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venerdì 25 ottobre 2019

intervista Baglioni del 25 ottobre 2019 al corriere della sera

intervista Baglioni del 25 ottobre 2019 al corriere della sera
https://newslandia.it/go/E1gx
 https://newslandia.it/go/u5bq8a

mercoledì 21 novembre 2018

INTERVISTE A CLAUDIO BAGLIONI NOVEMBRE 2018

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LA STAMPA DEL 21 NOVEMBRE CLIKKATE QUI
BRESCIA OGGI CLIKKATE QUI
CORRIERE DELLA SERA 20 NOVEMBRE 2018 CLIKKATE QUI
IL GAZZETTINO 16 NOVEMBRE 2018 CLIKKATE QUI

TV SORRISI E CANZONI DEL 13 NOVEMBRE 2018 CLIKKATE QUI


RESTO DEL CARLINO 13 NOVEMBRE 2018 

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giovedì 25 ottobre 2018

INTERVISTA BAGLIONI CORRIERE DELLA SERA E IL GIORNO 25 OTTOBRE 2018

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venerdì 15 maggio 2015

I DVD LIVE DI BAGLIONI DAL 21 MAGGIO 2015 IN EDICOLA

Si può leggere la news su http://adf.ly/1HEawU
questi sono i dvd che usciranno (Le uscite saranno ogni giovedì dal 21 maggio al 27 agosto. 10,99 euro cadauna con il corriere della sera e Gazzetta dello sport)

1) Da me a te
2) Tour Rosso
3) Tour Blu
4) InCanto
5) Oltre una bellissima notte
6) Tutto in un abbraccio
7) Tour Giallo Elettrico
8) Crescendo
9) Notte di Note
10) Cercando
11) One World Tour
12) Acustico Sogno di una notte di note
13) Tutti qui
14) Alè-oò
15) Quelli degli altri

SPOT CLAUDIO BAGLIONI LIVE STORY DVD
http://adf.ly/1HZMMO

venerdì 14 novembre 2014

INTERVISTA BAGLIONI AL CORRIERE DELLA SERA 14 NOVEMBRE 2014

http://www.corriere.it/cultura/14_novembre_14/claudio-baglioni-8b5bfb10-6bc5-11e4-ab58-281778515f3d.shtml
Il successo è meraviglioso, certo. Ma anche inutile. A meno di non sfruttarlo per realizzare i nostri sogni «perduti». Come riprendere quegli studi in architettura abbandonati tanti anni fa (con quindici esami già passati) e laurearsi con una tesi sul restauro e la riqualificazione urbana del Gasometro di Roma. L’architetto Claudio Baglioni, dall’alto dei suoi (oltre) 20 milioni di dischi venduti, si entusiasma ancora ricordando quel suo ritorno sui banchi dell’Università: «Mi avevano invitato a Valle Giulia a tenere una lectio magistralis , un altro dei vantaggi del successo e della celebrità, si è chiamati a parlare anche se magari non si bene cosa dire, facendo un po’ la figura che faceva Marilyn Monroe quando andava tra i soldati in Corea... Alla fine il rettore mi ha chiesto: perché non si laurea? Ci ho provato. Alle prime lezioni avevo una paura incredibile, mi nascondevo con gli occhiali scuri, anche due paia me ne portavo dietro». L’esame più difficile? «Scienza delle costruzioni, un classico. Nella commissione c’era un ingegnere, l’ho un po’ adulato dicendo che senza i calcoli degli ingegneri non potremmo fare nessuna architettura, lui mi ha risposto parlandomi di certi gruppi musicali dell’underground inglese che nemmeno conoscevo». E che quella di Baglioni per l’architettura (i suoi progettisti preferiti? Wright e Le Corbusier) non sia comunque un’infatuazione passeggera lo dimostra un’immediata precisazione: «Ho fatto anche l’esame di Stato, con un progetto per la città multietnica, con gli edifici colorati in modo diverso a seconda della loro destinazione».
Fare l’intellettuale
Quando aveva diciassette anni, Baglioni amava i racconti di Poe, l’esistenzialismo, i lupetti alla Juliette Greco: «A Centocelle o si diventava delinquenti o intellettuali, io avevo scelto la seconda possibilità, l’avevo fatto così bene che mi chiamavano Agonia mentre i miei coetanei erano il Mastino, il Volpe e un apprendista idraulico soprannominato il Galleggiante». Oggi, a sessantatré anni compiuti, nonostante continui ancora a vestirsi di nero (un nero più minimalista che gotico) ha scoperto il gusto del divertimento e del «cazzeggio», perché «anche se la vita non è un gioco, giocare mi piace, mi fa sentire vivo. Anche se qualche volta mi accorgo che alle sei del pomeriggio sto già pensando alla minestrina della cena e questo è segno che la vecchiaia ormai avanza». Sognando di comporre una messa, Baglioni trascorre il tempo lasciato libero dai concerti nuotando («Mi sento un uomo pesce») e soprattutto guardando in tv i programmi d’informazione: «Mi piace tenermi aggiornato, ma l’approfondimento in tv è una depressione continua, con tutti che si parlano addosso. Meglio, molto meglio guardare i documentari sulla natura come faceva mio padre». Lo stesso padre che lo voleva boxeur e che, mentre sentiva la voce e pensava di farsi prete e già faceva il catechista, lo portava a vedere gli incontri di pugilato «mettendogli però le mani sulle orecchie per non fargli sentire quello che dicevano ai margini del ring». E forse proprio in virtù di questo suo passato da quasi-boxeur Baglioni assicura di non voler finire «la carriera come un pugile suonato, cantando fino all’ultimo». E sogna, magari, «di rinchiudermi un giorno in un convento». La televisione? «Oramai celebra la mediocrità e la non-professionalità. È come il videocitofono».

