.......

+++++++++++++++++++++++

Visualizzazione post con etichetta paola massari. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta paola massari. Mostra tutti i post

lunedì 17 maggio 2021

PAOLA MASSARI SCRIVE PER IL COMPLEANNO DI CLAUDIO BAGLIONI 16 MAGGIO 2021

 


martedì 10 settembre 2019

DUCCIO FORZANO SU CLAUDIO BAGLIONI E PAOLA MASSARI

Tratto dal libro di Duccio Forzano "Come Rocky Balboa"

…..Ma ora sono sul set del videoclip 'Amore dannato', di e con Paola Massari.
Ho la mia amata telecamera in spalla e Giacomo mi responsabilizza, anche se poi alla fine molte scene le gira lui. [...] Con Paola ci ho parlato poco, Giacomo è molto presente, ma alla fine sono contento così.
Lei è bella da togliere il fiato, alta, un fisico statuario, i capelli lunghi e biondi, gli occhi azzurri e le labbra carnose.
Quando guarda dritto nell'obiettivo, lo trapassa e ho la sensazione che guardi me e riesca a sentire i miei pensieri.
Ma non è la sua meravigliosa apparenza che mi attrae, anzi, questa sua bellezza così appariscente mi inibisce, mi rende timido e impacciato.
No, ciò che mi conquista di lei è la sua dolcezza e il suo interesse sincero per tutto ciò che facciamo.
Anche Roma è bellissima, ma noi stiamo quasi tutto il tempo sul set principale, quello del playback in esterna, che è in periferia, all'interno di una fabbrica dismessa: un lungo capannone abbandonato, con le finestre senza vetri e macerie ovunque. In due set interni, invece, giriamo alcune scene con due attori che interpretano la storia di questo amore dannato. Mentre giro, il tempo è come sospeso nell'unica certezza che ho: la mia vita la voglio così.
[...]
“Dobbiamo fare un videoclip sul brano 'Bolero', tratto dal nuovo disco di Claudio Baglioni, che si chiama 'Io sono qui', lei è disponibile?”
Penso alla telefonata di Andrea Papalia, quella sera di quattordici anni fa, che ha cambiato la mia vita.
Perché proprio a me?
La risposta l'ho avuta la sera dopo il grande concerto di Baglioni allo stadio Olimpico di Roma del 6 giugno 1998, di cui avevo curato la regia.
Eravamo in autostrada, io e Andrea, in viaggio da Roma a Milano: “Sei stato bravo”, mi dice con il suo inconfondibile accento milanese, “Claudio aveva ragione a volerti su questo progetto, ma se non fosse per Paola oggi non saremmo qui a parlarne”.
Viene interrotto da una telefonata ed io sono lì a fremere di curiosità aspettando impaziente che riprenda finalmente a raccontare.
“Quando Claudio si lamentò del videoclip di 'Bolero', io ero lì con Paola e Guido, lo sai quanto sia pignolo sul lavoro, non era soddisfatto e voleva girarne una nuova versione. Vennero fatti vari nomi di registi affermati e qualcuno propose Giacomo De Simone, ma proprio in quel momento Paola, che fino ad allora aveva ascoltato senza intervenire, prese la parola. L'avevi conquistata con il tuo entusiasmo e la tua disponibilità sul set, ma soprattutto si ricordava che quando dietro alla macchina da presa c'eri tu si sentiva sicura, non riusciva a spiegarsi perché, in fondo, eri solo l'assistente factotum del regista, ma lo ricordava chiaramente e affermava che riguardando il suo videoclip sarebbe stata in grado di riconoscere ogni inquadratura girata da te”.
” Allora chiamatemi questo Forzano” disse Claudio, “e ingaggiatelo per dirigere la nuova versione di Bolero”.
Persone.
Snodi.
Destino.
(Duccio Forzano)

domenica 10 febbraio 2019

INTERVISTA DI PAOLA MASSARI SU CLAUDIO BAGLIONI 9 FEBBRAIO 2019

PER LEGGERE LA NEWS:
http://bc.vc/uzlZD73

Per vedere le notizie che pubblico clikkare sul link, poi su continue aspettate 5 secondi e clikkate su avanti o su skip

