https://www.facebook.com/claudiobaglioniofficial
Per la sua serata di chiusura, la rassegna “Collisioni” avrà l’onore di ospitare, il 19 settembre alle ore 21.30 ad Asti, l'incontro-dialogo tra CLAUDIO BAGLIONI ed Ernesto Assante.
L’incontro cade nell’immediata vigilia della ripartenza – sabato 18 ottobre - del “ConVoi Retour” che vedrà Baglioni in scena in alcune tra le più importanti città italiane.
Il 2014 è un anno speciale per il grande musicista, autore e interprete italiano. Si celebrano, infatti, i cinquant’anni del primo concerto in Piazza San Felice da Cantalice, nel quartiere Centocelle a Roma, quando Baglioni si esibì in pubblico per la prima volta, interpretando la versione italiana di un grande successo di Paul Anka.
Baglioni ripercorrerà le tappe fondamentali della sua straordinaria carriera, parlerà della sua attività di compositore, scrittore e autore di canzoni e dell’imminente partenza del “ConVoi Retour”, un progetto artistico ambientato in un cantiere, simbolo di quella ricostruzione ideale, valoriale ed etica che non può più essere rimandata.
“La ricostruzione – spiega Baglioni - non è un fatto individuale, ma un processo collettivo, nel quale tutti sono chiamati a fare la propria parte, mettendo in gioco idee, valori, volontà, energie, in una parola: se stessi, perché il futuro è una città che si disegna e si costruisce insieme, diventando ognuno di noi operaio di questa grande opera”.
.......
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sabato 30 agosto 2014
venerdì 29 agosto 2014
SCALETTA DEI BRANI E VIDEO FOTO BAGLIONI- REA IN CONCERTO AD ISCHIA IL 27 AGOSTO 2014
https://www.youtube.com/watch?v=1Qtvit3emyk (sabato pomeriggio)
https://www.youtube.com/watch?v=r7w8OQVMQkY (la canzone dell'amore perduto)
https://www.youtube.com/watch?v=CdlyjRhm8V0 (quei due)
https://www.youtube.com/watch?v=W6cjH7AjtxM (il nostro concerto)
https://www.youtube.com/watch?v=rS8ycL5bj80 (Yesterday)
https://www.youtube.com/watch?v=UHryz5kp2hY (stelle di stelle)
https://www.youtube.com/watch?v=_-IdawBRppk (tamburi lontani)
https://www.youtube.com/watch?v=gOr3H0eSVEw (chissà se mi pensi)
https://www.youtube.com/watch?v=uGjhFo5sENk (reginella/ reginella reginè)
https://www.youtube.com/watch?v=-CVE7nkbwbQ (mille giorni)
https://www.youtube.com/watch?v=z_ZwGtPArjY (quante volte)
https://www.youtube.com/watch?v=IPwSPDCklUE (fammi andar via)
https://www.youtube.com/watch?v=sbZWzNul_OU (via)
https://www.youtube.com/watch?v=o4CwnwuJbkQ (io dal mare)
https://www.youtube.com/watch?v=398zCI3wpSc (fotografie)
https://www.youtube.com/watch?v=8F4E8S4nunQ (poster)
http://www.baglioni.it/download_foto_dettaglio.php?id_gallery=44 (FOTO DELLA SERATA)
Scaletta concerto Ischia Claudio Baglioni (con Danilo Rea,Paolo Fresu & Calandra Trio Jazz) Grazie a Ivan
E tu come stai
Solo
Con tutto l'amore che posso
Avrai
Dieci dita
Un po di più
Io dal mare
Reginella
Reginella Reginé
Santa Lucia luntana
Poster
Quei due
Fotografie
Yesterday
Il nostro concerto
La canzone dell'amore perduto
Chissà se mi pensi
Tamburi lontani
Quante volte
Fammi andar via
Amore bello
Questo piccolo grande amore
E tu
Sabato pomeriggio
E adesso la pubblicità
Stelle di stelle
Via
Mille giorni di te e di me
http://www.ildispari.it/it/arriva-baglioni-tutto-pronto-per-il-concerto/
Arriva Claudio Baglioni. E l’isola attende con ansia il suo concerto, uno degli eventi clou di “Piano & Jazz”, in programma domani sera al Negombo. E durante il sopralluogo con Tony Conte il cantautore è già parso in formissima: «Ascoltare Claudio Baglioni cantare “Fotografie”… è stata un’emozione unica» rivela Conte. Aggiungendo: «Sarà un concerto imperdibile».
http://www.ildispari.it/it/il-27-agosto-suona-ad-ischia/
Definito il programma della settima edizione di “Piano & Jazz” che si svolge sull’isola d’Ischia dal 25 al 31 agosto.
Un festival ricco di sorprese: una su tutte il concerto di Claudio Baglioni, il 27 agosto, che torna a Ischia dopo 34 anni con un appuntamento speciale impreziosito dalla partecipazione di Danilo Rea. Claudio Baglioni interpreterà i suoi più grandi successi al pianoforte nella suggestiva cornice dell’Arena del Negombo nella baia di San Montano, in una contaminazione tra il jazz e artisti di primissimo livello della musica italiana a cui Piano & Jazz ci ha abituati.
Non mancherà il Jazz vero sugli stages di Piano & Jazz: sul Castello Aragonese di Ischia, Paolo Fresu e Danilo Rea si esibiranno nel Piazzale delle Armi, Maria Pia De Vito insieme ad Enzo Pietropaoli e Julian Mazzariello saranno protagonisti di “Stolen Songs” presso il Calise di Ischia.
All’Arena del Negombo una tre giorni di jazz per veri intenditori dal 28 al 30 agosto: il talento di Hiromi pianista giapponese ormai affermatissima in tutto il mondo, Michel Camilo pianista dominicano vincitore di due Grammy, Tomatito chitarrista spagnolo di flamenco, Anthony Jackson noto bassista americano e Steve Smith annoverato dalla rivista Modern Drummer tra i 25 migliori batteristi di sempre.
Chiuderà il festival presso il Divina di Sant’Angelo, Nick The Nightfly Quintet storica voce di Montecarlo Night in una incantevole cornice in riva al mare
https://www.youtube.com/watch?v=r7w8OQVMQkY (la canzone dell'amore perduto)
https://www.youtube.com/watch?v=CdlyjRhm8V0 (quei due)
https://www.youtube.com/watch?v=W6cjH7AjtxM (il nostro concerto)
https://www.youtube.com/watch?v=rS8ycL5bj80 (Yesterday)
https://www.youtube.com/watch?v=UHryz5kp2hY (stelle di stelle)
https://www.youtube.com/watch?v=_-IdawBRppk (tamburi lontani)
https://www.youtube.com/watch?v=gOr3H0eSVEw (chissà se mi pensi)
https://www.youtube.com/watch?v=uGjhFo5sENk (reginella/ reginella reginè)
https://www.youtube.com/watch?v=-CVE7nkbwbQ (mille giorni)
https://www.youtube.com/watch?v=z_ZwGtPArjY (quante volte)
https://www.youtube.com/watch?v=IPwSPDCklUE (fammi andar via)
https://www.youtube.com/watch?v=sbZWzNul_OU (via)
https://www.youtube.com/watch?v=o4CwnwuJbkQ (io dal mare)
https://www.youtube.com/watch?v=398zCI3wpSc (fotografie)
https://www.youtube.com/watch?v=8F4E8S4nunQ (poster)
http://www.baglioni.it/download_foto_dettaglio.php?id_gallery=44 (FOTO DELLA SERATA)
Scaletta concerto Ischia Claudio Baglioni (con Danilo Rea,Paolo Fresu & Calandra Trio Jazz) Grazie a Ivan
E tu come stai
Solo
Con tutto l'amore che posso
Avrai
Dieci dita
Un po di più
Io dal mare
Reginella
Reginella Reginé
Santa Lucia luntana
Poster
Quei due
Fotografie
Yesterday
Il nostro concerto
La canzone dell'amore perduto
Chissà se mi pensi
Tamburi lontani
Quante volte
Fammi andar via
Amore bello
Questo piccolo grande amore
E tu
Sabato pomeriggio
E adesso la pubblicità
Stelle di stelle
Via
Mille giorni di te e di me
http://www.ildispari.it/it/arriva-baglioni-tutto-pronto-per-il-concerto/
Arriva Claudio Baglioni. E l’isola attende con ansia il suo concerto, uno degli eventi clou di “Piano & Jazz”, in programma domani sera al Negombo. E durante il sopralluogo con Tony Conte il cantautore è già parso in formissima: «Ascoltare Claudio Baglioni cantare “Fotografie”… è stata un’emozione unica» rivela Conte. Aggiungendo: «Sarà un concerto imperdibile».
http://www.ildispari.it/it/il-27-agosto-suona-ad-ischia/
Definito il programma della settima edizione di “Piano & Jazz” che si svolge sull’isola d’Ischia dal 25 al 31 agosto.
Un festival ricco di sorprese: una su tutte il concerto di Claudio Baglioni, il 27 agosto, che torna a Ischia dopo 34 anni con un appuntamento speciale impreziosito dalla partecipazione di Danilo Rea. Claudio Baglioni interpreterà i suoi più grandi successi al pianoforte nella suggestiva cornice dell’Arena del Negombo nella baia di San Montano, in una contaminazione tra il jazz e artisti di primissimo livello della musica italiana a cui Piano & Jazz ci ha abituati.
Non mancherà il Jazz vero sugli stages di Piano & Jazz: sul Castello Aragonese di Ischia, Paolo Fresu e Danilo Rea si esibiranno nel Piazzale delle Armi, Maria Pia De Vito insieme ad Enzo Pietropaoli e Julian Mazzariello saranno protagonisti di “Stolen Songs” presso il Calise di Ischia.
All’Arena del Negombo una tre giorni di jazz per veri intenditori dal 28 al 30 agosto: il talento di Hiromi pianista giapponese ormai affermatissima in tutto il mondo, Michel Camilo pianista dominicano vincitore di due Grammy, Tomatito chitarrista spagnolo di flamenco, Anthony Jackson noto bassista americano e Steve Smith annoverato dalla rivista Modern Drummer tra i 25 migliori batteristi di sempre.
