il ritorno a 10 anni da “Sono io l’uomo della storia accanto”. Quali le differenze più sostanziali?
«Le canzoni sono canzoni, anche se, in questo caso, ho cercato di andare al di là della loro forma tradizionale. Quello che cambia è il modo nel quale hanno preso forma e trovato posto una accanto all’altra. “ConVoi”, come suggerisce il nome stesso, è un progetto che è nato e si è sviluppato attraverso un dialogo innovativo tra me e chi mi segue sui social network. Un confronto stimolante e appassionato che ha riguardato tutto - scrittura, arrangiamenti, sonorità, temi, interpretazioni - e mi ha permesso di dar vita non semplicemente a nuove (nel senso di altre) canzoni, ma a canzoni davvero nuove.
Il tour partirà da Pescara: come sarà il concerto?
«Intenso. Se dovessi scegliere uno slogan con il quale accompagnare questo tour, direi “Tutta un’altra musica”, per sottolineare che lo spettacolo sarà, appunto, la musica. Sarà lei la padrona di casa, lo special guest e l’unico, vero, sorprendente effetto speciale. Per questo ho messo su un gruppo extralarge di ottimi polistrumentisti, proprio perché ho in mente un concerto come non se ne sentono più da anni, con la musica che, finalmente, si riprende il posto che le spetta al centro della scena, dentro di noi che la suoniamo e, mi auguro, anche nelle orecchie e nel cuore di chi verrà ad ascoltarci».
Quali sono le differenze rispetto a come era stato concepito il tour?
«Si tratta di due progetti completamente diversi. Il tour precedente si basava sull’idea di una carovana di pionieri che parte alla ricerca di nuove frontiere: “Convoi” diventava, per l’occasione, “Convoy”, che significa appunto convoglio, carovana. Mi affascinava l’idea di un viaggio lampo, che desse la scossa e ci facesse ritrovare la voglia di guardare di nuovo in faccia il futuro. Questo ConVoiLiveTour, invece, è un tour più tradizionale per quanto riguarda le location (i palasport), ma profondamente innovativo per quanto riguarda la proposta. L’idea è di riportare la musica al centro della scena, affidando a lei – e non a schermi, scenografie, luci, coreografie o altro – il compito di colpire, emozionare e trasmettere quelle sensazioni, quelle vibrazioni e quell’energia che solo la musica è in grado di trasmettere».
Ha partecipato al progetto “Artisti uniti per l’Abruzzo”. Cosa pensa della nostra regione?
«L’Abruzzo è una regione forte come le montagne che ospita e con un cuore grande come il mare che la bagna. Ogni volta che vengo, questa terra mi ricorda una lezione fondamentale, la stessa che ho ricevuto da mio padre: la lezione della dignità e dell’onestà. Due valori fondamentali, a bordo dei quali è possibile scalare qualunque montagna e navigare qualunque mare. E che, anche se a volte non ci sembra, sono gli unici valori in grado di condurci in vetta e in porto sani e salvi».
Claudio Baglioni sarà super ospite nel 64° del Festival di Sanremo, il 19 febbraio in diretta su Rai1. «Dopo Anima mia nel ’98», confessava nei giorni scorsi, «proposero a me e Fabio Fazio di condurre. Ora ci sarò una sola serata. E ho pensato a due interventi: uno antologico e uno più odierno, con arrangiamenti particolari. Poi con Fazio non si sa mai… A me piacerebbe fare quello che fece un grande del jazz come Lionel Hampton nel ‘68: suonò i ritornelli di tutti i brani col vibrafono, una specie di riassunto della competizione».

lunedì 27 gennaio 2014

INTERVISTA BAGLIONI DEL 27 GENNAIO 2014

http://www.gaetachannel.it/notizie/cultura/musica/2017-gaetachannel-it-claudio-baglioni-si-racconta-con-voi-il-suo-ultimo-lavoro.html
44 anni dopo la presentazione di Signora Lia, nella stessa sala dello stesso albergo dove tutto ebbe inizio c'è Claudio Baglioni che imbraccia la sua chitarra e sulle note dello stesso brano si racconta.