lunedì 22 ottobre 2018

PAOLA MASSARI RACCONTA CLAUDIO BAGLIONI OTTOBRE 2018

PER LEGGERE LE PAROLE DI PAOLA MASSARI SU CLAUDIO BAGLIONI CLIKKATE QUI

Per vedere le notizie  che pubblico clikkare sul link  poi su continue aspettate 5 secondi e clikkate su avanti o su skip


lunedì 19 febbraio 2018

mercoledì 14 febbraio 2018

giovedì 8 gennaio 2015

PAOLA MASSARI RICORDA PINO DANIELE

http://adf.ly/vwJxu
1977. Studio di registrazione Quattro 1, via Nomentana 1111.
Si registrano i brani di "Solo".
Nello studio accanto un ragazzo napoletano, sconosciuto, incide qualcosa che cattura la nostra attenzione. Na tazzulella e cafè.
Sorprende un brano così minimalista, all'apparenza, ma coraggioso e importante.
E quella voce strappata al confine roco fra una musicalità strabiliante, e il fascino di una personalità che oggi, ad un talent, sarebbe stata bocciata.
Lui è Pino Daniele, e se n'è andato.
Evviva la musica vera.

martedì 6 gennaio 2015

PAOLA MASSARI RICORDA PINO DANIELE

http://adf.ly/vwJxu
1977. Studio di registrazione Quattro 1, via Nomentana 1111.
Si registrano i brani di "Solo".
Nello studio accanto un ragazzo napoletano, sconosciuto, incide qualcosa che cattura la nostra attenzione. Na tazzulella e cafè.
Sorprende un brano così minimalista, all'apparenza, ma coraggioso e importante.
E quella voce strappata al confine roco fra una musicalità strabiliante, e il fascino di una personalità che oggi, ad un talent, sarebbe stata bocciata.
Lui è Pino Daniele, e se n'è andato.
Evviva la musica vera.