Chiuderà il festival presso il Divina di Sant’Angelo, Nick The Nightfly Quintet storica voce di Montecarlo Night in una incantevole cornice in riva al mare
martedì 26 agosto 2014
INTERVISTA BAGLIONI TG1 DEL 25 AGOSTO 2014
http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-81f82568-4bb5-4737-b984-cea36647fe80-tg1.html
INTERVISTA BAGLIONI TG1 DEL 25 AGOSTO 2014
INTERVISTA BAGLIONI TG1 DEL 25 AGOSTO 2014
giovedì 21 agosto 2014
martedì 19 agosto 2014
INTERVISTA CLAUDIO BAGLIONI PANORAMA 19 AGOSTO 2014
http://cultura.panorama.it/musica/Claudio-Baglioni-50-anni-intervista
di Gianni Poglio
Una vita straordinaria tra musica, successi e tour. Claudio Baglioni li festeggia in questo 2014, cinquant'anni dopo la sua prima esibizione a Centocelle in Piazza San Felice da Cantalice. Da lì in poi la sua storia ha preso un'altra corso. Che oggi tutti conosciamo. Quella che segue, più che un'intervista, è il racconto di una vita intera. Che Claudio ci ha raccontato tappa per tappa, decennio per decennio, lo scorso novembre. Partendo proprio da Centocelle, dalla prima volta in pubblico con una canzone in italiano di Paul Anka...
"Per gli amici sono un TomTom vivente, quello a cui si telefona a qualsiasi ora per una dritta sul tragitto più breve o la strada meno trafficata. Chi mi conosce bene sa che distanze e percorsi non hanno più segreti per me. Ho battuto l’Italia palmo a palmo trasformando qualunque spazio in un palcoscenico: balconi, autobus, stazioni della metropolitana, camion, piazze, marciapiedi, teatri lirici, stadi e palasport. Una vita nomade, ma meravigliosa". Parola di Claudio Baglioni.
Una vita in tour.
"Gran bella parola. Nella mia testa evoca l’immagine di uno sconfinato parco divertimenti e tanti amici con cui giocare senza annoiarsi mai".
Le nuove date dei suoi concerti arrivano esattamente dopo 50 anni di palco. Che cosa ricorda della prima volta?
"Il luogo, Piazza San Felice da Cantalice a Centocelle, e il brano, Ogni volta di Paul Anka. Mi ero iscritto a un concorso canoro per emulare due amichetti di condominio. I miei non sapevano come gestire la cosa perché non avevano alcuna inclinazione musicale. Ho passato tre giorni a fare prove davanti allo specchio di mia madre. Il colpo di teatro era un movimento a scatto della gamba. In famiglia eravamo convinti che Anka si chiamasse così per il suo modo di ancheggiare. Ovviamente non era vero".
Les Images è invece il nome della sua prima band.
"Era un complessino beat amatoriale. Negli anni Sessanta, in ogni condominio di periferia c’era un gruppo beat. Il nostro aveva una formazione singolare: suonavamo tutti la chitarra. Sapevamo bene che chitarristi e batteristi erano i più gettonati tra le ragazze. Diciamolo pure: non eravamo spinti dal sacro fuoco dell’arte. Una volta ci affacciammo dal balcone di casa mia a Centocelle e suonammo tutti e sette la chitarra. Volevamo fermare il mondo con quell’esibizione, ma in realtà non fermammo proprio nessuno. Alcuni del gruppo si erano addirittura lisciati i capelli sull’asse con il ferro da stiro per apparire più affascinanti. Ma non servì a nulla. Sette o otto anni fa sono tornato su quel balcone per uno show improvvisato, un tuffo nella memoria. Quando si sono spalancate le finestre e sotto c’era una folla, ho avuto la percezione reale di quanto fosse cambiato tutto. Ripercorrere le strade che hanno segnato la vita ha un sapore agrodolce, è un viaggio nel participio passato, in quello che è stato e non tornerà più".
La sua è una storia di canzoni d’amore, di buoni sentimenti e testi popolari. Tutto questo, negli anni successivi al 1968, veniva bollato come qualunquista e reazionario. Se l’è mai vista brutta?
Un po’ di ostracismo c’è stato. A quei tempi era un handicap non ragionare per estremi. Non sono mai stato uno che cercava lo scontro con la polizia, anche perché mio padre era un carabiniere e io in ogni divisa vedevo qualcosa di familiare. Avere posizioni moderate e non omologate mi portava a fare il mediatore nelle assemblee studentesche o durante le occupazioni e gli scioperi. Risultato: mi odiavano praticamente tutti. Una volta, venni assalito due volte nel giro di pochi minuti. Prima mi bloccarono i maoisti, poi i missini. Spintoni, minacce e altre galanterie. Come artista, ho subito volantinaggi: «Stasera ti daremo un centinaio di legnate, veniamo a riprenderci la musica che è nostra». Ecco, il tenore dei messaggi era questo.
Prima del successo di Questo piccolo grande amore nel 1972 c’è una parentesi polacca fatta di concerti sold out e ragazze in delirio davanti ai camerini.
"In Italia ero un perfetto sconosciuto, in Polonia e Cecoslovacchia un idolo delle folle con le groupie al seguito. Fu un trionfo inaspettato e un’esperienza surreale al tempo stesso. Ogni pomeriggio, durante le prove nei teatri, c’erano cinque funzionari di partito con tanto di impermeabile seduti in platea. Dovevano valutare se i testi delle mie canzoni avevano contenuti ostili alla rivoluzione. Capirai... Sembrava la scena di un film sulla Guerra Fredda. A Varsavia ho anche rimediato una figuraccia epocale. Salgo sul palco senza guardare attentamente il pubblico. Dopo un paio di brani, dico: «Questa canzone è dedicata alle bellissime ragazze polacche». Nessuna reazione. Penso a un problema di pronuncia e ripeto la ruffianata due o tre volte. Niente. A un certo punto qualcuno mi fa cenno di piantarla. E, finalmente, intuisco il senso di quel silenzio: in sala c’erano solo i soldati di una guarnigione che erano stati invitati allo show".
A metà anni Settanta, in piena Baglioni-mania, lei e Francesco De Gregori, vi date appuntamento in Piazza del Pantheon, a Roma, per uno show improvvisato. Un flop. Corretto?
"Sì. Eravamo convinti di fermare il mondo in quanto volti noti. E, invece, della nostra presenza non si accorse nessuno. Un gruppetto di turisti giapponesi lanciò quattrocento lire nella custodia della chitarra. Quella fu l’unica reazione. Ci eravamo fatti il film di essere sottratti all’abbraccio dei fan dalla polizia. Al contrario, la gente ci passava di fianco nella più completa indifferenza. Nemmeno uno che dicesse «Ma io questi due credo di averli già visti»".
Su quel che successe in Piazza del Pantheon la sua versione e quella di Gregori divergono.
"Lui racconta che io ci sono rimasto malissimo perché ero quello più sensibile e romantico. Io invece sostengo che a rimanere sconvolto da quell’episodio fu lui perché da sempre molto più vanitoso di me".
Camion, autobus, balconi e concerti di strada: la sua carriera è costellata da esibizioni informali e a sorpresa. Perché lo fa?
"Queste sfide, che mi sono sempre procurato da solo, sono salutari. Il senso è quello di ridimensionarsi, di tornare con i piedi sulla terra. Sa, in questo mestiere, quando si iniziano a benedire le folle significa che nella testa si è rotto qualcosa. Ed è ora di intervenire".
Negli anni Ottanta gli stadi italiani si riempiono per i suoi show. Milioni di fan e una sfida impossibile: suonare tutti gli strumenti da solo.
"Le folle del tour denominato Alè-oo furono impressionanti. Avevo le vertigini, a un certo punto fu come andare fuori strada. Quattro anni più tardi, nel 1986, feci una pazzia: suonare negl stadi da solo. Manovravo una serie di strumenti collegati tra loro come un’orchestra virtuale. Uno stress pazzesco: del concerto di San Siro con centomila persone ricordo solo l’inizio e la fine. Nulla di quel che è successo in mezzo. Ero in trance".
A turbare il periodo d’oro arriva nel 1988 la contestazione allo stadio di Torino durante lo show organizzato da Amnesty International.
"Venti minuti di fischi e insulti. Venivano dalla fazione rock, molti erano fan di Bruce Springsteen. Il bello è che mi era stato chiesto di partecipare per spingere un po’ le vendite dei biglietti che non erano esaltanti. Accettai e finì così. Al momento reagii bene, ma nei tre mesi successivi fu durissima. Ricordo che un giorno dissi tra me e me «Oddio, è finita». Non era così".
Tutti gli artisti, anche i meno inclini alla trasgressione, descrivono i tour come un momento di sospensione della realtà, uno stacco totale dal mondo e dai suoi ritmi. Come si concilia questo con la vita familiare e quella di tutti i giorni?
"Non si rientra mai subito nella realtà. Io non ho un approccio bohemienne o spericolato, ma quando finisce un concerto è impossibile spegnersi. Se, come me, sei uno di quegli artisti che come unica droga si concede l’adrenalina, non vai a comunque a dormire prima delle 7 del mattino. Dopo uno show sei una bomba e, quando sei al massimo della luce, vorresti non spegnerti mai. In quei momenti sembra che il mondo sia un posto bellissimo dove stare. E così, quando rientri a casa c’è inevitabilmente il rincoglionimento, perché ti senti inutile come il soldato che torna dalla guerra che non ha più un mestiere, un’identità. Ecco, il problema è smettere".
Il titolo del suo ultimo album, Con voi, ha il sapore di un tributo a cinquant’anni di storia condivisa. Con quelli che hanno lavorato con lei ma anche con i fan che hanno reso tutto questo possibile.
Quando si inizia a intravedere un’idea di finale, dell’ultima parte di una storia, si fanno un po’ di conti. La mia è una storia inesorabilmente intrecciata a quelle di migliaia di vite che sono transitate nell’orbita Baglioni. E non parlo solo dei miei collaboratori, ma anche di quelle persone che a sessanta o settant’anni sono ancora lì a cantare e a saltare su una gradinata. Quando li osservo dal palco divento tutto cuore.