A distanza di dieci anni presenta un disco di inediti "Con Voi". Un progetto maturato e costruito in questi ultimi cinque mesi con la presentazione di inediti. "Mi trovo a parlare di un album che non è nato come tale ma come un progetto diverso, di brani composti e messi nel circuito digitale uno dopo l'altro seguendo un percorso che è stato una vera e propria sfida – spiega Baglioni. Devo ammettere che quando si vive una carriera lunga è inevitabile preparare il passo d'addio: dopo che avevo rielaborato "Questo piccolo grande amore"' avevo pensato di lasciare senza troppi piagnistei.

Pensavo che essere rimasto dieci anni senza un disco di inediti significasse che ero solo alla ricerca di un gran finale e di un nuovo lavoro. Ma poi mi sono reso conto che proprio negli ultimi anni avevo scritto tantissima musica sul pentagramma, appunti, spunti, frasi su fogli volanti o su tovaglioli di carta. E così, insieme a due o tre strettissimi collaboratori, ho cercato di combinare musica e parole, il diavolo e l'acqua santa".

Con Voi è un album complesso, pieno di citazioni e di autocitazioni, da Puccini al suo "Oltre", passando per "Lorenzo il Magnifico. "Quant'è bella giovinezza...". "Una volta scrivevo- continua Baglioni – canzoni che esprimevano il concetto che il futuro è il nostro tempo migliore, ora mi viene da pensare appunto che del doman non v'è certezza". Ultima traccia del disco è "Isole del sud" in cui si affronta il tema dell'eterno migrare dell'uomo. E su queste parole che Baglioni spiega di OScià. "Come cittadino sono molto scoraggiato. Anzi sono decisamente sfiduciato. Non credo che ci sia più una soluzione vera.

In questo caso il tempo è importante e le cose non possono essere risolte in ogni tempo. Una cosa del genere doveva avere un atteggiamento più importante da parte della politica e più approfondita da parte dell'opinione pubblica. Invece è stato affrontato malamente, con poca responsabilità, dalla politica italiana in particolare. E' inutile prendersela con l'Europa. Credo che sia un problema di convivenza e di identità. Non sappiamo fare niente perchè non sappiamo chi siamo. Non c'è una persona che abbia fatto veramente qualcosa – aggiunge.

Un fiume in piena Baglioni che parla del suo mestiere, talent show e musica. " Continuo a pensare che senza un'editoria forte non si può fare il mio mestiere. Discutere il diritto d'autore è un passo verso la barbarie". E conclude: "Premesso che siamo tutti in contraddizione perchè la maggior parte di noi cantanti va ospite nei talent, quello che non mi piace è la tendenza all'omologazione degli interpreti, la poca importanza che si dà alla composizione e il fatto che i concorrenti ruotino di anno in anno. Per quanto riguarda l'altra tv, ormai siamo diventati il popolo del medley, ammalati del passato e di reducismo. Il bello è che la colpa è anche mia perchè sono stato il primo con Fabio Fazio ad "Anima Mia" a riportare in tv questo tipo di nostalgia".

Carmen Guadalaxara

Segnaliamo le date del tour in Campania e Lazio: 4 e 5 Marzo Palamaggio Caserta - 8-19-20 Marzo Palalottomatica Roma

lunedì 9 dicembre 2013

STAMPA SU BAGLIONI A BARI IL 6 DICEMBRE 2013

http://www.tvzoom.it/index.php?option=com_content&view=article&id=9777:claudio-baglioni-i-talent-show-hanno-un-merito-fanno-capire-che-per-emergere-bisogna-lavorare-duro&catid=14&Itemid=18
È giunto il momento di tornare al concetto di "talento" come base per intraprendere un percorso artistico credibile», ha detto Claudio Baglioni, sul palco del Medimex, Salone dell'Innovazione musicale allestito a Bari, presentando il progetto discografico Con Voi.
«In questo senso, la sinergia con la televisione è efficace. I talent show hanno lati positivi. Danno l'idea giusta che, dietro al mestiere del cantante, ci sia dedizione, disciplina, perseveranza, una tecnica da acquisire e una valutazione oggettiva indispensabile per acquisirla. Altrimenti, diciamolo, i cantanti di successo, sembra quasi che abbiano beneficiato solo di una botta di culo».