giovedì 11 dicembre 2014

PAOLA MASSARI RACCONTI DI VITA CON CLAUDIO BAGLIONI 3 PARTE

Nulla è eterno.
Nessuno meglio di me lo sa.
Nessuno meglio di me lo teme
e ci gioca a rimpiattino.
E quando può, gli fa lo sgambetto.
Quando ero piccola e fino a non troppi anni fa ero intimamente convinta che non sarei morta mai.
Che la vita mi avesse, chissà perché, prescelta per un esperimento di immortalità, e mai fermato il respiro.
E così guardavo da lontano quell'umanità piccina che si dibatteva per ingannare il tempo concessole in attesa della morte. Dall'alto del mio segretissimo privilegio avanzavo avvolta in quella stramba certezza.
Poi, comprensibilmente, ho capito che il destino avrebbe sepolto e zittito anche me per sempre.
Fu una rivelazione dolorosa.
La bambina che è in me l'accolse stizzita.
Ma l'accolse.
È da allora, forse, che ho cominciato a indirizzare ogni mia energia e sentimento unicamente verso l'edificazione di un altro eterno.
Quaggiù.
L'ho fatto alimentando quanto già abitava il mio animo.
L'ho fatto dando da mangiare e da bere alla sola cosa che sapevo non sarebbe mai finita.
La mia anima e il suo proprio corpo.
E il suo corpo è l'intangibile messo insieme da un groviglio di sentimenti e percezioni, valori, impulsi, carne e astrazione. Un insieme di elementi che le danno vita maggiore di quella che si può mordere e ingoiare, o sputare via.
Ho vissuto, oltre 40 anni fa, e per un certo periodo, nascosta in una stanza buia, quando chi bussava alla nostra porta non sapeva e non doveva sapere che avessi sposato chi non aveva diritto di farlo perché passibile di "dimenticanza".
Già allora la mia vita, pur senza che lo sapeste, era stata dedicata a voi, dalla mia stessa vita.
In quel buio, dove vedevo danzare in un fascio di luce obliqua l' impalpabile via lattea di una polvere dorata, immaginavo il mondo fuori, di chi non doveva nascondersi.
Ma non mi crucciavo.
Ero la bambina di un favola dove c'è il lupo cattivo, e pure il principe.
Ed io sapevo che il mio principe era fuori ad aspettarmi.
Non è stata la mia vita, una vita qualunque,
sebbene io ami appartenere proprio al mondo dei chiunque.
Seppure io sappia baciare un barbone, accarezzare un ragazzo africano piovuto sulla mia strada, dividere la polenta o una grappa con un amico montanaro. E proprio lì abbia trovato il senso di me.
Non lo è stata e non ha mai buttato via nulla di ciò che le è stato offerto.
La mia vita ha un solo inizio e avrà una sola fine.
Tutto quello che c'è in mezzo è sacro, e come sacro l'ho trattato.
Non c'è per me nulla, non un prima, né un poi, un ex di nulla, una convenzione banale, un dictat comportamentale, culturale.
Nulla di ciò voglio che governi la mia vita.
Per questo appare insolito e stridente che io ancora ami tanto chi non ho più vicino.
Tranquilli tutti coloro che mi considerino insidia.
Io non conosco il limite dell'omologazione, e per questo me ne faccio beffe.
Come?
Amando.
Io ho abitato col mio principe e il mio figlio-miracolo una dimensione che ho inseguito e coltivato
e che voglio vivere ancora, seppure intimamente, e meritare, per meritare la vita.
Io devo però prendere le distanze dal fraintendimento che mi viene gettato addosso, generato dalla proiezione che ognuno fa di sé sull'altro, materia dettata dai propri limiti o dai propri talenti.
È molto semplice capire un personalità.
Essa misurerà gli altri con il proprio metro, investirà delle proprie competenze, della propria nobiltà, o della propria mediocrità chi sia passibile di giudizio.
Siamo specchi. Riflettiamo noi stessi negli altri, e ci riconosciamo in ciò che ci assomiglia.
Ci assimiliamo in ordine alle affinità. Ci spalleggiamo nella calunnia, come nell'eleganza.
Così anche io, che tanto mi sono orientata verso il Bene, posso diventare una "nobildonna di merda che mangia pane a tradimento da anni". Chi mi interpreta così, non fa che un ritratto di se stessa.
Possiamo essere concepiti mostri da un mostro.
Bellezza dalla bellezza.
Non è questo fortuito, non è inciampo, e non è eccesso, nel mio caso.
Questo è quanto ordinato mi fosse imputato da chi quell'uomo non lo ama affatto.
Così ho conosciuto la realtà a me ignota del male.
Che mi bracca ormai da tanti anni.
Che mi calunnia e mi denigra ossessivamente.
Questo è.
Ho cercato disperatamente di preservare intatti i sentimenti che non conoscono e non devono conoscerete regole, nemmeno quelle di matrimoni o contratti.
Ci sono cose che davvero abitano stanze infinitamente più grandi di quelle della nostra umile e finita vita terrena.
Io vivo già là, e talora cerco di "tentare", di sedurre il mio prossimo, che amo più di me, e non quanto me, ma davvero.
Cerco di trascinarlo in quella dimensione che non conosce miserie,
quel posto dove trionfa la bellezza che non sa, non conosce mediocrità.
Ed io vi invito ancora e sempre a guardare, con me, o senza me, a quell'infinito che già ci appartiene, ADESSO!
Perché non muoia.
Perché sconfigga ogni contingenza e ci consegni al Cielo
Con Amore
‪#‎paolavostra‬
Ps in quella stanza ci stavo bene.
Là torno ogni notte, a cercare me...