Qual è il momento della sua vita in the road che non dimenticherà mai, il ricordo più intenso ed emozionante?
Le due ore successive al concerto all’Arsenale di Venezia nel 1982. Tornai in camerino dopo un trionfo e senza dire nulla al mio staff me ne andai da solo per le calli. Sempre a Venezia, nel 1969, ero stato escluso malamente da un concorso. Mi ero piazzato ultimo. Uscii dall’albergo a pezzi e iniziai a camminare distrutto sotto la pioggia. Pensai pure di buttarmi nei canali. Tredici anni dopo, volevo godermi, da solo come allora, il dolce sapore della rivincita: è stato bellissimo.
di Gianni Poglio
Una vita straordinaria tra musica, successi e tour. Claudio Baglioni li festeggia in questo 2014, cinquant'anni dopo la sua prima esibizione a Centocelle in Piazza San Felice da Cantalice. Da lì in poi la sua storia ha preso un'altra corso. Che oggi tutti conosciamo. Quella che segue, più che un'intervista, è il racconto di una vita intera. Che Claudio ci ha raccontato tappa per tappa, decennio per decennio, lo scorso novembre. Partendo proprio da Centocelle, dalla prima volta in pubblico con una canzone in italiano di Paul Anka...
"Per gli amici sono un TomTom vivente, quello a cui si telefona a qualsiasi ora per una dritta sul tragitto più breve o la strada meno trafficata. Chi mi conosce bene sa che distanze e percorsi non hanno più segreti per me. Ho battuto l’Italia palmo a palmo trasformando qualunque spazio in un palcoscenico: balconi, autobus, stazioni della metropolitana, camion, piazze, marciapiedi, teatri lirici, stadi e palasport. Una vita nomade, ma meravigliosa". Parola di Claudio Baglioni.
Una vita in tour.
"Gran bella parola. Nella mia testa evoca l’immagine di uno sconfinato parco divertimenti e tanti amici con cui giocare senza annoiarsi mai".
Le nuove date dei suoi concerti arrivano esattamente dopo 50 anni di palco. Che cosa ricorda della prima volta?
"Il luogo, Piazza San Felice da Cantalice a Centocelle, e il brano, Ogni volta di Paul Anka. Mi ero iscritto a un concorso canoro per emulare due amichetti di condominio. I miei non sapevano come gestire la cosa perché non avevano alcuna inclinazione musicale. Ho passato tre giorni a fare prove davanti allo specchio di mia madre. Il colpo di teatro era un movimento a scatto della gamba. In famiglia eravamo convinti che Anka si chiamasse così per il suo modo di ancheggiare. Ovviamente non era vero".
Les Images è invece il nome della sua prima band.
"Era un complessino beat amatoriale. Negli anni Sessanta, in ogni condominio di periferia c’era un gruppo beat. Il nostro aveva una formazione singolare: suonavamo tutti la chitarra. Sapevamo bene che chitarristi e batteristi erano i più gettonati tra le ragazze. Diciamolo pure: non eravamo spinti dal sacro fuoco dell’arte. Una volta ci affacciammo dal balcone di casa mia a Centocelle e suonammo tutti e sette la chitarra. Volevamo fermare il mondo con quell’esibizione, ma in realtà non fermammo proprio nessuno. Alcuni del gruppo si erano addirittura lisciati i capelli sull’asse con il ferro da stiro per apparire più affascinanti. Ma non servì a nulla. Sette o otto anni fa sono tornato su quel balcone per uno show improvvisato, un tuffo nella memoria. Quando si sono spalancate le finestre e sotto c’era una folla, ho avuto la percezione reale di quanto fosse cambiato tutto. Ripercorrere le strade che hanno segnato la vita ha un sapore agrodolce, è un viaggio nel participio passato, in quello che è stato e non tornerà più".
La sua è una storia di canzoni d’amore, di buoni sentimenti e testi popolari. Tutto questo, negli anni successivi al 1968, veniva bollato come qualunquista e reazionario. Se l’è mai vista brutta?
Un po’ di ostracismo c’è stato. A quei tempi era un handicap non ragionare per estremi. Non sono mai stato uno che cercava lo scontro con la polizia, anche perché mio padre era un carabiniere e io in ogni divisa vedevo qualcosa di familiare. Avere posizioni moderate e non omologate mi portava a fare il mediatore nelle assemblee studentesche o durante le occupazioni e gli scioperi. Risultato: mi odiavano praticamente tutti. Una volta, venni assalito due volte nel giro di pochi minuti. Prima mi bloccarono i maoisti, poi i missini. Spintoni, minacce e altre galanterie. Come artista, ho subito volantinaggi: «Stasera ti daremo un centinaio di legnate, veniamo a riprenderci la musica che è nostra». Ecco, il tenore dei messaggi era questo.
Prima del successo di Questo piccolo grande amore nel 1972 c’è una parentesi polacca fatta di concerti sold out e ragazze in delirio davanti ai camerini.
"In Italia ero un perfetto sconosciuto, in Polonia e Cecoslovacchia un idolo delle folle con le groupie al seguito. Fu un trionfo inaspettato e un’esperienza surreale al tempo stesso. Ogni pomeriggio, durante le prove nei teatri, c’erano cinque funzionari di partito con tanto di impermeabile seduti in platea. Dovevano valutare se i testi delle mie canzoni avevano contenuti ostili alla rivoluzione. Capirai... Sembrava la scena di un film sulla Guerra Fredda. A Varsavia ho anche rimediato una figuraccia epocale. Salgo sul palco senza guardare attentamente il pubblico. Dopo un paio di brani, dico: «Questa canzone è dedicata alle bellissime ragazze polacche». Nessuna reazione. Penso a un problema di pronuncia e ripeto la ruffianata due o tre volte. Niente. A un certo punto qualcuno mi fa cenno di piantarla. E, finalmente, intuisco il senso di quel silenzio: in sala c’erano solo i soldati di una guarnigione che erano stati invitati allo show".
A metà anni Settanta, in piena Baglioni-mania, lei e Francesco De Gregori, vi date appuntamento in Piazza del Pantheon, a Roma, per uno show improvvisato. Un flop. Corretto?
"Sì. Eravamo convinti di fermare il mondo in quanto volti noti. E, invece, della nostra presenza non si accorse nessuno. Un gruppetto di turisti giapponesi lanciò quattrocento lire nella custodia della chitarra. Quella fu l’unica reazione. Ci eravamo fatti il film di essere sottratti all’abbraccio dei fan dalla polizia. Al contrario, la gente ci passava di fianco nella più completa indifferenza. Nemmeno uno che dicesse «Ma io questi due credo di averli già visti»".
Su quel che successe in Piazza del Pantheon la sua versione e quella di Gregori divergono.
"Lui racconta che io ci sono rimasto malissimo perché ero quello più sensibile e romantico. Io invece sostengo che a rimanere sconvolto da quell’episodio fu lui perché da sempre molto più vanitoso di me".
Camion, autobus, balconi e concerti di strada: la sua carriera è costellata da esibizioni informali e a sorpresa. Perché lo fa?
"Queste sfide, che mi sono sempre procurato da solo, sono salutari. Il senso è quello di ridimensionarsi, di tornare con i piedi sulla terra. Sa, in questo mestiere, quando si iniziano a benedire le folle significa che nella testa si è rotto qualcosa. Ed è ora di intervenire".
Negli anni Ottanta gli stadi italiani si riempiono per i suoi show. Milioni di fan e una sfida impossibile: suonare tutti gli strumenti da solo.
"Le folle del tour denominato Alè-oo furono impressionanti. Avevo le vertigini, a un certo punto fu come andare fuori strada. Quattro anni più tardi, nel 1986, feci una pazzia: suonare negl stadi da solo. Manovravo una serie di strumenti collegati tra loro come un’orchestra virtuale. Uno stress pazzesco: del concerto di San Siro con centomila persone ricordo solo l’inizio e la fine. Nulla di quel che è successo in mezzo. Ero in trance".
A turbare il periodo d’oro arriva nel 1988 la contestazione allo stadio di Torino durante lo show organizzato da Amnesty International.
"Venti minuti di fischi e insulti. Venivano dalla fazione rock, molti erano fan di Bruce Springsteen. Il bello è che mi era stato chiesto di partecipare per spingere un po’ le vendite dei biglietti che non erano esaltanti. Accettai e finì così. Al momento reagii bene, ma nei tre mesi successivi fu durissima. Ricordo che un giorno dissi tra me e me «Oddio, è finita». Non era così".
Tutti gli artisti, anche i meno inclini alla trasgressione, descrivono i tour come un momento di sospensione della realtà, uno stacco totale dal mondo e dai suoi ritmi. Come si concilia questo con la vita familiare e quella di tutti i giorni?
"Non si rientra mai subito nella realtà. Io non ho un approccio bohemienne o spericolato, ma quando finisce un concerto è impossibile spegnersi. Se, come me, sei uno di quegli artisti che come unica droga si concede l’adrenalina, non vai a comunque a dormire prima delle 7 del mattino. Dopo uno show sei una bomba e, quando sei al massimo della luce, vorresti non spegnerti mai. In quei momenti sembra che il mondo sia un posto bellissimo dove stare. E così, quando rientri a casa c’è inevitabilmente il rincoglionimento, perché ti senti inutile come il soldato che torna dalla guerra che non ha più un mestiere, un’identità. Ecco, il problema è smettere".
Il titolo del suo ultimo album, Con voi, ha il sapore di un tributo a cinquant’anni di storia condivisa. Con quelli che hanno lavorato con lei ma anche con i fan che hanno reso tutto questo possibile.
Quando si inizia a intravedere un’idea di finale, dell’ultima parte di una storia, si fanno un po’ di conti. La mia è una storia inesorabilmente intrecciata a quelle di migliaia di vite che sono transitate nell’orbita Baglioni. E non parlo solo dei miei collaboratori, ma anche di quelle persone che a sessanta o settant’anni sono ancora lì a cantare e a saltare su una gradinata. Quando li osservo dal palco divento tutto cuore.
