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sabato 19 marzo 2016

INTERVISTA BAGLIONI MORAMDI LA STAMPA 19 MARZO 2016

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sabato 1 agosto 2015

INTERVISTA CLAUDIO BAGLIONI SU LA STAMPA 31 LUGLIO 2015

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lunedì 13 ottobre 2014

INTERVISTA BAGLIONI LA STAMPA 28 SETTEMBRE 2014

http://www.lastampa.it/2014/09/28/spettacoli/baglioni-non-scenderei-mai-dal-palco-E3sEnoKxuFQNTFJiWT9gOO/pagina.html
PIERO NEGRI
Claudio Baglioni ha trascorso un mese e mezzo a Lampedusa, «a fare pace con il mondo» - come dice - dopo un anno in cui, tra maggio e ottobre, ha pubblicato una canzone ogni due settimane, poi l’album in cui le ha raccolte tutte e infine è partito per un tour chiamato «Con Voi» e - tra dicembre 2013 e gennaio 2014 - per alcuni concerti della serie «Dieci dita», in cui si è presentato da solo sul palcoscenico, pianoforte, chitarra e voce.
Ora annuncia un altro giro d’Italia dal vivo con il «Con Voi ReTOUR»: era già programmato o è stata una decisione successiva?
«Era paventato... Era nei miei pensieri ma non l’avevo ancora deciso. Poi, durante il primo tour ha preso corpo: credo che faremo altri trentacinque concerti, un record assoluto per me».
L’idea è sempre quella della «ricostruzione», con un cantiere sul palco e lei con l’elmetto da lavori in corso»?
«Sì. A quasi 46 anni dal primo vagito discografico, è impossibile per me non voltarmi indietro e non accarezzare l’idea di un ritiro. Ma ti tiri solo se pensi di aver fatto tutto, e io credo di aver fatto molto poco, in realtà».
Anche perché la ricostruzione è un’idea che riguarda un po’ tutti, specialmente nell’Italia di oggi, non è solo individuale.
«Dal momento in cui l’arte è diventata pop, si nutre delle cose che vedono tutti, non solo gli artisti. Le si chiede di avere un valore collettivo, che vivo con un po’ di disagio. Dico sempre che non mi sento maitre penser, al massimo prêt à porter, ma meglio ancora Porta Portese. Però, tutto considerato, pensando che in questi concerti le canzoni nuove convivono con quelle del mio passato, l’immagine di un cantiere edile che diventa una grande città bianca era irresistibile per me».
Questa parte di tour tocca anche città solitamente al di fuori del grande giro: solo a Nord-Ovest, per esempio, oltre a Torino (12 novembre) e Genova (13 novembre), ci sono anche Cuneo (22 ottobre) e Novara (25 ottobre). La musica oggi arriva a domicilio...
«Certo, c’è un aspetto legato all’economia, e io cerco sempre di spiegarlo a chi lavora con me: oggi è necessario tener conto di ogni singolo spettatore, nessuno escluso. Ma c’è anche un altro aspetto, quello della sorpresa. Oggi se c’è ancora un’idea di avventura nel mio mestiere è quella di andare a conoscere altre strade, altre Italie che non conosco o conosco meno. E poi torno a quello che dicevo prima: in tutti gli Anni Novanta ho fatto tre album, credo di essere stato un paio di volte in tv in dieci anni. Mi sembra di dover ancora fare molto per rincorrere il tempo perduto».
Quindi lo spettacolo dal vivo non le pesa, si diverte ancora?
«Mi piace dover dimostrare ogni sera una dimensione eroica, il sudore, le lacrime, l’emozione. Tendo a essere un po’ lunghetto nei concerti, ma io non scenderei mai dal palco: credo di vivere meglio quei momenti che il resto della mia giornata. La fatica non c’è, a volte la stanchezza, il disappunto per non aver potuto dare il massimo, ma oggi per me suonare è molto più un piacere che un lavoro».
Ultimamente alterna concerti a pieno organico come questo, in cui ci sono altri tredici musicisti sul palco, a tour solisti in compagnia di una chitarra e un pianoforte: anche questa scelta è dettata dalla voglia di far tutto?
«Nel 2000 ho fatto un giro di tutti i teatri di tradizione italiani tranne La Scala, voce e pianoforte e amplificazione ridotta al minimo. Suonava l’aria, era possibile ascoltare anche le apnee tra me e il pubblico. Quello che faccio dal 18 ottobre in poi è esattamente il contrario, ma clonare se stessi, reinventarsi, è elettrizzante, non ne posso più fare a meno».
E le nuove canzoni? Arrivano?
«Ho sempre avuto paura delle cose finite. Da tempo non scrivo più una canzone dall’inizio alla fine, ma compongo, nel vero senso della parola, da frammenti anche minimi. La novità è che da quattro o cinque anni lo faccio sul pentagramma. Mi piace l’idea di accumulare tanti piccoli pezzi di carta, l’equivalente di 30, 40 secondi di musica che a volte faccio addirittura suonare da altri per acpire davvero quanto valgono. Credo di avere da parte materiale per un centinaio di canzoni, ma tranquilli, solo una minima parte diventerà pubblico».