domenica 7 dicembre 2014

PAOLA MASSARI RACCONTI DI VITA CON CLAUDIO BAGLIONI PARTE 2

Ancora un po' di me, di noi, per Voi:
Scrivo con la matita
perché amo quella apparente provvisorietà del tratto che tanto mi assomiglia.
Come tutto ciò che viene detto sottovoce, ma non per questo ha meno peso.
La precarietà di ciò che un semplice pezzetto di gomma può far sparire per sempre, seppure spaventi, a me conforta.
Perché è un'ammissione del mio stesso labile confine.
È il diniego alle certezze.
È consapevolezza di un vivere incerto che nulla comanda, se non un presente effimero.
Ma se dunque c'è coscienza di questa fragilità, cosa mai si fa sostanza e merito di abitare come certezza in noi?
Nulla. O tutto. Oppure quanto fra il tutto e il nulla finisce col sedimentare al termine di questo conflitto di selezione.
Oggi leggo meno. Ma per anni ho girato con una matita in tasca, per essere sempre pronta a sottolineare tutto quanto mi apparisse meritevole di una sosta. Ben sapendo che lì, con quel tratto, sarebbe finito incatenato e senza più altra meta, quel pensiero fissato da una riga ondulata. (e che strazio quando il segno curvava deviando dalla sua linearità).
Da Lui, imparai a sottolineare.
Ricordo i lunghi periodi che precedevano la Creazione.
Un tempo sospeso fra riflessione, lettura, ricerca, in sé, fuori da sé.
E una matita a fissare l'incrocio fra l'altrui e il proprio pensiero, quando essi si specchiavano in uno stesso inciampo. Un corto circuito di percezioni, innamorate del riconoscersi.
Non c'è nulla più che mi incuriosisca in una persona, che mi dia risposte sulla sua essenza, che lo sbirciare le sue sottolineature su un libro.
Lo ammetto.
Le sue, non sempre le comprendevo.
Mi sorprendevano per la minuziosità di un percezione diversamente incapace di catturare me. Per la semplicità del suo soffermarsi più spesso su un dettaglio minuto, piuttosto che su grandi concetti.
Talora mi domandavo: ma perché mai avrà sottolineato questa frase, così apparentemente semplice, incapace di sollecitarmi la mente. Perché...
Eppure un giorno successe una cosa che mi colse impreparata e sorpresa, forse inadeguata.
Lui mi disse: Mi sottolinei questo libro?
Io? E come avrei potuto sostituirmi alla sua stessa anima?
Come e quanto incredibilmente lusinghiero e perfino azzardato era chiedere in prestito alla sua dimensione tanto imponente, la mia, così piccola e ignara della sua stessa grandezza?
Non ne fui così felice, per la troppa rischiosa lusinga, che sapevo non essere all'altezza di una delega tanto importante.
Ci provai. Non ho mai avuto verifica né conferma dell'utilità di quel mio apporto.
Lui solo sa cosa ne fu delle mie linee incerte e prudenti.
E non ho mai saputo se davvero sia stata all'altezza di quel mandato.
Se la mia e la sua anima fossero davvero sovrapponibili.
E, in fondo in fondo, spero e credo proprio di no.
Nulla di ciò che concorre alla grandezza dell'Arte necessita di gratitudine.
Perché l'Arte è materia inafferrabile e compiuta, indipendentemente dal suo lievitare...