Qual è il momento della sua vita in the road che non dimenticherà mai, il ricordo più intenso ed emozionante?
Le due ore successive al concerto all’Arsenale di Venezia nel 1982. Tornai in camerino dopo un trionfo e senza dire nulla al mio staff me ne andai da solo per le calli. Sempre a Venezia, nel 1969, ero stato escluso malamente da un concorso. Mi ero piazzato ultimo. Uscii dall’albergo a pezzi e iniziai a camminare distrutto sotto la pioggia. Pensai pure di buttarmi nei canali. Tredici anni dopo, volevo godermi, da solo come allora, il dolce sapore della rivincita: è stato bellissimo.
lunedì 18 agosto 2014
INTERVISTA CLAUDIO BAGLIONI A REPUBBLICA DEL 18 AGOSTO 2014
http://media.mimesi.com/cacheServer/servlet/CNcacheCopy?file=pdf/201408/18/0002_binpageNZ34.pdf&authCookie=375896777
http://www.repubblica.it/spettacoli/musica/2014/08/18/news/baglioni_mezzo_secolo_di_musica_non_sono_fatto_per_il_successo_sono_uno_schivo-93990289/
ROMA - Cinquant'anni fa, nel quartiere romano di Centocelle, per la festa del Santo Patrono, San Felice da Cantalice, Ottorino Valentini decise di organizzare un piccolo concorso canoro, con tanto di festa in piazza. È lì che inizia l’avventura di Claudio Baglioni nel mondo della musica.
Baglioni, come se la ricorda oggi quella serata?
«Be’, che nulla era previsto. Non c’era nell’aria il segno che avrei dovuto fare quella strada, non c’era nessuna tradizione familiare. Abitavo nella periferia romana, a Centocelle. Venni a sapere che uno degli amici che vivevano nel mio palazzo si era iscritto a quel concorso. Per non essere da meno, lo feci anch’io. Mia madre mi confezionò un meraviglioso insieme di camicia rosa e pantaloni celesti, e mio padre fece da direttore artistico, scelse la canzone, un pezzo che era andato a Sanremo, scritto da Robi Ferrante e cantato da Paul Anka, Ogni volta. Provai per una settimana le mosse davanti allo specchio, ne avevo anche inventata una con la gamba un po’ da urlatore, e mi presentai. Non vinsi. Ma lo feci l’anno successivo, con grande soddisfazione di tutti».Ma poi come continuò?
«Un maestro di musica andò da mio padre e gli disse che non ero male, allora i miei mi iscrissero ad un corso di musica e mi comprarono la chitarra».
Se dovesse trarre un bilancio di questi cinquant’anni, a parte il successo, quali sono le cose essenziali della sua carriera?
«Innanzitutto che sia durata così tanto. Non avrei mai pensato che sarei arrivato a questo punto, davvero. L’altro fatto è che in fondo non mi sono reso conto mai che fosse una professione. È un mestiere che si impara ogni giorno, e se non fosse così potresti non avere più “fame”, non avere più passione. Ma ho anche un rammarico, perché alla fine scopri che in tutti questi anni avresti potuto fare di più. Io ho avuto anche lunghe pause, ho “perso” del tempo ».
Ma è diventato Baglioni...
«Si, ma ho faticato molto a mettere me stesso nel personaggio, il mio è un mestiere pubblico, lo richiede, e io non ero fatto per questo, sono sempre stato schivo ho dovuto imparare a non esserlo. Sei Baglioni anche quando il palco non c’è, non sei mai fuori servizio, sei sempre al lavoro con il resto del mondo, e questo è stato un percorso parallelo, una sfida tra due anime che credo si sia risolta».
Ha mai perso la testa per il successo avuto?
«Il delirio di onnipotenza? Quando sali sul palco e tutti urlano il tuo nome come al Colosseo, la trappola è forte. Puoi benedire le folle, hai centomila watt che amplificano la tua voce, che diventa messianica, ogni parola assume una profondità che non avrebbe senza l’apparato e il rituale. Però devo dire che sono stato fortunato, ogni volta che c’era questo rischio ho beccato uno schiaffo, un successo minore, quando potevo montarmi la testa qualcosa mi ha tolto il piedistallo. Certe volte ho anche sfidato la fama: tanti anni fa avevo paura di giocare il ruolo di quello che sembra democratico ma in realtà si sottrae al pubblico e alla vita. Allora mi comprai una macchina scoperta e decisi di andare in giro per Roma mostrandomi. Molti mi riconoscevano, mi salutavano e mi chiamavano per nome, finché non arrivo il momento della chiamata: “Baglioni!”, alla quale rispondi girando la testa e sorridendo, e arriva l’inevitabile “Ma vaffa...”. Mi è servito, la malattia della presunzione credo di averla evitata».
Tra successi e cambiamenti si può dire che lei sia rinato molte volte in questi 50 anni.
«Non so se me lo sono andato a cercare o se me lo sono meritato, ma di certo mi sono dato da fare. Il successo non dura mai per sempre. Devi cercare altre cose, stimoli, sentimenti...».
Rispetto agli altri cantautori della sua generazione lei aveva una matrice musicale molto più forte
«Si, molto variegata. Piccolo grande amore per esempio ha una struttura complessa, così come tutto il resto del disco. La musica è quasi matematica, ha le sue leggi. Questa forse è stata la vera differenza tra me e gli anni Settanta di altri protagonisti della canzone».
Curiosità musicale che il 30 agosto la porterà per la prima volta in una rassegna jazz. Un’altra rinascita?
«E chi può dirlo, io stesso sono molto curioso di vedere cosa farò. Mi piaceva l’idea di andare a cantare a Ischia per un motivo sentimentale: io sono frutto di una vacanza d’amore dei miei genitori a Ischia. Quindi ho detto di si e poi dopo due o tre giorni ho letto il programma e mi è venuto un groppo alla gola. Con me ci sarà Danilo Rea, e in questi giorni stiamo cominciando a scegliere il repertorio. Magari potrebbe nascere qualcosa di curioso ».
E poi si ricomincia il tour?
«Si, riprendo con il tour “Convoi”, che diventa “reTour”, con i tredici polistrumentisti di questo straordinario supergruppo che mi accompagna. Partiremo il 18 ottobre da Bruxelles. Ha avuto un grande successo, più di duecentomila spettatori».
Ha intercettato un sentimento, il cambiamento del paese.
«Credo di si. Il paese si è stancato negli ultimi venti anni, ha iniziato a immalinconirsi, sfasciarsi, perdere la certezza. Noi facciamo la nostra parte, come tutti, mettiamo in gioco idee, valori, volontà. Non mi piace che vinca il senso della disfatta, del sospetto, del “tanto non ce la si fa, il paese è finito”, quello che posso fare, che dovremmo fare tutti, è fare bene il mio mestiere, assieme agli altri».
E il nuovo disco?
«Quello che ho fatto mi ha messo una grande frenesia. Dopo 50 anni di musica e 45 di dischi, pensi sempre che sia il momento del gran finale. E invece fai qualcosa di diverso».
Ma il pubblico vuole Baglioni...
«Il mio lavoro è condannato tutta la vita ad essere popolare, non potrei diventare più un artista di nicchia. E questa è una bella cosa ma è anche una grande difficoltà. È una sfida che ti dà benzina anche se c’è il pericolo di essere banali o troppo ecumenici».
http://www.repubblica.it/spettacoli/musica/2014/08/18/news/baglioni_mezzo_secolo_di_musica_non_sono_fatto_per_il_successo_sono_uno_schivo-93990289/
ROMA - Cinquant'anni fa, nel quartiere romano di Centocelle, per la festa del Santo Patrono, San Felice da Cantalice, Ottorino Valentini decise di organizzare un piccolo concorso canoro, con tanto di festa in piazza. È lì che inizia l’avventura di Claudio Baglioni nel mondo della musica.
Baglioni, come se la ricorda oggi quella serata?
«Be’, che nulla era previsto. Non c’era nell’aria il segno che avrei dovuto fare quella strada, non c’era nessuna tradizione familiare. Abitavo nella periferia romana, a Centocelle. Venni a sapere che uno degli amici che vivevano nel mio palazzo si era iscritto a quel concorso. Per non essere da meno, lo feci anch’io. Mia madre mi confezionò un meraviglioso insieme di camicia rosa e pantaloni celesti, e mio padre fece da direttore artistico, scelse la canzone, un pezzo che era andato a Sanremo, scritto da Robi Ferrante e cantato da Paul Anka, Ogni volta. Provai per una settimana le mosse davanti allo specchio, ne avevo anche inventata una con la gamba un po’ da urlatore, e mi presentai. Non vinsi. Ma lo feci l’anno successivo, con grande soddisfazione di tutti».Ma poi come continuò?
«Un maestro di musica andò da mio padre e gli disse che non ero male, allora i miei mi iscrissero ad un corso di musica e mi comprarono la chitarra».
Se dovesse trarre un bilancio di questi cinquant’anni, a parte il successo, quali sono le cose essenziali della sua carriera?
«Innanzitutto che sia durata così tanto. Non avrei mai pensato che sarei arrivato a questo punto, davvero. L’altro fatto è che in fondo non mi sono reso conto mai che fosse una professione. È un mestiere che si impara ogni giorno, e se non fosse così potresti non avere più “fame”, non avere più passione. Ma ho anche un rammarico, perché alla fine scopri che in tutti questi anni avresti potuto fare di più. Io ho avuto anche lunghe pause, ho “perso” del tempo ».
Ma è diventato Baglioni...
«Si, ma ho faticato molto a mettere me stesso nel personaggio, il mio è un mestiere pubblico, lo richiede, e io non ero fatto per questo, sono sempre stato schivo ho dovuto imparare a non esserlo. Sei Baglioni anche quando il palco non c’è, non sei mai fuori servizio, sei sempre al lavoro con il resto del mondo, e questo è stato un percorso parallelo, una sfida tra due anime che credo si sia risolta».
Ha mai perso la testa per il successo avuto?