lunedì 30 settembre 2013

ARTICOLO DI CLAUDIO BAGLIONI SU LA STAMPA DEL 30 SETTEMBRE 2013

Claudio Baglioni sarà in concerto a Torino il 10 ottobre
Non è un caso che questo ConVoiTour – il primo, dopo molto tempo, nel quale presento in versione live alcuni delle nuove canzoni del progetto ConVoi - parta da Torino e da un posto così ricco di storia e significato come Piazza Castello. Ho scelto questa città e questa piazza perché, dovendo chiamare a raccolta un gruppo di “pionieri” per metterci in cammino verso una “nuova frontiera”, ho pensato che il punto di raccolta ideale dovesse essere una grande agorà, nel cuore di una città che ha avuto un ruolo così importante nella nostra storia e che è stata, tra l’altro, la prima Capitale del nostro Paese.

L’ambizione della carovana di ConVoi (una vera e propria “compagnia viaggiante” nella quale tutto ciò che darà vita allo spettacolo – palco, luci, strumenti, amplificazione, tecnici, musicisti - viaggerà su gomma) è, infatti, quella di attraversare tutta l’Italia senza soste - la mattina si viaggia, il pomeriggio si allestisce, la sera si suona, la notte si smonta, la mattina dopo si riparte... - per provare a dare e a darsi la scossa.

L’idea è quella di scrollarsi di dosso questa apatia dolente e paralizzante, e lanciarsi in una corsa a perdifiato, ri-animati dalla passione per la musica. F are il pieno di energie, per vedere se ci riesce di saltare di slancio le sabbie mobili di questo presente, insieme a chiunque avverta il bisogno di vivere da pioniere l’avventura di muovere alla scoperta di una nuova frontiera ideale, valoriale, morale.

Più che un tour, ConVoiTour sarà, quindi, un vero tourbillon: nove concerti in dieci giorni (si parte da Torino giovedì 10 e si arriva ad Enna sabato 19), più un gran finale mercoledì 23 ottobre, a Roma al parco dell’ex-aeroporto di Centocelle.

Dieci città per dieci raduni-concerto in altrettanti spazi, tutti diversi: una meravigliosa piazza storica come Piazza Castello, appunto, un gioiello dell’architettura come villa Contarini (a Piazzola sul Brenta, Padova), un grande parco (Parco Nord, Bologna), un belvedere straordinario (Piazzale Michelangelo, Firenze), una zona sportiva (Pescara), una Mostra d’Oltremare (Napoli), una Fiera (quella del Levante a Bari), l’area Magna Grecia (Catanzaro), un autodromo (Pergusa, Enna) e il parco sorto là dov’era nato il primo aeroporto italiano (Roma).
Spazi diversi che, però, hanno in comune una qualità fondamentale: sono quelli nei quali, da sempre, la gente si ritrova per stare insieme; quelli in cui la città si dà un’anima e diventa comunità. Il senso di questo ConVoiTour(billon), infatti, è proprio questo: portare il più grande social-network virtuale (la musica) nel cuore di alcuni tra i più affascinanti social-network reali (i luoghi di aggregazione) che il nostro Paese è in grado di offrire, per creare la magia più grande: l’incontro tra parole e musica, nei luoghi dove si incontrano le persone.

