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lunedì 9 settembre 2013

INTERVISTA A PAOLA MASSARI DI GIANLUCA IOVINE

 http://www.eatsport.net/2013/social-cafe-intervista-paola-massari/?fb_action_ids=10201900360618737&fb_action_types=og.likes&fb_source=aggregation&fb_aggregation_id=288381481237582

PAOLA MASSARI, LE DOLOMITI SUL MARE PERSO.

Paola Massari è, come una sua foto, il lato oscuro e potente della luna, quello che meglio cela sorrisi e lacrime. Una ragazza che da sempre risale la corrente, grata di fatica, solo per salvare attimi di verità, senza conoscere rese ne’ rimedi. Ha pensieri affilati e sensibili e tanta vita amata comunque, senza lusso, nella ricerca di senso, o nella distrazione di un sorriso, fatto più per gli altri che per sé. E dieci domande per comprendere cosa dovevano essere in un tempo dimenticato, le Dolomiti bagnate dal mare.
Il libro Per Amore per nostalgia per sempre e una collaborazione nata in famiglia. Cosa provi ascoltando tuo figlio Giovanni suonare la chitarra?
La musica è metà del mio linguaggio. Poter comunicare musicalmente è per me naturale ed essenziale. Giovanni ha ereditato da entrambi i suoi genitori la musicalità, così anche per lui è, questo, un linguaggio spontaneo. E necessario. Ascoltarlo mi provoca piacere. Compiacimento. So quanto la musica sia bagaglio fondamentale per la vita di ognuno. Poterla suonare, oltre che fruirne, è un valore aggiunto da portarsi dietro ovunque. Da tirare fuori in qualunque momento. Da condividere. Da godere. Per questo suggerisco ad ogni genitore di cercare di far affiorare la musicalità, qualora sia presente, nei bambini, e cercare di portarli a coltivare questa passione. Questo linguaggio universale ed infinito.
L’invenzione del naso e altre storie”. Pàrlamene.
“L’invenzione del naso”, così come racconto nella prefazione del libro, nasce fortuitamente, quando per caso vennero alla luce dei vecchi fax, frutto di uno scambio di corrispondenza fra mio figlio Giovanni e suo padre, Claudio Baglioni. Giovanni aveva allora undici anni, e il papà era in ritiro sull’Argentario, a comporre musica. Acquistai un fax perché potessero comunicare, giacché il telefono, si sa, non favorisce molto gli scambi, soprattutto fra bambini e genitori. Il fax avrebbe permesso di prendere ad ognuno i propri tempi e i propri spazi. Di fatto, e per fato, fu un’intuizione felice, che fruttò gustosissime conversazioni, che ovviamente ho mantenuto private, ed anche dei racconti deliziosi e divertenti, che a distanza di tempo, mi sembrò bello poter diffondere e condividere con tutti. Con lo scopo di fissare nel tempo quei momenti. Far godere di quelle prodigiose creazioni anche altre persone, adulti e bambini. Testimoniare della ricchezza di una persona come Claudio, e dei risvolti ignoti della sua poliedricità. Far affiorare il suo umorismo delicato e graffiante al tempo stesso. Ed anche per condividere con chi lo ama aspetti della vita scevri da qualunque forma di voyeurismo, ma ricchi di valori ignoti e rivelati attraverso un’opera dell’ingegno. Sono stata e sono estremamente orgogliosa di questa iniziativa. Di fatto affiancabile di diritto ad ogni altra creazione di un artista forse neanche tanto conosciuto nell’intera ricchezza delle sue risorse. 
“Il vento Matteo ” e le atmosfere del tuo primo disco, tra la vecchia casa di Agordo e i libri di Buzzati. Per cosa potresti tornare a cantare?
Il Vento Matteo è il risultato di tante convergenze. La mia natura musicale. Il tanto tempo condiviso con un artista. Un grande artista. Il bisogno, la necessità, non più procrastinabili, di raccontare e fermare per sempre storie solo mie. Cantate. Cosa potrebbe farmi tornare a cantare? Ho alcune cose, secondo me anche di qualità, rimaste in silenzio. A volte si risveglia la voglia. Poi torna a tacere. Il mio primo lavoro si è scritto da solo. Mi ha cercata e trascinata con lui senza che potessi a lui oppormi. Ecco. Mi piacerebbe essere nuovamente catturata da quel vento creativo e incontrastabile. Non sono un’autrice di professione. E sono poco costante. Penso però che le canzoni che ho messo da parte, abbiano dignità per essere proposte. Forse ci sono vicina.