«Il delirio di onnipotenza? Quando sali sul palco e tutti urlano il tuo nome come al Colosseo, la trappola è forte. Puoi benedire le folle, hai centomila watt che amplificano la tua voce, che diventa messianica, ogni parola assume una profondità che non avrebbe senza l’apparato e il rituale. Però devo dire che sono stato fortunato, ogni volta che c’era questo rischio ho beccato uno schiaffo, un successo minore, quando potevo montarmi la testa qualcosa mi ha tolto il piedistallo. Certe volte ho anche sfidato la fama: tanti anni fa avevo paura di giocare il ruolo di quello che sembra democratico ma in realtà si sottrae al pubblico e alla vita. Allora mi comprai una macchina scoperta e decisi di andare in giro per Roma mostrandomi. Molti mi riconoscevano, mi salutavano e mi chiamavano per nome, finché non arrivo il momento della chiamata: “Baglioni!”, alla quale rispondi girando la testa e sorridendo, e arriva l’inevitabile “Ma vaffa...”. Mi è servito, la malattia della presunzione credo di averla evitata».
Tra successi e cambiamenti si può dire che lei sia rinato molte volte in questi 50 anni.
«Non so se me lo sono andato a cercare o se me lo sono meritato, ma di certo mi sono dato da fare. Il successo non dura mai per sempre. Devi cercare altre cose, stimoli, sentimenti...».
Rispetto agli altri cantautori della sua generazione lei aveva una matrice musicale molto più forte
«Si, molto variegata. Piccolo grande amore per esempio ha una struttura complessa, così come tutto il resto del disco. La musica è quasi matematica, ha le sue leggi. Questa forse è stata la vera differenza tra me e gli anni Settanta di altri protagonisti della canzone».
Curiosità musicale che il 30 agosto la porterà per la prima volta in una rassegna jazz. Un’altra rinascita?
«E chi può dirlo, io stesso sono molto curioso di vedere cosa farò. Mi piaceva l’idea di andare a cantare a Ischia per un motivo sentimentale: io sono frutto di una vacanza d’amore dei miei genitori a Ischia. Quindi ho detto di si e poi dopo due o tre giorni ho letto il programma e mi è venuto un groppo alla gola. Con me ci sarà Danilo Rea, e in questi giorni stiamo cominciando a scegliere il repertorio. Magari potrebbe nascere qualcosa di curioso ».
E poi si ricomincia il tour?
«Si, riprendo con il tour “Convoi”, che diventa “reTour”, con i tredici polistrumentisti di questo straordinario supergruppo che mi accompagna. Partiremo il 18 ottobre da Bruxelles. Ha avuto un grande successo, più di duecentomila spettatori».
Ha intercettato un sentimento, il cambiamento del paese.
«Credo di si. Il paese si è stancato negli ultimi venti anni, ha iniziato a immalinconirsi, sfasciarsi, perdere la certezza. Noi facciamo la nostra parte, come tutti, mettiamo in gioco idee, valori, volontà. Non mi piace che vinca il senso della disfatta, del sospetto, del “tanto non ce la si fa, il paese è finito”, quello che posso fare, che dovremmo fare tutti, è fare bene il mio mestiere, assieme agli altri».
E il nuovo disco?
«Quello che ho fatto mi ha messo una grande frenesia. Dopo 50 anni di musica e 45 di dischi, pensi sempre che sia il momento del gran finale. E invece fai qualcosa di diverso».
Ma il pubblico vuole Baglioni...
«Il mio lavoro è condannato tutta la vita ad essere popolare, non potrei diventare più un artista di nicchia. E questa è una bella cosa ma è anche una grande difficoltà. È una sfida che ti dà benzina anche se c’è il pericolo di essere banali o troppo ecumenici».
venerdì 15 agosto 2014
mercoledì 13 agosto 2014
SCONTRO TRA FONDAZIONE O'SCIà E COMUNE DI LAMPEDUSA
http://www.agrigentonotizie.it/cronaca/scontro-baglioni-nicolini-oscia-sabir-lampedusa-2014.htmlhttp://www.agrigentonotizie.it/cronaca/scontro-baglioni-nicolini-oscia-sabir-lampedusa-2014.html
Lampedusa, è scontro tra il Comune e la Fondazione di Claudio Baglioni
„
scontro "a viso aperto" tra l'Amministrazione comunale di Lampedusa e Linosa, guidata dal sindaco Giusi Nicolini, e i sostenitori di "O’Scià", la manifestazione organizzata per anni sull'isola dal cantante Claudio Baglioni.
"L'Amministrazione comunale di Lampedusa e Linosa – scrive in un comunicato la fondazione "O’Scià" - non ha coinvolto Claudio Baglioni, né ufficialmente né informalmente, in alcuna iniziativa per l'estate 2014". La precisazione degli organizzatori è arrivata dopo l'ufficializzazione del festival "Sabir", l'evento organizzato sull'isola dall'Arci.
E a "condannare" il mancato coinvolgimento di Baglioni nelle iniziative dell'estate 2014, ci ha pensato anche il gruppo di opposizione al Consiglio comunale di Lampedusa e Linosa: "Il sindaco, con decisione unilaterale e monocratica, senza interpellare il Consiglio comunale, organo deputato ad esprimere indirizzi politico-amministrativi e pareri in ordine a problematiche che investono l’interesse di tutta la collettività sia lampedusana che linosana, - spiegano i consiglieri Vincenzo Billeci, Domenico Maraventano e Andrea Montana - ha assunto la decisione di escludere dalle manifestazioni estive il maestro Baglioni, che, pertanto, non ripeterà la splendida e ormai rinomata kermesse".
Per i consiglieri di opposizione, "l'obiettivo, fissato e preparato da tempo, è, così, raggiunto: l'estromissione della manifestazione di Baglioni, portata in scena da anni sulla splendida spiaggia della Guitgia che ha dato notorietà e pubblicità alle nostre isole portando ricchezza alle popolazioni locali, in favore di 'Sabir', festival importato da Parma. La strategia, nella sua esteriore correttezza e presunta schiettezza, dimostra le doti del politico navigato, che non ha il coraggio di dire apertamente 'vattene' ed usa tutti i mezzi per sostituire una manifestazione, diventata internazionale e fortemente amata dagli abitanti delle Pelagie, con un’altra dall’esito incerto. Il sindaco continua, quindi, a non tenere assolutamente conto delle opinioni altrui, siano esse quelli della maggioranza dei consiglieri o dei cittadini".
I consiglieri, che difendono a spada tratta Claudio Baglioni, sostengono che si sarebbe dovuta dare la precedenza all'evento "O’Scià", inserendo al suo interno il festival "Sabir". "Baglioni - spiegano ancora i consiglieri - vanta diritto di precedenza scaturente dalla ultradecennale rappresentazione a Lampedusa, e non viceversa. Aver cercato di incastonare, con apparente gesto di elargizione gratuita e generosità bonaria, una manifestazione da tutto il mondo ormai ritenuta lampedusana in un’altra che nei disegni dell’attuale Amministrazione si vuole fare diventare quella principale, è scorretto".
"Risulta davvero assurdo - continuano - abolire il consolidato 'O Scià', per sostituirlo con qualcosa di simile ma di importazione e che porta con sé tutte le incognite della novità. Si dice che 'squadra vincente non si cambia', ma forse il senso di questo detto sfugge all’attuale Amministrazione che va ad intaccare proprio un’istituzione culturale diventata, nel tempo, un prodotto squisitamente isolano".
Secondo i consiglieri comunali dell'opposizione, "tutte le categorie degli imprenditori di Lampedusa hanno sostenuto la necessità ed il desiderio, naturalmente inascoltati, di rappresentare la manifestazione canora del maestro Claudio Baglioni, a cui tutti noi rassegniamo tutta la nostra stima, il nostro sostegno e la nostra solidarietà".
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E dopo le voci su una presunta unione dei due eventi, la Fondazione che fa capo al cantante romano ha fatto sapere che "né Claudio Baglioni, né la Fondazione 'O'Scià' hanno ricevuto dall'Arci alcuna comunicazione riguardo al progetto, né alcun invito – formale o informale - ad esserne parte. Abbiamo avuto notizie relative al programma, alle finalità e al nome stesso del festival – spiegano dalla Fondazione - soltanto dai media, a seguito della conferenza stampa di presentazione di questo festival. Infine siamo felici – concludono nel comunicato gli organizzatori di 'O'Scià' - di constatare che il Festival 'Sabir' abbia scelto di adottare lo stesso sottotitolo che Claudio Baglioni annunciò all'inizio di 'O'Scià', ovvero 'La vita è l'arte dell'incontro', e che lo ha connotato nei seguenti dieci anni d'incontri d'arte e di vita".
http://www.grandangoloagrigento.it/lampedusa-niente-o-scia-scontro-comune-e-la-fondazione-di-claudio-baglioni/
Lampedusa, è scontro tra il Comune e la Fondazione di Claudio Baglioni
„
scontro "a viso aperto" tra l'Amministrazione comunale di Lampedusa e Linosa, guidata dal sindaco Giusi Nicolini, e i sostenitori di "O’Scià", la manifestazione organizzata per anni sull'isola dal cantante Claudio Baglioni.
"L'Amministrazione comunale di Lampedusa e Linosa – scrive in un comunicato la fondazione "O’Scià" - non ha coinvolto Claudio Baglioni, né ufficialmente né informalmente, in alcuna iniziativa per l'estate 2014". La precisazione degli organizzatori è arrivata dopo l'ufficializzazione del festival "Sabir", l'evento organizzato sull'isola dall'Arci.
E a "condannare" il mancato coinvolgimento di Baglioni nelle iniziative dell'estate 2014, ci ha pensato anche il gruppo di opposizione al Consiglio comunale di Lampedusa e Linosa: "Il sindaco, con decisione unilaterale e monocratica, senza interpellare il Consiglio comunale, organo deputato ad esprimere indirizzi politico-amministrativi e pareri in ordine a problematiche che investono l’interesse di tutta la collettività sia lampedusana che linosana, - spiegano i consiglieri Vincenzo Billeci, Domenico Maraventano e Andrea Montana - ha assunto la decisione di escludere dalle manifestazioni estive il maestro Baglioni, che, pertanto, non ripeterà la splendida e ormai rinomata kermesse".