Un tourbillon di note, parole ed emozioni, che ci ricorderà che la qualità del tempo è data da chi lo vive e che la carovana della vita ha tutt’altro passo e tutt’altro sapore se verso la nuova frontiera ci si muove con voi.

mercoledì 21 novembre 2012

MARINELLA VENEGONI (la Stampa) sul piccolo natale in più di Baglioni


MARINELLA VENEGONI http://www.lastampa.it/2012/11/21/blogs/on-the-road/e-gia-ora-la-baglionizzazione-del-natale-e-le-delizie-indie-di-scala-kolacny-6D4Nf4UG16I7b8trisdLgK/pagina.html
Tiriamo fuori la bandiera a stelle e strisce quando arriva questa stagione e con essa l'onda dei dischi natalizi che stanno diventando pure da noi costume consolidato. Il limite dei dischi natalizi sta nel fatto che spesso l'immaginazione resta disoccupata, essendo il repertorio del tutto prevedibile e datato, ma c'è anche di peggio da qui alla fine dell'anno: cioè, le riedizioni in chiave natalizia di album usciti da pochi mesi e rimessi in circolo come se si trattasse di chissà che novità: da Ferro alla Pausini e Antonacci non si salva nessuno, e del resto sono gli ultimi fuochi di certa industria discografica che campa su tali operazioni approfittando della disinformazione generale. Il mercato li sta metodicamente castigando, ma non imparano mai.
E comunque, da oggi benvenuto al Natale prossimo venturo, con il primo dei divi italiani impegnati a celebrar cantando. Trattasi nientepopodimeno che di Claudio Baglioni, che ogni anno ne studia una pur di non dover sfornare un disco di inediti, infatti assente da ben 10 anni (era previsto per fine 2012, ora di parla di metà 2013). Oggi esce "Un piccolo Natale in più" ed è subito kolossal, alla sua maniera simpaticamente maniacale: una raccolta con racconto autografo, completissima di (quasi) ogni motivo natalizio di (quasi) ogni tradizione, ventisei titoli di grandi classici dal song book americano degli Anni 30 e 40 a quello inglese, dai pezzi più conosciuti di varie nazioni agli autori di tradizione, dal latino allo spagnolo a 2 celebri "Ave Maria", per chiudere con "Jingle Bells" e "Tu scendi dalle stelle". Su tutto, irrompe la celebre voce baglioniana, che ogni cosa fa a tutti i costi baglioneggiare, come capita con gli artisti di tempra. Arrangiamenti di Geoff Westley che ha anche diretto l'Orchestra Sinfonica di Budapest, molti testi tradotti in italiano per creare una sorta di vicinanza emotiva, a cura dello stesso Divo Claudio, particolarmente piacione in copertina con il capello bianco accuratamente spettinato.
Non ci si crederà, ma pure il vetusto womanizer Rod Stewart ha inciso per la prima volta in vita sua un disco di Natale. Lui, simpatico re dei truzzi attempati di tutto il mondo, campa da decenni sulle cover che gli hanno garantito con il successo rinnovato nuove mogli e nuovi bimbi. L'album si intitola "Merry Christmas Baby", prodotto da David Foster, e contiene duetti con Michael Bublé, Mary J Blidge, Cee Lo Green, più uno virtuale con Ella Fitzgerald e la tromba reale di Chris Botti. Repertorio classicissimo pure qui, dall'Irving Berlin di "White Christmas" a "Santa Claus si Coming to Town". Insomma, tutte le melodie che infestano ogni shopper yankee da qui in avanti.

Last but not least, "December", degli alternativi Scala&Kolacny brothers. Un delizioso Natale indie per palati delicati, con pezzi come "River" di Joni Mitchell e "Christmastime" degli Smashing Pumpkins o Sufjan Stevens di "Christmas! Let's Be Glad". Album che raccomando caldamente a chi vuole cambiare musica da qui a gennaio.