La platea, in cui spiccano tante scolaresche, rumoreggia. Sarà perché nominare l'ingombrante opulenza del deretano in un discorso strappa sempre qualche risata, sarà perché Baglioni, negli anni, il mezzo tv ha saputo usarlo a compendio di una carriera ricca di traguardi. «Ci sono momenti in cui ti domandi come hai fatto ad arrivare così in alto. A me è capitato, verso la fine degli anni '80, di coltivare un desiderio di eclissarmi, di scrivere solo canzoni, diventando un'entità e rinunciando al rapporto epidermico col pubblico. Poi, a causa di un incidente, ho cambiato idea. La mia gratificazione maggiore sarà sempre incontrare il mio pubblico, nel video e nei live».

Senza il rapporto fisico, visivo e talvolta tattile, del resto, Baglioni non avrebbe potuto "immaginare tutto attraverso quella sua maglietta fina". E non sarebbero nate molte delle sue hit, «Create a volte quasi per caso, come Strada Facendo: mi trovavo nelle vicinanze di Londra e iniziai con un accordo di sol maggiore. Era come se le parole si srotolassero da sole».
E il rapporto fisico, un tempo, lo si aveva anche con i dischi, oggi soppiantati da Spotify e Youtube: «La musica è stato il primo social network. Incontravi per strada gente come te, con sotto al braccio una busta contenente un disco. E sentivi di appartenere a una comunità». Comunità che aveva fame di settenote: «Il desiderio di ascoltare musica dovrebbe essere come la fame, assecondato in risposta a un'urgenza, a un bisogno. Oggi, la musica è inserita ovunque. Il rischio è disperderne il valore».

E se un tempo si diceva che la musica avrebbe salvato il mondo, oggi il mondo è chiamato a salvare la musica. Un messaggio rivolto agli aspiranti alfieri dei talent show.
«Gli aspiranti artisti devono rendersi conto che fare il musicista è un mestiere in cui, come capita agli artigiani, devi lavorare duro. Ma, prima di tutto, devi comprendere se davvero ne hai le qualità. Diventare un cantante popolare ti pone in mezzo al mondo, è come se rispondessi a tanti committenti diversi, che formano il tuo pubblico».

http://www.sorrisi.com/2013/12/07/claudio-baglioni-il-sogno-della-musica-e-morto-viva-il-sogno/
Sorrisi.com quest’anno è presente alla terza edizione del Medimex, il salone dell’Innovazione Musicale di Bari dal6 all’8 dicembre 2013 alla Fiera Del Levante. Raccoglieremo alcune delle principali testimonianze dell’evento, tra incontri, premiazioni, show case e concerti.
Per la sezione Incontro D’autore, il 6 dicembre 2013 abbiamo incontrato Claudio Baglioni. Di fronte a un pubblico di migliaia di fan e curiosi (anche giovanissimi provenienti dalle scuole locali) ha raccontato parte della sua storia, anche la più recente. Una carriera viva e in continua evoluzione.
Il progetto «ConVoi» è diventato oggi un album, ma è nato come un cantiere aperto, un progetto discografico nato dalla pubblicazione di singoli, come abbiamo raccontato nell’articolo di Patrizia Guariento proprio sulle pagine di Sorrisi.com a fine ottobre. Non c’è occasione migliore per parlare con lui di carriera e di rinnovamento, nella musica e nel modo di proporla al pubblico.
«Nella vita si cerca tutta la vita il successo», racconta, «ma si teme che quel successo non sia più vivo, non sia più reale. La vera sfida con il pubblico, negli anni, è quella di non deludere. E di smettere di cercare ossessivamente di durare».
Il modo? Secondo Baglioni «Bisogna sorprendersi e mai imitare se stessi. Il mestiere del cantante ogni tanto produce qualcosa di buono, ma spesso devi rimettere in discussione tutto e il dubbio è la migliore compagna di vita per chiunque. Sarebbe bello avere un solo fan che finanzia tutto il tuo lavoro. Invece il pubblico è fatto di tante persone, tutte diverse. Il pubblico non si sceglie e non si gestisce».
«La musica», racconta, «è stato il primo social network. Perché ogni album era almeno per me ma anche per molti, qualcosa di estremamente prezioso. Oggi la musica per molti sembra un accessorio di poco valore, ma il bello è quando si riesce a trasformare quelle emozioni in qualcosa di religioso, vivendo la musica come una necessità. Una volta dicevamo che la musica avrebbe salvato il mondo, oggi che il mondo dovrà salvare la musica. Questo è un chiaro segno dei tempi».
Tornando al suo innovativo progetto discografico, dice: «È stato difficile, faticoso, ma sono contento. Non sapevo dove sarei andato, andare a un ritmo di due settimane per proporre i brani non è stato facile. Il pubblico si aspettava che potesse migliorare esponenzialmente la qualità dei miei pezzi, è il pubblico che in questo modo, voleva sempre qualcosa di migliore. Una sfida difficile ma stimolante, un modello che altri artisti potrebbero imitare».
Ecco, in conclusione, cosa si augura Claudio Baglioni per la musica italiana: «Spero che lo spazio dato alle recensioni e alla critica sia sempre maggiore. Speriamo che la musica non diventi gossip. Le stelle ci sono, bisogna solo dare loro una lucidata. Perché la musica non è solo intrattenimento. E in tempi bui come questo, nell’album “Con voi” dico, il sogno è morto viva il sogno».