So che sei legata in modo particolare a una tua canzone: Nuvole di trent’anni fa.
“Nuvole di trent’anni fa” è la sintesi della felicità. Quella pura, dell’infanzia inconsapevole. La sola felicità possibile. Ognuno la incarna nei propri luoghi, ricordi, frammenti di fotografie scolpite nella memoria emotiva. Per me sono state le montagne e il forziere dei loro tesori. La frescura di un bosco ombroso. La brezza di un tramonto che scalda le rocce d’arancio e infinito. Il profumo verde di un pomodoro maturo mangiato come una pesca. Una pannocchia rubata in un campo biondo. Il brontolio di tuoni rabbiosi, voci di temporali lontani e salvifici. La rugiada scintillante che inonda i prati freschi del primo mattino. Alberi da scalare. Vita da mordere. Voci anziane che insegnavano il mondo. Sogni da cullare sotto cieli bianchi di milioni di stelle… La mia scintilla vitale è scoccata sotto quel cielo che acceca d’azzurro. E lì torna a trovare la sua origine e il suo senso.
Conservi le cose perché porta a qualcosa di buono o perché non riesci a buttarle?
Conservo le cose perché sono irragionevolmente malata di nostalgie. Collezionista di tormenti.
Lo sport nella tua vita da atleta e tifosa. Hai una squadra del cuore?
Sono geneticamente romanista. Può bastare? Atleticamente sorvolerei. Tutto ciò che assomiglia ad un movimento, lo devo al mio personal trainer: il mio bassotto.
Hai vissuto in segreto un amore e la sua fine. Un dono, una tortura?
L’amore è sempre dono. È un sogno mai arreso. Un’ostinata tenera, eroica battaglia. Il miraggio dell’assoluto. Dell’esclusività. Il privilegio della fedeltà. Una sciocca sconfitta. Una speranza insopprimibile. Il mestiere dell’attesa e del cambiamento. Seppure delude, aggiunge stratificazioni alla propria interiorità. Egoisticamente, nella peggiore delle ipotesi, è una palestra di arti varie. E di affettività. E poi ci sono amori che cambiano, ma non finiscono mai.
Hai detto: ”…io non lo sapevo che il futuro poi si porta tutto via…” E allora che si fa per vincere il buio degli anni difficili?
“Il futuro poi si porta tutto via” è un’affermazione prettamente improntata ad una visione infantile, ingenua, inconsapevole. Quando non si è capaci di trattenere gli attimi di felicità e spensieratezza, perché si ha solo il concetto dell’eterno, del “persempre”. Poi si guarda indietro, con nostalgia, ai tempi di Paperino. Gli anni difficili, i momenti difficili lo sono più quando li si teme, che quando li si vive. Essere dentro alle battaglie dà anche una forza inconsapevole per combatterle. Ma poi ci sono difficoltà e difficoltà. Ci sono realtà francamente terribili. Sebbene tutto sia soggettivo ed attenga molto alla sensibilità e le peculiarità di ognuno. La paura della paura è la condizione più sfavorevole in cui destreggiarsi. Crescere aiuta almeno a dimensionare tutto. Controversie incluse.
Quando la radio passa una canzone che hai visto nascere in studio o da una pagina di quaderno, l’ascolti o passi oltre?
Mah. Io sono una persona che non ha fotografie in casa. Le fotografie hanno il potere di deprimermi mortalmente. Non tanto per il potere evocatore, che di fatto esercito con la mente, ma per l’immobilità dei personaggi e del tempo. Che mi atterrisce letteralmente. La musica, ugualmente, talora, mi intristisce, soprattutto quando ha il potere di riportarmi indietro, ma senza evocare emozioni propositive. Sono malinconica, ma detesto crogiolarmi nei ricordi.
Cosa è rimasto di quella studentessa del Bellunese che sedeva su una scalinata dell’Eur a parlare per ore con uno sconosciuto?
La studentessa è cresciuta molto. Ma nel contempo ha avuto l’opportunità e la volontà di regredire nell’intento di raggiungere la purezza della sua essenza. Obiettivo che credo si consegua nell’ultimo istante di vita. Lo sconosciuto è il padre di un miracolo concepito insieme. E sempre, e sempre più, sarà dono. Valore. Amore. Per sempre. Perché io non ho paura di nulla. E non conosco l’omologazione. Specialmente verso il basso. Verso la dissoluzione che ignora il sacro che ci governa e ci appartiene. Ho lo sguardo puntato verso il cielo. E il bagaglio dell’amore universale per il mio unico volo.