Per i consiglieri di opposizione, "l'obiettivo, fissato e preparato da tempo, è, così, raggiunto: l'estromissione della manifestazione di Baglioni, portata in scena da anni sulla splendida spiaggia della Guitgia che ha dato notorietà e pubblicità alle nostre isole portando ricchezza alle popolazioni locali, in favore di 'Sabir', festival importato da Parma. La strategia, nella sua esteriore correttezza e presunta schiettezza, dimostra le doti del politico navigato, che non ha il coraggio di dire apertamente 'vattene' ed usa tutti i mezzi per sostituire una manifestazione, diventata internazionale e fortemente amata dagli abitanti delle Pelagie, con un’altra dall’esito incerto. Il sindaco continua, quindi, a non tenere assolutamente conto delle opinioni altrui, siano esse quelli della maggioranza dei consiglieri o dei cittadini".
I consiglieri, che difendono a spada tratta Claudio Baglioni, sostengono che si sarebbe dovuta dare la precedenza all'evento "O’Scià", inserendo al suo interno il festival "Sabir". "Baglioni - spiegano ancora i consiglieri - vanta diritto di precedenza scaturente dalla ultradecennale rappresentazione a Lampedusa, e non viceversa. Aver cercato di incastonare, con apparente gesto di elargizione gratuita e generosità bonaria, una manifestazione da tutto il mondo ormai ritenuta lampedusana in un’altra che nei disegni dell’attuale Amministrazione si vuole fare diventare quella principale, è scorretto".
"Risulta davvero assurdo - continuano - abolire il consolidato 'O Scià', per sostituirlo con qualcosa di simile ma di importazione e che porta con sé tutte le incognite della novità. Si dice che 'squadra vincente non si cambia', ma forse il senso di questo detto sfugge all’attuale Amministrazione che va ad intaccare proprio un’istituzione culturale diventata, nel tempo, un prodotto squisitamente isolano".
Secondo i consiglieri comunali dell'opposizione, "tutte le categorie degli imprenditori di Lampedusa hanno sostenuto la necessità ed il desiderio, naturalmente inascoltati, di rappresentare la manifestazione canora del maestro Claudio Baglioni, a cui tutti noi rassegniamo tutta la nostra stima, il nostro sostegno e la nostra solidarietà".
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E dopo le voci su una presunta unione dei due eventi, la Fondazione che fa capo al cantante romano ha fatto sapere che "né Claudio Baglioni, né la Fondazione 'O'Scià' hanno ricevuto dall'Arci alcuna comunicazione riguardo al progetto, né alcun invito – formale o informale - ad esserne parte. Abbiamo avuto notizie relative al programma, alle finalità e al nome stesso del festival – spiegano dalla Fondazione - soltanto dai media, a seguito della conferenza stampa di presentazione di questo festival. Infine siamo felici – concludono nel comunicato gli organizzatori di 'O'Scià' - di constatare che il Festival 'Sabir' abbia scelto di adottare lo stesso sottotitolo che Claudio Baglioni annunciò all'inizio di 'O'Scià', ovvero 'La vita è l'arte dell'incontro', e che lo ha connotato nei seguenti dieci anni d'incontri d'arte e di vita".
http://www.grandangoloagrigento.it/lampedusa-niente-o-scia-scontro-comune-e-la-fondazione-di-claudio-baglioni/
giovedì 31 luglio 2014
COMUNICATO DELLA FONDAZIONE O'SCIà
https://www.facebook.com/fondazione.oscia?fref=ts
In merito a quanto si legge sulla pagina Facebook ufficiale del Sabir Festival, organizzato dall'Arci a Lampedusa, la Fondazione O'Scia' si sente in dovere di fornire una corretta ricostruzione dei fatti, per come essi si sono, effettivamente, svolti.
L'amministrazione comunale di Lampedusa e Linosa non ha coinvolto - né ufficialmente, né informalmente - Claudio Baglioni in alcuna iniziativa per l'estate 2014.
Claudio Baglioni e la Fondazione O'Scia' hanno replicato all'appello del Comitato O'Scia' - che ha raccolto le firme degli abitanti di Lampedusa e Linosa, in favore della continuazione del progetto O'Scia' - dichiarando la loro disponibilità a dar vita ad una manifestazione a Lampedusa, nel consueto periodo di fine settembre/primi di ottobre.
Tale disponibilità è stata formalizzata in data 2 giugno, con una nota indirizzata dalla Fondazione O’Scia’ al Sindaco delle Isole Pelagie.
Solo a quel punto la Fondazione O'Scia' ha avuto notizia dal Sindaco del fatto che sull'isola, per l’estate 2014, era previsto altro genere di iniziativa.
L'ARCI - pur essendo a conoscenza delle attività svolte negli ultimi dieci anni, in ambito nazionale e internazionale, da Claudio Baglioni e dalla Fondazione O'Scia', in modo sempre indipendente ed autonomo - non ha mai interpellato né Baglioni, né la Fondazione per fornire alcuna informazione riguardo al progetto al quale stava lavorando né per chiederne la cooperazione.
Nell'unico incontro – peraltro richiesto dalla Fondazione O'Scia' – che si è svolto giovedì 5 giugno 2014 - quando, il programma dell'evento organizzato dall’ARCI doveva essere già in avanzata fase di definizione - i rappresentanti dell'ARCI non hanno descritto alla Fondazione né le linee guida del progetto, né i suoi contenuti, né gli obiettivi che si proponeva. E anche in quella occasione, non è stato richiesto né a Baglioni, né alla Fondazione alcun tipo di collaborazione.
Soltanto Fiorella Mannoia - a titolo squisitamente personale - informava Claudio Baglioni di essere stata contattata dall'ARCI e dal Sindaco Nicolini per prendere parte ad una manifestazione musicale sull'isola di Lampedusa e lo metteva al corrente della sua indecisione se parteciparvi o meno.
Solo successivamente il Sindaco Nicolini ha ipotizzato un inserimento di Baglioni al progetto dell'ARCI, senza, peraltro, illustrare alla Fondazione programma, contenuti e propositi del festival.
In nessuna di queste fasi, e nemmeno successivamente, né Claudio Baglioni, né la Fondazione O'Scia' hanno ricevuto dall'ARCI alcuna comunicazione riguardo al progetto, né alcun invito – formale o informale - ad esserne parte.
La Fondazione O'Scia' è venuta in possesso di notizie relative al programma, alle finalità e al nome stesso del Festival soltanto dai media, a seguito della conferenza stampa di presentazione di detto festival, svoltasi venerdì 25 luglio scorso a Roma.
Fino ad allora, infatti, le uniche e frammentarie notizie raccolte parlavano, genericamente, di un evento per la commemorazione delle vittime del naufragio del 3 ottobre 2013.
I presunti tentativi di armonizzare le due manifestazioni, dunque, non ci sono mai stati, né ci sarebbero mai potuti essere, dal momento che né Baglioni, né la Fondazione O'Scia avevano alcuna informazione riguardo al progetto dell’ARCI.
La Fondazione O'Scia' - si è premurata (anche per rispetto del Comitato O'Scia' e delle migliaia di persone in attesa di notizie) di informare ufficialmente il Comune con una lettera del 17 luglio, e, con una nota successiva, l'opinione pubblica riguardo al fatto che, purtroppo, non sussistevano le condizioni per organizzare - a Lampedusa, nell'estate 2014 - alcuna iniziativa artistica, e questo, senza fare alcun cenno a nessun'altra manifestazione in programma sull'isola.
La Fondazione O'Scia' è, infine, felice di constatare che il Sabir Festival ha scelto di adottare lo stesso sottotitolo che Claudio Baglioni annunciò all'inizio del festival O'Scia': "La vita è l'arte dell'incontro". E che lo ha connotato nei seguenti dieci anni d'incontri d'arte e di vita.
In merito a quanto si legge sulla pagina Facebook ufficiale del Sabir Festival, organizzato dall'Arci a Lampedusa, la Fondazione O'Scia' si sente in dovere di fornire una corretta ricostruzione dei fatti, per come essi si sono, effettivamente, svolti.
L'amministrazione comunale di Lampedusa e Linosa non ha coinvolto - né ufficialmente, né informalmente - Claudio Baglioni in alcuna iniziativa per l'estate 2014.
Claudio Baglioni e la Fondazione O'Scia' hanno replicato all'appello del Comitato O'Scia' - che ha raccolto le firme degli abitanti di Lampedusa e Linosa, in favore della continuazione del progetto O'Scia' - dichiarando la loro disponibilità a dar vita ad una manifestazione a Lampedusa, nel consueto periodo di fine settembre/primi di ottobre.
Tale disponibilità è stata formalizzata in data 2 giugno, con una nota indirizzata dalla Fondazione O’Scia’ al Sindaco delle Isole Pelagie.
Solo a quel punto la Fondazione O'Scia' ha avuto notizia dal Sindaco del fatto che sull'isola, per l’estate 2014, era previsto altro genere di iniziativa.
L'ARCI - pur essendo a conoscenza delle attività svolte negli ultimi dieci anni, in ambito nazionale e internazionale, da Claudio Baglioni e dalla Fondazione O'Scia', in modo sempre indipendente ed autonomo - non ha mai interpellato né Baglioni, né la Fondazione per fornire alcuna informazione riguardo al progetto al quale stava lavorando né per chiederne la cooperazione.
Nell'unico incontro – peraltro richiesto dalla Fondazione O'Scia' – che si è svolto giovedì 5 giugno 2014 - quando, il programma dell'evento organizzato dall’ARCI doveva essere già in avanzata fase di definizione - i rappresentanti dell'ARCI non hanno descritto alla Fondazione né le linee guida del progetto, né i suoi contenuti, né gli obiettivi che si proponeva. E anche in quella occasione, non è stato richiesto né a Baglioni, né alla Fondazione alcun tipo di collaborazione.