Scritto da: Alessandro Alicandri

lunedì 18 novembre 2013

INTERVISTA BAGLIONI AL CORRIERE.IT

http://video.corriere.it/ho-pensato-ritirarmi/cc3aebaa-4df8-11e3-a50b-09fe1c737ba4

INTERVISTA BAGLIONI IL FATTO QUOTIDIANO DEL 18 NOVEMBRE 2013

Intervista di Claudio Baglioni a Il Fatto Quotidiano in edicola oggi, lunedì 18 novembre.
http://mentiinformatiche.com/2013/11/claudio-baglioni-e-un-artista-di-62-anni-con-una-carriera-di-45-un-disco-appena-uscito-e-un-tour-lungo-tutto-il-2014.html

di Silvia D’Onghia Una terrazza sul Cupolone. Stormi di storni. L’orizzonte di Roma è velato da un tramonto autunnale. C’è qualche nuvola in lontananza. “Quello che vedi oggi domani non sarà più. È per questo che, appena ho tempo, mi siedo qui. Non per fare la maglia o fumare la pipa come si addice a uno della mia età, ma per ammirare la bellezza. Peccato non si possa vivere di sola bellezza”. Claudio Baglioni è un signore di 62 anni, 18 album di inediti, 9 dal vivo, 8 antologici, 10 dischi d’oro e 4 di platino, 31 tour tra Italia e resto del mondo, centinaia di migliaia di persone radunate in 40 e passa anni di carriera. E pensare che alla Rca la davano per perdente… Il primo fu l’allora direttore artistico, Ettore Zeppegno. Lo scrisse a pennarello sulla lacca di un provino fatto nel 1967, che lui ascoltò nel ’68: “Tanto questo non farà mai niente”. Tre anni dopo, alla consegna del master di Questo piccolo grande amore, il direttore subentrato, Riccardo Michelini, bollò il singolo: “È una buona facciata B”. Lavorammo per sette giorni per cercare una canzone più efficace di quella. Ma non ci riuscì. Grazie al cielo. E invece, 45 anni dopo, è ancora qui. Il 22 ottobre ha presentato il suo ultimo disco di inediti, “Con Voi ”, che da maggio era stato pubblicato  canzone dopo canzone  su iTunes, e non passa giorno in cui non firmi autografi in ogni città. Se lo aspettava? No. Anche per la lettura delle vicende artistiche e professionali di altri miei colleghi. Sarà per una questione geometrica, ma c’è una curva nella storia di chiunque, un diagramma per il quale sai che, arrivati a un certo punto, la salita è impossibile e il mantenimento sulla stessa quota è molto difficile. Uno si abbandona a una dolce ridiscesa verso le pianure. Quindi questa attenzione è una fantastica sorpresa. Immaginando il titolo di questo album, un po’ autoriferito e vagamente ruffiano, mi ero detto: se arriverò al completamento, vorrei confrontarmi con i destinatari di questo lavoro. Il bagno di folla è rigenerante, ma io vorrei riconoscere a queste persone la loro scelta, il loro sacrificio, il loro affetto. Ed è una reazione per me inconsueta: al tempo di “Oltre” (1990) io scappai, non avevo più la voglia di esserci. Sono le situazioni in cui pensi che quello che conta è solo quello che hai fatto, che qualsiasi cosa tu aggiunga rischia di diventare una banalizzazione. Anche perchè, in fondo, lei è un timido… Prima di diventare quello che sono, ero quello che non veniva mai notato. Da ragazzo, alle feste, se anche mi avessero messo accanto una freccia luminosa con la scritta ‘Claudio è qui’, non mi si sarebbe filato nessuno.
Faccio un mestiere per il quale non sono geneticamente predisposto. Però ora sento il dovere di rappresentare quello che ho fatto. E allora, pur amando la penombra, esco un po’ di più allo scoperto. La sua biografia è piena di numeri primi: suo il primo concerto ad essere trasmesso in diretta tv, è stato il primo artista italiano a fare un tour negli stadi e il primo a fare il remake di un proprio disco, oggi il primo a pubblicare un intero album su iTunes. La fa sentire solo, essere un numero primo? È straordinario, perché vuol dire che sei vivente, vivace, hai un che d’irrequieto dentro. Ma è una propria regola di ingaggio, ti