venerdì 5 dicembre 2014

PAOLA MASSARI RACCONTI DI VITA CON CLAUDIO BAGLIONI

Ho una notizia deludente, per voi.
Sapete una cosa?
La musa, non esiste.
Oppure, se c'è, è talmente incidentale da sottrarsi al battesimo dell'eternità.
Non che non trovi spiragli di luce per illuminare l'ispirazione del suo destinatario, no.
La musa ha patente e carta di identità, (libretto, meno).
Ma non conta che per il tempo di una suggestione.
Per poi lasciare spazio ad altra valenza.
La musa in verità è un tutto, raccolta di dettagli.
La musa è un volto, un ricordo, un respiro, una nostalgia.
Una poesia che riaffiora, un sogno solo sognato, uno avverato.
La musa è mezzo, e non fine.
Però ho anche una buona notizia.
Esiste lo scambio intimo dell'arte, che non chiede necessariamente folgorazioni, ma che folgora di percezione, intuito, limatura, costruzione, riflessione, rielaborazione.
E torno con un volo impetuoso e fulmineo a tanti anni fa.
La moquette è adesso verde. E i divani di camoscio marrone.
Ringhiere e dirimpettai anonimi, ma così accuratamente incorniciati dentro vite raccontate anche solo da un balcone.
Da quello scorcio di tende di cucina, nei profili di donne affaccendate ai fornelli.
Storie verticali.
Una sull'altra. Camere che svelano segreti e consuetudini.
Oggetti che narrano di altre storie, e l'abbandono fuori di piantine fragili e patite, una trascuratezza che addolora.
E riquadri di sole nel tragitto curvo di un tempo breve, in fuga fra un palazzo e l'altro.
E giorni e stagioni, fra note e parole su fogli gialli, ché solo su quelli si può scrivere un testo!
La musa è l'attimo che incarna il verbo entro lo spazio di una metrica il cui confine, seppure lo delimiti, abbraccia e schiarisce il ritratto che contorna.
Scrivere in metrica è un esercizio quasi enigmistico, eppure quelle sillabe che talora sgomitano fra loro, senza trovare lo spazio dovuto, quelle esatte irrinunciabili parole che vorresti infilare lì, che giri e rigiri senza riuscire a collocarle, trovano infine un folgorante accomodamento inatteso, e tutto si ricompone nella frase perfetta.
Lei. Solo lei.
Ed è letteratura.
Ecco che assieme a quella semplice risoluzione prende vita il senso di un racconto, ed ecco che la sintesi appare infine esaustiva e capace di rappresentare quel tutto celato.
È rivelazione pura.
Mille volte ho assistito al prodigio, che riconcilia con la quiete.
Che ricompone, tradotto in versi, il miracolo dell'arte.
E poi ci sono i minuscoli, preziosi, aneddoti cui attingere materia narrativa.
"Ti ricordi, Clà, le giostre in città?
Venivano lì, in una piazza del quartiere, che un tempo era tutta periferia, con poche attrazioni."
Con "tanta luce e poca gente e…"
"E?"
"E…
Mi ricordo a piazza San Giovanni di Dio, dove c'era il mercato, quello della mamma montanara.
Le giostre, in fondo, si andava a guardarle.
Si osservava, soprattutto, chi saliva e scendeva,
Era uno spettacolo da scrutare, più che da vivere.
Guardare era persino il solo scopo, molto spesso.
Già…
Sai che mi ricordo Clà?
Che avevo solo un gettone, da spendere! Uno solo, e che me lo tenevo a lungo in mano, rimandando di consumarlo, perché avevo un solo giro da fare sugli autoscontri.
"Sì… hai ragione… È vero… Un solo giro! Anche io, che tenerezza…"
Silenzio.
Sospeso.
Compreso.
Malinconico.
"E dai… perché ti sei commosso?
Così fai piangere anche me...
"Piccole giostre, con tanta luce, e poca gente."
E...
"E un giro soltanto!…"
E un giro soltanto…
Sì: Un giro soltanto…