Soltanto Fiorella Mannoia - a titolo squisitamente personale - informava Claudio Baglioni di essere stata contattata dall'ARCI e dal Sindaco Nicolini per prendere parte ad una manifestazione musicale sull'isola di Lampedusa e lo metteva al corrente della sua indecisione se parteciparvi o meno.
Solo successivamente il Sindaco Nicolini ha ipotizzato un inserimento di Baglioni al progetto dell'ARCI, senza, peraltro, illustrare alla Fondazione programma, contenuti e propositi del festival.
In nessuna di queste fasi, e nemmeno successivamente, né Claudio Baglioni, né la Fondazione O'Scia' hanno ricevuto dall'ARCI alcuna comunicazione riguardo al progetto, né alcun invito – formale o informale - ad esserne parte.
La Fondazione O'Scia' è venuta in possesso di notizie relative al programma, alle finalità e al nome stesso del Festival soltanto dai media, a seguito della conferenza stampa di presentazione di detto festival, svoltasi venerdì 25 luglio scorso a Roma.
Fino ad allora, infatti, le uniche e frammentarie notizie raccolte parlavano, genericamente, di un evento per la commemorazione delle vittime del naufragio del 3 ottobre 2013.
I presunti tentativi di armonizzare le due manifestazioni, dunque, non ci sono mai stati, né ci sarebbero mai potuti essere, dal momento che né Baglioni, né la Fondazione O'Scia avevano alcuna informazione riguardo al progetto dell’ARCI.
La Fondazione O'Scia' - si è premurata (anche per rispetto del Comitato O'Scia' e delle migliaia di persone in attesa di notizie) di informare ufficialmente il Comune con una lettera del 17 luglio, e, con una nota successiva, l'opinione pubblica riguardo al fatto che, purtroppo, non sussistevano le condizioni per organizzare - a Lampedusa, nell'estate 2014 - alcuna iniziativa artistica, e questo, senza fare alcun cenno a nessun'altra manifestazione in programma sull'isola.
La Fondazione O'Scia' è, infine, felice di constatare che il Sabir Festival ha scelto di adottare lo stesso sottotitolo che Claudio Baglioni annunciò all'inizio del festival O'Scia': "La vita è l'arte dell'incontro". E che lo ha connotato nei seguenti dieci anni d'incontri d'arte e di vita.
mercoledì 30 luglio 2014
CLAUDIO BAGLIONI SCRIVE SU FACEBOOK IL 29 LUGLIO 2014
https://www.facebook.com/claudiobaglioniofficial
Stanotte cambia il vento.
Gira da levante a maestrale.
Non c'è proprio verso di prendere sonno.
Un sibilo fisso da un orecchio all'altro
suona l'immutabile canzone dell'insonnia del mondo.
Un senso di galleggiamento sul vuoto,
sul niente che riempie la stanza.
Accendo la compagnia docile e distratta della tv.
Passo di tutto col telecomando.
Poi un film in bianco e nero.
Su per giù anni cinquanta.
Le voci impostate. I dialoghi netti.
I forti contrasti. Le tinte marcate.
I gesti decisi. Le facce solcate.
Le storie segnate dall'eterna battaglia
tra il bene e il male.
Con un confine preciso.
Senza posizioni di comodo.
Senza compromessi a buon mercato.
Senza ex-aequo né mezze misure.
In quelle pellicole l'umile, il bravo, l'onesto
malgrado tutto, alla fine, ce la faceva e vinceva.
Beata ingenuità, avremmo detto più tardi.
Sarò ormai irrimediabilmente perduto,
invaghito dello svolgersi sovrapposto dei tempi,
ma ogni volta che incappo in scene così
non riesco a sottrarmi allo sguardo
e restar soggiogato a seguirne la trama e l'epilogo.
Anzi di più: non posso non andarmene in cerca
di quelle immagini di una volta
come un esploratore del passato
che negli scavi di quello che fu
incalza il futuro.
Forse è che sono definitivamente malato
nostalgico reduce di quel tempo di vivere.
Di un modo di esistere con più lealtà.
Con la stella polare della verità.
Con la dignità di ogni istante
e la coscienza di sapere cosa è giusto e cosa non lo è
e mai lo sarà.
Diceva un amico: con l'andare dei giorni
non si diventa soltanto più vecchi.
Si diviene più antichi.
Per fortuna di nuovo c'è un annuncio di luce.
Una giovane alba si trucca per uscire di casa.
Lampo e Lina si sono già alzati.
Stanno lì al loro posto, appollaiati sul bianco rotondo del tetto.
Chissà se son stati svegli anche loro.
Intanto come al solito guardano vago e lontano.
Sembrano fregarsene di tutto e di tutti.
Pure del vento che cambia.
Potrebbe essere una soluzione
almeno per un po' e fino alla prossima irrequietudine.
Adesso mi taglio la barba
e i pensieri notturni.
E mi metto a guardare vago e lontano.
Odori, suoni, colori d'isole d'altomare.
A volte basta stare appena più in alto del resto
per aver la sensazione di volare.
Stanotte cambia il vento.
Gira da levante a maestrale.
Non c'è proprio verso di prendere sonno.
Un sibilo fisso da un orecchio all'altro
suona l'immutabile canzone dell'insonnia del mondo.
Un senso di galleggiamento sul vuoto,
sul niente che riempie la stanza.
Accendo la compagnia docile e distratta della tv.
Passo di tutto col telecomando.
Poi un film in bianco e nero.
Su per giù anni cinquanta.
Le voci impostate. I dialoghi netti.
I forti contrasti. Le tinte marcate.
I gesti decisi. Le facce solcate.
Le storie segnate dall'eterna battaglia
tra il bene e il male.
Con un confine preciso.
Senza posizioni di comodo.
Senza compromessi a buon mercato.
Senza ex-aequo né mezze misure.
In quelle pellicole l'umile, il bravo, l'onesto
malgrado tutto, alla fine, ce la faceva e vinceva.
Beata ingenuità, avremmo detto più tardi.
Sarò ormai irrimediabilmente perduto,
invaghito dello svolgersi sovrapposto dei tempi,
ma ogni volta che incappo in scene così
non riesco a sottrarmi allo sguardo
e restar soggiogato a seguirne la trama e l'epilogo.
Anzi di più: non posso non andarmene in cerca
di quelle immagini di una volta
come un esploratore del passato
che negli scavi di quello che fu
incalza il futuro.
Forse è che sono definitivamente malato
nostalgico reduce di quel tempo di vivere.
Di un modo di esistere con più lealtà.
Con la stella polare della verità.
Con la dignità di ogni istante
e la coscienza di sapere cosa è giusto e cosa non lo è
e mai lo sarà.
Diceva un amico: con l'andare dei giorni
non si diventa soltanto più vecchi.
Si diviene più antichi.
Per fortuna di nuovo c'è un annuncio di luce.
Una giovane alba si trucca per uscire di casa.
Lampo e Lina si sono già alzati.
Stanno lì al loro posto, appollaiati sul bianco rotondo del tetto.
Chissà se son stati svegli anche loro.
Intanto come al solito guardano vago e lontano.
Sembrano fregarsene di tutto e di tutti.
Pure del vento che cambia.
Potrebbe essere una soluzione
almeno per un po' e fino alla prossima irrequietudine.
Adesso mi taglio la barba
e i pensieri notturni.
E mi metto a guardare vago e lontano.
Odori, suoni, colori d'isole d'altomare.
A volte basta stare appena più in alto del resto
per aver la sensazione di volare.
sabato 26 luglio 2014
CLAUDIO BAGLIONI PARLA DI FIORELLA MANNOIA
https://www.facebook.com/claudiobaglioniofficial
Ci incontrammo primi anni settanta.
Insieme facemmo un giro di presentazione
in alcuni teatri italiani
per i nostri album di esordio.
Io uno l'avevo già fatto.
Anzi uno e mezzo.
Per lei, credo che fosse il primo.
Free dimension, dimensione libera, si chiamava quel tour.
Con noi Riccardo Cocciante e il gruppo dei Cyan.
Fiorella appena una ragazzina.
Io un giovanottino.
Per la verità, son sempre stato convinto,
ma non glielo mai detto,
mai chiesto se può essere vero,
di averla vista e conosciuta qualche anno prima
ad un concorso di voci nuove
in uno stabilimento balneare
di quel di Torvajanica, a sud di Roma
presentato, pensate un po',
da Pippo Pennellone Baudo
anch'egli "ragazzo".
E lì eravamo piccoli piccoli.
Specie lei. Se era lei...
Nel 1973 giravamo un lungometraggio
tra le campagne laziali e quelle umbre.
Un videofilm pensato sulla musica e i testi
di Gira che ti rigira amore bello.
Il regista mi disse al telefono:
per la scena della fanciulla a cavallo
ho chiesto a una giovanissima amazzone:
Fiorella Mannoia.
Che bello, gridai, vengo subito!
Quando arrivai, Fiorella era a terra,
un poco ammaccata.
Avrebbe dovuto percorrere, a tutta velocità, il crinale della collina
come una splendida misteriosa visione,
ma un cavallo ignorante e per niente adatto alla cosa,
l'aveva disarcionata.
E tutti cademmo in un silenzio
tra dispiacere e imbarazzo.
Quella sequenza non fu più girata
né con lei né con nessun altro.
A distanza del tempo che è stato,
mi accorgo di non averle mai detto grazie.
Ciao Fiore.
Accetta la mia gratitudine e il mio buon ricordo.
Bisogna che una prossima volta e assai presto
si torni a correre insieme.
Magari un pezzo al galoppo sul confine del cielo.
Dimensione libera
perché siamo ancora gli stessi di allora.
Ci incontrammo primi anni settanta.
Insieme facemmo un giro di presentazione
in alcuni teatri italiani
per i nostri album di esordio.
Io uno l'avevo già fatto.
Anzi uno e mezzo.
Per lei, credo che fosse il primo.
Free dimension, dimensione libera, si chiamava quel tour.
Con noi Riccardo Cocciante e il gruppo dei Cyan.
Fiorella appena una ragazzina.
Io un giovanottino.