senti investito della sindrome da primogenitura. Se una volta ti riesce di tirare fuori dal cilindro un coniglio, poi devi tirare fuori una mucca e poi un elefante, e però il cilindro è sempre quello. E poi a citare i propri precedenti, si finisce per fare la figura del reduce e dell’“ai tempi miei”. La vertigine è affacciarsi sulla contemporaneità. A differenza di “Oltre”, che era un progetto finito, “Con Voi ” è un “convoglio”, traduzione dell’inglese “convoy”. Non può più scappare. Si è inchiodato da solo? Sto usando dei pretesti per mettermi ancora in cammino. La musica stessa fu un pretesto quando cominciai: avevo 15 anni, vivevo in periferia, avevo gli occhiali spessi, le bolle sulla pelle, dovevo trovare un sistema di affermazione per non fare tappezzeria sulla superficie del mondo. Per un artista vale la stessa cosa: devi trovare per continuare a lavorare, e non perché uno non abbia più alcuna ispirazione. Ma un motivo sì. I Beatles quantificavano i loro pezzi: “Con questa strofa ci facciamo la piscina, con il ritornello il campo da tennis… ”. Il mestiere intellettuale è una frode: non vedi mai quanto hai fatto. Alcuni pretesti sono piccoli sogni infantili. La carovana stessa è un sogno: prendere la strada e non avere una destinazione certa. Questo non è un incantamento nei confronti del pubblico, sono io che lancio lo sguardo sempre un po’ più lontano, per darmi un traguardo. In “Co n Vo i ” c’è tanto passato, tanto presente e tanto futuro. Come stanno insieme? Questo è uno dei miei album più concettuali, nonostante ne abbia scritto un pezzo alla volta. Stanno insieme sull’oggi, e l’oggi è già un tempo largo. Anche lo stesso concetto di ricordo è attualizzato su quello che sta accadendo. Per poter descrivere un’emozione, un salto di voce, bisogna muoversi molto indietro e avere l’illusione di andare avanti. Però al futuro comincio a essere disinteressato: sarà per l’età, sarà che forse ci abbiamo pensato tutta la vita, ma è talmente inesistente… Ho rimandato, per tanti anni, questo album (arrivato dieci anni dopo “Sono io, l’uomo della storia accanto”, ndr) per togliermi alcune voglie da interprete puro e per riscrivere e ricomporre parti importanti della carriera. Un canto di sirene al quale non ho saputo resistere. Il futuro è un’arma di distrazione di massa, con cui qualsiasi ciarlatano vince, da colui che ti legge le carte a colui che ti arruola per un progetto. Tutti continuano a parlare di futuro ed è la fottitura più alta. L’unico valore che abbia senso è il presente.
Che è anche, giocando con le parole, il solo dono che ci è dato. Restiamo nel passato. Claudio Baglioni ha rimpianti e rimorsi? Il rimpianto è di essermi preso, talvolta, un po’ troppo sul serio. E aver preso troppo sul serio la caccia al capolavoro: il che significa entrare in una forma ossessiva di se stessi e in un credersi superiore rispetto alle proprie forze. I rimorsi sono quelli di tutte le persone pubbliche. Pavese scriveva nel suo diario del suo essere scrittore: “È inutile che cerchi un’anima gemella quando stai cercando un pubblico”. Il rimorso è per gli affetti più vicini, mai abbastanza curati, accarezzati. Francesco De Gregori ricorda due vostre avventure: una suonata per strada, senza essere riconosciuti, e un appuntamento cinematografico. La prima è nota, ma il secondo? Andammo a pranzo insieme, poi io mi ricordai che c’era un appuntamento con un produttore e gli chiesi di venire con me. Cazzeggiammo tutto il tempo e lo prendemmo in giro con battute scadenti. Si rivolse a me: “Lei lègge?”