sabato 29 novembre 2014

PAOLA MASSARI PARLA DI SABATO POMERIGGIO E DEI CONCERTI DI CLAUDIO BAGLIONI

Sapete voi cosa significhi per me assistere ad un concerto di CB?
Ci pensavo stamani rincorrendo le suggestioni che affiorano al risveglio, sempre cariche della carezza intensa della notte
che tutto allevia, e insieme tutto rende intenso e più chiaro.
Innanzitutto il concerto.
Impeccabile.
Sobrio.
Appassionato.
Non un solo istante di distrazione.
Non un solo spazio alla stanchezza. (ché tre ore e un quarto non sono poche!)
Il filo conduttore di una classe inespugnabile, a dispetto delle insidie del tempo e dei cattivi consiglieri.
La professionalità che lascia percepire quanta attenzione, cura, meticolosità (ingredienti della sua eccellenza), siano sempre corredo svettante di una storia così lunga e ricca.
Per me?
Per me è un'infinito album di ricordi che sgorgano e inondano e assediano la memoria ed il cuore.
Di ognuno di quei capolavori di bellezza insostenibile, che si susseguono ignorando e trafiggendo spudoratamente i nostri cuori fragili. Per ogni parola, armonia, accordo, nota senza fine, c'è un'immagine. Meglio. Ce ne sono migliaia che sgomitano per la prima fila nelle grandi stanze della mia mente.
Mi domandavo ieri quanto lunga e prolifica e magnifica sia la grandezza di un patrimonio di note e parole, tale da non trovare lo spazio né il tempo per non essere raccontata che solo parzialmente.
Ieri sera, fra i mille pensieri e le suggestioni intense che mi attraversavano, sballottandomi gli archivi della memoria e i bypass metaforici del cuore, una piccola immagine che voglio donarvi, ha messo un segnalibro fra i ricordi.
La parola "passerotto".
Una parola "audace", a mio avviso, nella sua disarmante semplicità.
Audace perché così tenera, troppo per alcuni, non abbastanza per tacitare la spontaneità di un artista che però, perfino lui stesso, trovava azzardata di un possibile sentimentalismo.
Così, nella nostra prima casa, dove entrando bisognava schivare il biliardino presso il quale consumavamo tanto del nostro tempo di sposi bambini, sul tavolo del salotto, di cui il ricordo più chiaro è l'azzurro intenso della moquette, tra i fogli di musica e parole, quella parola scaturì dopo una ricerca che aveva bocciato ogni altro approdo.
Passerotto. Cosa ne pensi?
Passerotto?
Mmmmm.
Bella responsabilità mi dai.
Di quella parola entrarono subito a confliggere, nella mia smania di perfezione, queste due cose.
La tenerezza, la troppa tenerezza, forse. La verità della purezza dell'ispirazione.
Lui stesso cercava una risposta.
Ebbene. Il passerotto è colpa mia!
Io lo sapevo bene che fosse un po' "rischioso", tanto che qualche anno fa avrei dovuto cantargliele (tanto per restare in tema), a Vaschettino Rossi, che ancora non mandava giù il confronto con un successo forte della sua sola fulgidissima valenza. Privo di supporti ed appartenenze a correnti musicali che sanno garantire adesioni a scatola chiusa (parlo del "rock" e del suo potere primario di adescamento di pubblico).
E Claudio stesso vagliava l'ipotesi di prestare il fianco a quei detrattori che allora e per lungo tempo avrebbero colpito il dono della sua spontaneità che non impediva al sentimento di affiorare fresco e puro, mentre dall'altra parte la "critica" affilava la bieca lama del fraintendimento e tentava di infilzarne il suo vessillo.
E chissenefrega, pensai. E dissi!
Tu hai generato questa immagine, ed io ti dico che quella deve essere.
Passerotto sia.
E passerotto fu.
E ricordo che quando la cantava e la ricantava, faceva una faccina incerta, ancora in cerca di sostegno e conforto.
Che gli offrii fino a che lui, così tanto e profondamente bisognoso del conforto di un ristoro in cui poter specchiare la sua stessa anima, non ne trovò ancora una volta il riflesso nella mia.
E passerotto fu e sarà. Per sempre.
Ecco.
Questo piccolo frammento di cuore e della nostra storia è adesso vostro.
E se regalo lo considerate, sappiate che mai potrà compensare il ritorno del vostro amore immenso, che ho riconosciuto nell'abbraccio commovente di tutti coloro che ieri sera sono venuti a stringermi.
Quell'abbraccio l'ho consegnato a lui, nel mio messaggio notturno di complimenti, perché così come ho detto a lui, quell'amore, Ci appartiene…
Grazie a voi tutte splendide, piccole grandi anime…
‪#‎getupclà‬
Ps. Le "canzoni pipì" esistono.
Ne sono stata testimone.
E se non ci sono urgenze fisiologiche a orientarne la sopportazione, si procede con smanettamenti feroci di tablet e cellulari.
Tiè.