giovedì 15 novembre 2012

Fotografie di Paola Massari e Giovanni Baglioni del 2012

http://www.photoape.com/album/index.cfm?albumID=32093 belle foto di paola Massari e Giovanni Baglioni  e Pino Roveredo alla presentazione dell'invenzione del naso e altre storie, libro di Claudio Baglioni da un'idea di Paola Massari, che si è teneta a Padova il 13.10.12... Grazie a Francesco Marco da Silva

giovedì 18 ottobre 2012

Paola Massari presenta le favole di Baglioni


http://ildiscorso.it/2012/10/16/linvenzione-del-naso-e-altre-storie-le-favole-di-claudio-baglioni/
Sabato 13 ottobre, nell’ambito della Fiera delle Parole di Padova, Paola Massari, moglie del celebre cantautore Claudio Baglioni, ha presentato il suo libro “L’invenzione del naso e altre storie”. L’incontro, svoltosi presso il Teatro Ruzante, ha visto come protagonisti Giovanni Baglioni, figlio del noto artista e anch’egli musicista, e lo scrittore triestino Pino Roveredo.

Paola e Claudio si sono incontrati nel 1971. Nel 1973 si sposano e instaurano un rapporto di collaborazione duraturo, il cui frutto principale è l’album “La vita adesso” uscito nel 1985. Il loro sodalizio si esprime nella composizione di brani, nell’ideazione di proposte grafiche per le copertine dei dischi, nella partecipazione alla registrazione dei cori, nell’organizzazione dei concerti. Nel 1993 Paola pubblica la sua prima produzione musicale, “Il Vento Matteo”. La musica e la scrittura sono le sue passioni principali. Attualmente collabora come autrice di testi con artisti della scena musicale italiana.

Paola Massari ha spiegato la genesi del libro. Cinque storie inedite, scritte dal padre Claudio Baglioni per tenere compagnia al piccolo figlio. Storie scritte su fax, che a distanza di anni la madre ha riunito insieme, dopo avere ripassato a mano quei fogli che il tempo aveva sbiadito. Fermare su carta questi ricordi era l’unico modo per tenerli in vita e non lasciare che cadessero nell’oblio o finissero sommersi in un cassetto. Paola ha voluto farli rivivere quei ricordi, di renderli parte attiva della sua esistenza. Storie che custodiscono reminiscenze del passato, emozioni, sensazioni e che parlano dritto al cuore. Storie rivolte ai più piccoli, ma che anche i grandi possono apprezzare. Il libro è corredato dalle bellissime illustrazioni del disegnatore romano Spartaco Ripa, che collabora con varie agenzie di pubblicità di Roma e Milano come illustratore, storyboardista e visualizer. “Il grafico era in stretto rapporto di amicizia con Claudio.” – rivela Paola – “C’è una curiosa coincidenza tra il modo in cui le favole sono state illustrate e le parole scritte, c’è una consonanza perfetta tra immagine e messaggio”. Favole molto divertenti e curiose, in cui emerge una sottile vena umoristica. Il titolo dell’opera rende omaggio alla favola principale in esso contenuta, quella relativa all’origine del naso. Altre due storie sono dedicate rispettivamente al primo e ultimo giorno di scuola. In quest’opera il padre ha saputo costruire e ritagliare un angolo ideale e fantastico riservato al proprio figlio.

La conversazione tra i protagonisti della serata ha regalato momenti di ilarità e si è alimentata della rivisitazione di episodi e retroscena di vita quotidiana, ma anche di riflessioni sulla scrittura e sulla musica, quelle passioni che occupano gran parte dell’esistenza di Paola e del figlio Giovanni. Alla domanda di Pino, se ai bambini di oggi dedichiamo le attenzioni necessarie, anche attraverso la lettura di una favola, Paola ha commentato: “Molto spesso infliggiamo ai nostri figli il peso di situazioni insopportabili, perché crediamo che siano piccoli uomini in potenza, che siano in grado di capire e subire ogni cosa”. Bisognerebbe restituire ai bambini la loro dimensione “genuina”, partendo anche da una bella favola illustrata. E ha espresso la sua preoccupazione come madre affinché un figlio sviluppi un’identità pura, lontana da ogni condizionamento e da ogni plagio da parte dei genitori.