. “No, io architettura”. E Francesco che insisteva per avere una parte da chitarrista. Invece qualche anno prima io e Battisti avremmo dovuto fare un noir tipo “Romanzo criminale”, due malviventi di periferia, lui moriva e io facevo l’ultimo commovente discorso prima della fine. Una volta mi proposero addirittura un iperbolico film di fantascienza con molto sesso dentro. Adesso lo farebbe un film? Io guardo il cinema con stupore e ho un’invidia micidiale per gli attori, ma sarei un incapace. Dovrei scegliere un genere in cui si recita sempre di spalle e non si dice niente. Alcuni anni fa avevo scritto un soggetto, “Sotto silenzio”: un film muto. Ma non potrei mai fare l’attore anche per un problema di disciplina: ti svegli all’alba, stai 15 ore truccato per dire una fondamentale mezza battuta in mezzo a mille persone con cineprese, microfoni… È un capolavoro di paradossi. Negli anni Settanta la accusavano di non essere un cantautore impegnato. Questo la feriva? Mica mi faceva piacere. Oggi, a 62 anni, se ti dicono che non sei reclutabile in nessuna parrocchia e che sei indipendente, ti senti un figo pazzesco. Ma se te lo dicono a 18 anni, quando hai bisogno del branco, è una cosa che ti fa soffrire. Ho anche provato, sbagliando, a scimmiottare qua e là. Poi nel tempo uno rivaluta. Erano anni di stampelle e barricate ideologiche. Però meglio quelli che la melma di oggi. Ecco, parliamo della situazione politica. Assomiglia a quando un personaggio pubblico non produce nulla se non autoreferenzialità. La situazione è sotto gli occhi di tutti, anni di fermo e di deperimento delle energie, delle capacità. La classe politica dovrebbe dimettersi tutta. I partiti e gli esponenti della classe dirigente rappresentano solo loro stessi. Io come cittadino non intendo più andare a votare con questa legge elettorale e l’odierna configurazione dei partiti. Sono stufo, poco logico, amareggiato e vedo che tanta gente è così. Anche se nessuno di noi può chiamarsi fuori: siamo tutti complici del disinteresse. Si tira a campare e si fatica ad individuare una reale novità nello scenario generale. Neanche Grillo? Se Berlusconi non è mai stato un vero politico, non lo è neanche Grillo. Come per tutti i mestieri, anche per la politica ci vuole un percorso, una formazione. E le intemerate e i “vaf – fanculo” potrebberero non servire se non sono preambolo di proposte e visioni. In ogni caso la personalizzazione in un solo leader o in pochi funzionari di partito non tiene più. La classe politica è lo specchio dei cittadini? Vorrei tanto pensare che sia peggiore, ma temo che non sia così. Altrimenti la soluzione sarebbe semplice: li cambiamo e basta. E ci siamo illusi già ai tempi di Mani Pulite. Un altro dei fallimenti della politica è la gestione dell’immigra – zione, la cosiddetta emergenza, parola che lei odia. Non è mai stato fatto nulla di significativo. L’opinione pubblica è stata disinformata, sono 25 anni che questa storia dura. Poi ci sono i morti, l’impatto emotivo, le passerelle. La tragedia, dopo la morte di tante persone, è la morte della nostra partecipazione. E la politica è ignobile, quando ha la faccia di culo di promettere rimedi. Sarebbe più corretto dire: ho altro a cui provvedere o addirittura non me ne frega niente. Stiamo facendo un’intervista molto ottimista, ne esce un futuro roseo… (ride) Quando uno diventa grande si sente sempre meno ottimista. Io non sono mai ‘partito’ con un ‘partito’ preso, da ragazzino nei cortei rischiavo insulti e botte sia da sinistra che Facciamo calare i tedeschi? Io mi farei amministrare volentieri dal più onesto e illuminato, che mi frega se è italiano, svedese o tedesco. Certo, vorrei avere la possibilità di eleggerlo, ma tanto non posso eleggere manco questi. Cambiamo argomento. Qual è il suo rapporto con la tv? La tv ha avuto meriti straordinari: ha accomunato le popolazioni italiche in una stessa lingua, le ha alfabetizzate. È ancora il mezzo e il teatro più grande. Ma ha un problema serio: deve