venerdì 28 novembre 2014

PAOLA MASSARI RICORDA E TU DI CLAUDIO BAGLIONI

Raccordo anulare
Ore 22.15.
Radio Dimensione Suono Due 105.3.
E TU, Claudio Baglioni.
!974 Parigi.
Flashback sull'Arte ai tempi dell'Incanto.
Vangelis, un putto gigante irradiato di grazia soprannaturale, che parla attraverso le sue dita paffute e sapienti.
Al centro di un cerchio fatto di innumerevoli tastiere.
Mette piccoli pesi di metallo su note gravi, perché continuino a suonare.
Crea un tappeto sonoro gigantesco, suggestivo.
E poi, con leggerezza e apparente noncuranza accenna, sfiorandole, ad altre note, sovrapposte. Incalzanti. Galoppanti.
Che si fanno humus di altri intrecci ed altre melodie.
Lui è un'intera cattedrale di talento imponente. Travolgente.
Una superba espressione di maestria senza eguali.
Un suono che si apre a mondi sconfinati di emozioni incontenibili.
Ci trascina in una suggestione che abita la sola dimensione dell'infinito. L'assoluto. L'eterno.
E noi due di là, seduti su poltrone sfatte di un aereo dismesso recuperate e portate in quello studio.
Uova all'occhio di bue e baguette calde. Burro salato. Panaché.
Tutto si ferma e ci abbaglia di Bellezza.
Il mondo dell' ordinarietà è FUORI.
Lo straordinario è il solo linguaggio dell'Arte.
E l'aereo decolla per le strade della Musica bella.
Io c'ero.
Io ed il mio privilegio di imparare la Perfezione e la Bellezza.
Mentre si stava scrivendo la storia di uno degli arrangiamenti più straordinari mai prestati come veste ad altrettanto straordinaria canzone.
Mai scorderò tanta travolgente bellezza.
E l'introduzione di "E tu", così come la sua potenza compositiva, ed il resto della veste sonora, per sempre resterà lezione superba e irripetibile di un miracolo da toccare, quaggiù.
Dove i miracoli hanno il solo spazio del miraggio.
Questa sera, ore 21, Con voi, con Lui, al Palalottomatica.
Vi aspetto per un immenso abbraccio.
‪#‎getupclà‬

lunedì 10 novembre 2014

CLAUDIO BAGLIONI RICORDA LA SIGNORA FIORENZA E SANDRO CENTOFANTI

https://www.facebook.com/claudiobaglioniofficial?fref=ts
Nuvole basse sul grigio bagnato di fuori.
Un umido caldo novembre
che passa sullo schermo degli occhi
e nell'oscuro silenzio del cuore.
Se ne sono andati a distanza di un giorno
Fiorenza, una dolce silenziosa signora
che per un lungo tempo mi è stata messa dalla sorte
come seconda mamma
e Sandro, un uomoragazzo della mia età
con il quale ho diviso speranze di musica e vita,
e la prima sgangherata amicizia.
E mentre scrivevo sul vetro affumato Prima o poi tutto va
ho pensato che noi andiamo avanti.
In questo tempo difficile e duro
di pioggia e di crisi
la nostra compagnia di giro avanza imperterrita
e ogni giorno costruisce il suo cantiere di arti e mestieri
per accogliere i tanti che entrano dentro le arene
a raccogliere buone energie e nuove emozioni.
Tutti a fare ogni volta del nostro meglio
e a dare ogni sera tutto quello che c'è.
Siamo ancora in cammino
e sempre in cammino saremo
anche per quelli che ci portiamo appresso
nei nostri ricordi di viaggio.
Nel consunto e orgoglioso bagaglio del tempo.

domenica 9 novembre 2014

VICINI ALLA SIGNORA PAOLA MASSARI

Questo sito è vicino al dolore della signora Paola Massari  e della sua famiglia per la scomparsa di mamma Fiorenza.