Anarco-mammoni
Credente ma poco praticante, così si definisce oggi Baglioni: «Mi ero allontanato dalla religione quando un sacerdote sgridò mia madre perché eravamo entrati in chiesa passando dalla sacrestia. E anche i riti della settimana santa, così affascinanti ma anche così tragici, hanno finito per raffreddare il mio impeto. La Chiesa ha bisogno invece di alleggerirsi, di infondere entusiasmo. Proprio come sta facendo papa Francesco con la sua empatia capace di anticipare la sensibilità delle persone». Le capita ancora di pregare? «Da solo, con parole mie, quando ne sento il bisogno o quando un mio caro amico sta male». Le guerre la spaventano? «Mi preoccupano certo, ma penso che la cosa più grave è questa maledizione del presente, come la chiamo io, che fa crescere i nostri giovani con la paura del futuro». Baglioni è stato tra i primi artisti che ha parlato di immigrazione. Qualcosa è cambiato? «Purtroppo sembriamo incapaci di trovare una soluzione. È come se questo dramma sia stato metabolizzato. D’altra parte è uno dei vizi degli italiani: hanno sempre bisogno di qualcuno che ri-solva i loro problemi. Sono, insomma, degli anarco-mammoni». C’è persino un modello cinematografico che descrive questo modo d’essere: «La commedia all’italiana, per quanto fantastica, ha finito per celebrare gli eroi viscidi e mascalzoni interpretati da Sordi. Io preferisco i film di Germi o di Nazzari, dove non c’era mai il compiacimento della furbizia».

Informatissimi ignoranti
Anche Baglioni frequenta i social network, ma forse più di altri artisti sembra essere molto critico verso i nuovi media: «Sono una grande illusione, ti fanno sentire importantissimo anche se non lo sei. E ci hanno trasformato in una tribù di informatissimi ignoranti. Meglio invece i matti, gli scienziati, i visionari e i taciturni, perché io stesso posso immaginare il loro mondo, così come al ristorante mi piace inventare la storia delle persone del tavolo accanto». Anche Baglioni fanatico del selfie? «No. Meglio il caro vecchio autografo con dedica o la fotografia. Oggi, invece, alla stazione o all’aeroporto siamo prede dei cacciatori di selfie che si avvicinano, scattano e scappano via senza dirti una parola». Perché quello che conta per Baglioni è trovare un contatto «vero» con la gente e con il mondo, nonostante i possibili rischi: «Una volta Elio delle Storie Tese mi ha invitato a una serata per esordienti in un teatro in Toscana. In sala c’era l’applausometro, io ho cantato “in incognito” Strada facendo e ho perso con una coppia di illustri sconosciuti... Sapessi quanto mi sono divertito!».

mercoledì 30 aprile 2014

INTERVISTA BAGLIONI CORRIERE DELLA SERA VIVIMILANO DEL 30 APRILE 2014

http://vivimilano.corriere.it/concerti/faccia-faccia-claudio-baglioni_223144211058.shtml
Descrizione: ”Faccia a Faccia” esclusivo con Baglioni, riservato ai lettori che si saranno prenotati con il coupon pubblicato su ViviMilano in edicola il 30 aprile.