trasmettere continuamente. Non può scegliere la qualità perché deve riempire gli spazi. Le faccio un esempio. Noi artisti non televisivi in tv diamo il peggio, perché andiamo a fare i piazzisti, a vendere il “prodotto”. Un tempo in televisione provavamo giorni prima della messa in onda. Oggi arrivi all’ultimo istante, spesso chi ti intervista non è neanche tanto informato, l’esibizione è raffazzonata. Così butti via le cose. Ma lei la guarda? Voglio smettere di seguire gli approfondimenti. Per anni ho creduto che i talk show fossero contenitori di crescita e invece non lo sono affatto o non più. Va in onda una compagnia di giro: ci sono giornalisti che stanno in 5 trasmissioni a raccontare quel che già sappiamo tutti, sedicenti politici che non ho capito dove trovino il tempo per svolgere il loro servizio che fanno il tour dei programmi. Molta tv esiste per questo: per il niente. Torniamo a lei. Prima di “O l t re” c’erano stati i fischi al concerto di Amnesty International a Torino, un brutto incidente d’auto e la separazione dalla sua prima moglie, Paola Massari. La musica nasce dal dolore? Raschiare il fondo fa riacchiappare le suggestioni più intense. Io quest’anno ho avuto un’assenza grande. Ci sono due date decisive nella vita di una persona: la propria nascita e la morte della madre. Questo evento crea una rielaborazione dell’esisten – za, è come tornare in un ambiente che avevi chiuso a chiave, sul quale avevi messo panni e coperte e si era poggiata sopra la polvere. Qualcosa ti deve graffiare perché tu possa riguardare alcune storie e metterne in discussione altre. Per questo il dolore non finisce mai. È un esattore della vita. Sempre a proposito di ottimismo… L’unico ottimismo reale è fare un passetto indietro. Tutti possiamo essere ottimisti se ci giriamo indietro. Il guaio è guardare ossessivamente l’orizzonte e voler essere ottimisti a tutti i costi. Perché l’orizzonte è truffaldino e si muove come ti muovi tu, non lo raggiungi mai. A marzo parte il tour “Co n Vo i ”, che recupera anche le date saltate a ottobre, a Natale torna “Dieci Dita”, il concerto solistico in cui il pubblico siede sul palco. Quando finirà la carovana? “Dieci Dita” era pensato già tre anni fa come preambolo per una costruzione di un concerto dal vivo “in progress”. Quest’anno diventa il primo step della carovana. L’esperienza logistica del “vicino a tutti” continuerà da marzo nei palasport, dove stiamo studiando un sistema audio capillare e innovativo. Sarà uno show multidisciplinare, con performance sorprendenti. Nell’ul – timo pezzo d’estate il convoglio riparte. La conclusione di tutto sarà fine 2014. Un anno e mezzo di musica nuova, di eventi e storie in divenire. Finirà davvero? Potremo dirlo solo dopo aver visto l’effetto che fa. E se dovesse finire, l’importante è non saperlo la sera prima ma, semmai, accorgersene il giorno dopo.

domenica 17 novembre 2013

RIETI LA DATA ZERO DEL CONVOITOUR 2014 DI CLAUDIO BAGLIONI il 27 FEBBRAIO 2014

 http://www.ilmessaggero.it/RIETI/rieti_claudio_baglioni_tour_palasojourner/notizie/358479.shtml
RIETI - Prima i Pooh, ora Claudio Baglioni. Dopo il concerto evento di questa estate, svltosi a Ciitaducale, Rieti ospiterà il cantautore romano. Dopo sette anni dagli ultimi concerti nel capoluogo reatino, Claudio Baglioni tornerà a in città il prssimo 27 febbraio.

Come nel 2006, la cornice dell’esibizione dell’artista 62enne, sarà sempre il PalaSojourner. Il palazzetto reatino è pronto ad accogliere il cantautore romano per il suo tour intitolato “Con Voi”, dello stesso nome dell’album di inediti uscito lo scorso 22 ottobre, in vendita in tutti i negozi di dischi e nei digital store.

Rieti sarà la data zero del tour di Baglioni, che toccherà tante altre città italiane tra febbraio e maggio.