C’è chi ha ravvisato in queste storie un’analogia con la scrittura di Rodari. Claudio Baglioni nello scrivere queste storie ha dimostrato di possedere, in comune con il grande scrittore di favole, una scrittura trasparente, ha rivelato il suo essere autentico e “bambinesco”, la sua capacità di osservare le piccole cose con l’occhio ingenuo del fanciullo. “Non ha pianificato le storie a tavolino”, ha commentato Paola, “la sua è stata una scrittura spontanea, in cui si rispecchia la purezza del bambino”. Forse questa dimensione del cantautore è un po’ sconosciuta e Paola Massari c’è l’ha svelata in tutta la sua evidenza.

domenica 1 aprile 2012

l'invenzione del naso e altre storie

http://www.lospaziobianco.it/42164-invenzione-naso-altre-storie-baglioni-ripa-esempio-rodari

Molte lezioni si possono trarre da questo libro illustrato per bambini. La prima la suggerisce la curatrice Paola Massari nell’introduzione ed è banale quanto vera: sovente conservare le cose porta a qualcosa di buono. I tre racconti illustrati e i due componimenti (tipici temi assegnati a scuola) sono infatti stati scovati nei cassetti e altro non sono che fax (addirittura restaurati, chi si ricorda la carta chimica?) inviati da Claudio Baglioni al figlio Giovanni e conservati dalla madre (Paola, appunto). 
Speriamo sia superfluo spiegare chi sia Baglioni; di certo chi ne ha voluto e saputo apprezzare la carriera sa bene che, a dispetto del lugubre soprannome che accompagnò gli inizi della sua carriera (“Agoni”) negli ultimi dischi ma anche in svariate apparizioni televisive, lo stesso è capace di prendere le distanze dai temi tipici della sua poetica e immergersi in calembour e fantasiosi e allegri giri di immaginazione…
L’abile matita (e pennello per la colorazione) di Spartaco Ripa è stata messa al servizio di questo progetto e il risultato, nell’ambito della narrativa illustrata per bambini, risulta pienamente riuscito.

L’esperienza da illustratore e storyboardista del disegnatore, infatti, serve a coordinare i tempi e le immagini al servizio del soggetto di Baglioni. Molto bella la realizzazione grafica, con un segno lineare non morbido, figlio della migliore tradizione a fumetti italiana (Torti, Alessandrini per non andare troppo indietro nel tempo) ; meglio decisamente i colori all’acquerello dell’ultima storia e delle tavole che impreziosiscono i racconti finali rispetto alle prime storie, colorate al computer.

Sensibile, il gusto di Ripa, al lettore bambino, visto che la sua esperienza professionale è stata continuamente indirizzata alla narrativa per ragazzi: una scelta azzeccata sia come qualità di disegno che capacità di organizzare il racconto.
Spettacolare ed evocativa poi la copertina, primo risultato dell’incrocio di destini fra Ripa e la Massari, fondamentale motore per far partire poi l’operazione.

Spiega la stessa Massari nell’introduzione che queste storie sono creazioni di fantasia che Claudio inviava via fax da un suo “buen retiro” per cercare di riempire il vuoto creato dalla sua assenza; destinatario, come detto, Giovanni, oggi stimato maestro di chitarra di fama internazionale.

Dubito che Baglioni pensasse, in quei mesi di metà 1993, che questo intimo voler riconquistare e divertire il figlio undicenne sarebbe poi diventato un volume come quello che ho fra le mani. 
Di sicuro però posso affermare che funziona; che, alla prova empirica, gli strampalati e folli racconti dell’invenzione del naso o della scoperta dell’acqua calda sono decisamente efficaci. Il bambino si perde e si avvolge nei continui giochi di parole e ribaltamenti della narrazione che sono alla base di quasi tutte le storie che incuriosiscono e attirano i bimbi; Gianni Rodari (ma anche Aldo Palazzeschi, per la capacità di giocare con le parole) è meta inarrivabile di questo tipo di racconti e, seppur nella scarsa quantità presentata, pare che Baglioni non difetti neanche in questo campo.

Sarebbe interessante intrecciare alcuni estratti dai testi più particolari dell’autore per capire come la vena che anima questi racconti avesse già trovato sfogo in qualche canzone già pubblicata e come la sensibilità da figlio unico di Claudio Baglioni cercasse di conquistare quella del suo figlio unico [1] Giovanni, con continue soprese, scarti, capovolgimenti ma anche malinconie repentine [2] .

Suggeriamo di dare una chance a questo libro, lasciando per una volta tanto piccoli principi e principesse e famosi topi antropomorfi sullo scaffale (venderanno di sicuro lo stesso), premiando un piccolo progetto che ha il pregio di essere italiano e di essere stato realizzato con il cuore.

Abbiamo parlato di:
L’invenzione del naso e altre storie
Claudio Baglioni, Spartaco Ripa
Kowalski, 2011
123 pagine, cartonato, colori – 15,00€
ISBN: 8874968019