Un disco e due tour. In pochi mesi Claudio Baglioni, classe 1951, ha pubblicato il nuovo album «ConVoi» e si è messo on the road per due serie di concerti: il recital teatrale «DieciDita», un progetto che lo vede da solo sul palco, e il «ConVoiLive», il tour nei palazzetti che si chiude proprio a Milano, al Forum il 6 e il 7 maggio. Alla vigilia, lunedì 5, i lettori di «ViviMilano» hanno l’opportunità di incontrare Baglioni dal vivo, in esclusiva, in un «Faccia a faccia» nella Sala Buzzati del Corriere della Sera.
Per fortuna che pochi mesi fa avevi detto di aver pensato a uno stop definitivo per la tua carriera…
«Ci avevo pensato seriamente. Mi sembrava che tante cose fossero compiute e che andare avanti sarebbe stato in un certo senso una forma di accanimento terapeutico. Poi ci sono delle gratificazioni, come quelle che arrivano da questo “giro”, di cui non puoi non tenere conto e che ti fanno dire che vale la pena andare avanti».
Sottotitolo del tour: «Tutta un’altra musica». Che volevi dire?
«Che la musica torna al centro della scena. E infatti con me sul palco ci sono 13 polistrumentisti (2 batterie, 2 chitarre, basso, 3 tastiere, 5 vocalist ndr). Il finale di molti brani è legato all’intro di quello successivo come in un convoglio. Tutto è suonato dal vivo e molte canzoni sono presentate in modi diversi. Ci divertiamo noi per primi sul palco… Del resto in inglese, francese e tedesco, si usa la stessa parola per i temini suonare e giocare: play, jouer, spielen. Insomma, sentivo l’esigenza di novità: non solo un cambiare tanto per cambiare».
La scenografia evoca un cantiere in evoluzione e in un paio di momenti vi mettete pure il caschetto da muratore…
«Sono tornato nei palazzetti e nelle arene indoor dopo 8 anni. All’inizio ero perplesso non solo perché in quegli spazi il suono è difficile da gestire, ma perché fare un popshow o un rockshow mi sembrava ormai un qualcosa fuori dai tempi. Così ci è venuta l’idea di non avere un palco ma di farlo immaginare al pubblico. Poi c’è anche un legame con la musica che in fondo è un architettura senza edificio e di quel mondo usa anche la terminologia. E infine c’è un richiamo alla situazione del nostro Paese chiamato a scrollarsi la polvere di dosso. Un cantiere evoca qualcosa che deve salire».
Tre ore di concerto. Ci sarà tutto?
«Sarà un concerto antologico, ci sono i passaggi più riconosciuti dal pubblico ma anche sei brani dell’ultimo lavoro e delle canzoni che definirei meno convenzionali. L’intenzione è quella di attraversare la mia carriera: 45 anni se consideriamo il mio primo disco, 50 anni se partiamo dalla prima esibizione pubblica a un concorso per voci nuove a Centocelle nel 1964».
Ricordi di allora, di quella prima volta?
«Andai con un amico che cercavo di emulare. Era la festa del patrono, san Felice da Cantalice. C’è la parola canta… “nomen omen”… Da quel momento mio padre cominciò a crederci».
Tre ore sul palco (e 33 canzoni): come ti prepari fisicamente?
«Sul palco mi muovo molto: siamo quasi al confine con il recital, il musical o la rappresentazione teatrale, anche se parlo pochissimo. Nell’85, per la riapertura dello stadio Flaminio a Roma, feci un esperimento con l’Istituto di Medicina dello sport. Durante il concerto ero sotto controllo medico: nascosti dagli abiti avevo gli elettrodi per l’elettrocardiogramma e ogni 4-5 pezzi andavo dietro le quinte per soffiare in uno spirometro. Venne fuori che lo sforzo fisico per affrontare un concerto era paragonabile a quello di una mezza maratona. Quindi ci vuole una buona preparazione fisica. Col tempo poi si impara anche a mettere le canzoni in scaletta in un certo ordine, ma alla fine ho scoperto che l’adrenalina fa miracoli e ti inonda anche quando non sei in perfetta forma».
Poche parole in concerto, ma all’incontro coi lettori sarà il contrario: nudo, senza la musica a proteggerti…
«Mi fa piacere. Non vorrei che a un certo punto della mia vita la musica diventasse un cappotto. Questi incontri sono interessanti perché parli di musica, ma musica vista come quel legante che ti mette assieme ad altre persone. Il successo spesso viene misurato in termini di popolarità e con i numeri e i soldi… Ma da un certo punto in poi, eliminati gli aspetti del divismo, il successo è anche un segnale del motivo per cui vivi nel mondo e ti rapporti agli altri».
Cosa c’è dopo questo tour?
«Lo spettacolo di Milano dovrebbe essere l’ultima data ma proprio in questi giorni stiamo decidendo se ripartire ancora per questa che è un’avventura in divenire. Sto valutando l’incastro con i tempi e le scadenze di altri progetti. Sono in tour con una chitarra da viaggio e una chitarra silente, così posso suonare e lavorare anche di notte in albergo senza disturbare nessuno. Da qualche anno scrivo così in movimento. Sono tornato a quando ero studente, che giravo senza sosta attorno alla scrivania>.
Ci sono già nuove canzoni, quindi?
«In questi ultimi 4-5 anni ho preso tanti appunti, sia musicali sia letterari. Quindi sono andato a rivisitare questo grande magazzino di carta. Ho scritto tutto su un librone ufficiale con le pagine stampate col pentagramma e su foglietti volanti. Non avevo registrato nulla per non farmi influenzare dal fatto che una volta canti meglio di un’altra

CLAUDIO BAGLIONI: OSPITE DEL CORRIERE DELLA SERA IL 5 MAGGIO 2014

lunedì 5 maggio alle ore 18.00 Claudio Baglioni sarà ospite del Corriere della Sera presso la Sala Buzzati di Milano. L'incontro sarà in diretta streaming sul sito www.corriere.it




mercoledì 13 novembre 2013