Per la verità, son sempre stato convinto,
ma non glielo mai detto,
mai chiesto se può essere vero,
di averla vista e conosciuta qualche anno prima
ad un concorso di voci nuove
in uno stabilimento balneare
di quel di Torvajanica, a sud di Roma
presentato, pensate un po',
da Pippo Pennellone Baudo
anch'egli "ragazzo".
E lì eravamo piccoli piccoli.
Specie lei. Se era lei...
Nel 1973 giravamo un lungometraggio
tra le campagne laziali e quelle umbre.
Un videofilm pensato sulla musica e i testi
di Gira che ti rigira amore bello.
Il regista mi disse al telefono:
per la scena della fanciulla a cavallo
ho chiesto a una giovanissima amazzone:
Fiorella Mannoia.
Che bello, gridai, vengo subito!
Quando arrivai, Fiorella era a terra,
un poco ammaccata.
Avrebbe dovuto percorrere, a tutta velocità, il crinale della collina
come una splendida misteriosa visione,
ma un cavallo ignorante e per niente adatto alla cosa,
l'aveva disarcionata.
E tutti cademmo in un silenzio
tra dispiacere e imbarazzo.
Quella sequenza non fu più girata
né con lei né con nessun altro.
A distanza del tempo che è stato,
mi accorgo di non averle mai detto grazie.
Ciao Fiore.
Accetta la mia gratitudine e il mio buon ricordo.
Bisogna che una prossima volta e assai presto
si torni a correre insieme.
Magari un pezzo al galoppo sul confine del cielo.
Dimensione libera
perché siamo ancora gli stessi di allora.
venerdì 25 luglio 2014
O'SCIà IL PUNTO DI VISTA DEL SINDACO DI LAMPEDUSA
Musica: sindaco Lampedusa, stop di Baglioni a O'scia' risale a 2013Roma, 25 lug. (Adnkronos) - "Claudio Baglioni ha definito chiusa pubblicamente l'esperienza di O'Scià già nel giugno del 2013 in un'intervista pubblica a Lilli Gruber alla quale ha spiegato che il motivo non era solo economico (le risorse legate all'emergenza immigrazione erano finite a dicembre 2013), ma che, semplicemente, era finito un ciclo". Lo chiarisce Giusi Nicolini, il sindaco di Lampedusa e Linosa, raggiunta telefonicamente dall'Adnkronos, dopo la conferenza stampa dedicata alla presentazione di 'Sabir. Festival diffuso delle culture mediterranee' che si svolgerà a Lampedusa dal 1° al 5 ottobre prossimo con Fiorella Mannoia alla guida della direzione artistica degli eventi musicali. Conferenza alla quale il primo cittadino non è riuscito a partecipare fisicamente a causa di un volo aereo saltato, ma cui ha voluto comunque mandare il proprio saluto ed esprimere calorosi ringraziamenti alla stessa Mannoia, all'Arci e ad Ascanio Celestini, direttore artistico delle iniziative teatrali. "Dopo l'intervista alla Gruber - fa sapere il sindaco - sempre nell'estate del 2013, io ho scritto una lettera aperta a Baglioni con l'esortazione a tenere aperta la fiaccola di O'Scià. In quella occasione gli ho proposto di chiudere il ciclo da solo, così come aveva cominciato ormai più di 10 anni fa. E lui ha promesso che avrebbe tenuto un concerto nella location destinata al Papa. Il concerto però è stato annullato qualche giorno prima, senza che io avessi ormai la possibilità di organizzare altro. Nel frattempo, dopo la tragedia del 3 ottobre scorso, è nata una rete che ha portato alla costruzione di questo nuovo festival, 'Sabir' con la direzione artistico-musicale di Fiorella Mannoia che, a quel punto, ha chiamato Baglioni chiedendogli se davvero O'Scià fosse finito. E, in caso contrario, gli ha proposto di spostare le date di 'Sabir' e lo ha invitato ad entrare comunque anche in 'Sabir'". "A seguito di tutto questo - prosegue Nicolini - abbiamo avuto un incontro ufficiale con la manager di Baglioni, concordando che il cantautore avrebbe tenuto un concerto il 4 ottobre, di pomeriggio, nell'ambito di 'Sabir'. Poco dopo, invece, lui ha detto che non aveva più intenzione di farlo ed ha annunciato che avrebbe tenuto un concerto da solo a Lampedusa il 27 settembre, sempre nella location destinata al Papa. Io, a mia volta, ho garantito che avrei trovato i soldi per coprire i costi. Poi ieri all'improvviso è arrivata la sorprendente nota stampa di O'Scià nella quale si parla di condizioni non adeguate alla base della fine di O'Scià, come se O'Scià fosse finito perché è arrivato 'Sabir'. Beh - ci tiene a chiarire il sindaco - non è così. Sabir e O'Scià avrebbero potuto convivere benissimo ed anzi io mi auguro che O'Scià torni nel solco di quel progetto di Baglioni, che io apprezzo, che vorrebbe far diventare O'Scià una maratona musicale del Mediterraneo. Quanto al concerto del 27 settembre prossimo, sono ancora in attesa di una risposta".
(25 luglio 2014 ore 16.02)
(25 luglio 2014 ore 16.02)
GIOVANNI BAGLIONI IN CONCERTO CIVITA DI BAGNOREGGIO 16 AGOSTO 2014
GIOVANNI BAGLIONI IN CONCERTO CIVITA DI BAGNOREGGIO 16 AGOSTO 2014 PRESSO Il sagrato della Chiesa di San Donato
giovedì 24 luglio 2014
NIENTE O'SCIà 2014 LAMPEDUSA
La Fondazione O'scia' comunica che non avendo trovato le adeguate condizioni purtroppo non potra’ organizzare alcun tipo di manifestazione sull’isola di Lampedusa per ottobre 2014.
Nel ringraziare la popolazione di Lampedusa e delle Pelagie per l'affetto, il sostegno e la sintonia da sempre ricevuti, la Fondazione si augura che, in futuro, si presenti l'occasione di riprendere il cammino ideale avviato dal 2003.
Nel ringraziare la popolazione di Lampedusa e delle Pelagie per l'affetto, il sostegno e la sintonia da sempre ricevuti, la Fondazione si augura che, in futuro, si presenti l'occasione di riprendere il cammino ideale avviato dal 2003.
lunedì 21 luglio 2014
CLAUDIO BAGLIONI SCRIVE SU FACEBOOK IL 21 LUGLIO 2014
https://www.facebook.com/claudiobaglioniofficial
Se si facesse una classifica delle più grandi fesserie fatte dall'umanità
la prima sarebbe sempre quella di Adamo ed Eva.
Che fu pure la prima in ordine cronologico.
Per una mela si perse il paradiso terrestre.
Ne valse la pena?
Hai voglia a dire che una mela al giorno
toglie il medico di torno.
Dopo ci siamo ammalati per sempre.
Quella lì, a quanto si dice, ci tolse la più bella delle meraviglie:
vivere solo con le creature e le bellezze del mondo.
Da allora in poi ci sarebbe toccato perciò pure tutto il resto.
Quindi non più soltanto albe e tramonti,
arrivi e partenze del magnifico viaggio del sole
e notti bucate di stelle tremanti
o allattate di chiari di luna.
Non più soltanto voli alati nel cielo
e lunghi felici galoppi di praterie
e muti passaggi sottomarini.
Non più solamente montagne fatate di neve
o solenni altari di pietra
e campi dorati di grani di gioia
o ammantati di boschi di verde.
Non più solamente gli immensi respiri dei venti
e le danze festose di pazze maree.
Avremmo conosciuto le guerre e i dolori,
la morsa dell'odio e l'uso del male.
La noia inquinata delle città, la menzogna e la truffa,
l'ingiustizia della storia e la smania di avere di più.
La povertà di non avere ciò che non sarebbe servito.
Se fossimo rimasti là
dove già c'era tutto.
Per questo ogni tanto
tuffarsi in un mare e godere il suo ritmo ondulante
sembra bastare.
A nutrirsi di quiete, di zuppa azzurrina, di estasi d'acqua.
Senza più l'ansia famelica di metterci tra i denti
la nostra stessa disseccata anima.
La mela succosa di soldi e potere a ogni costo
ha un serpente che le striscia fuori e un baco che le gira dentro.
Per questo ogni tanto
salire su un monte e sfiatarsi fino a dove si vede
sembra bastare.
A dissetarsi di calma, di giochi di brezze, di sintesi d'aria.
Ti accorgi che il paradiso è già qui.
Nascosto nel posto più vicino.
E rimani così più che puoi.
Con un cuore nel cuore che spinge fino quasi a scoppiare.
Nella felicità di un luogo ritrovato.
Nella paura di perderlo un'altra volta ancora.
Se si facesse una classifica delle più grandi fesserie fatte dall'umanità
la prima sarebbe sempre quella di Adamo ed Eva.
Che fu pure la prima in ordine cronologico.
Per una mela si perse il paradiso terrestre.
Ne valse la pena?
Hai voglia a dire che una mela al giorno
toglie il medico di torno.
Dopo ci siamo ammalati per sempre.
Quella lì, a quanto si dice, ci tolse la più bella delle meraviglie:
vivere solo con le creature e le bellezze del mondo.
Da allora in poi ci sarebbe toccato perciò pure tutto il resto.
Quindi non più soltanto albe e tramonti,
arrivi e partenze del magnifico viaggio del sole
e notti bucate di stelle tremanti
o allattate di chiari di luna.
Non più soltanto voli alati nel cielo
e lunghi felici galoppi di praterie
e muti passaggi sottomarini.
Non più solamente montagne fatate di neve
o solenni altari di pietra
e campi dorati di grani di gioia
o ammantati di boschi di verde.
Non più solamente gli immensi respiri dei venti
e le danze festose di pazze maree.
Avremmo conosciuto le guerre e i dolori,
la morsa dell'odio e l'uso del male.
La noia inquinata delle città, la menzogna e la truffa,
l'ingiustizia della storia e la smania di avere di più.
La povertà di non avere ciò che non sarebbe servito.
Se fossimo rimasti là
dove già c'era tutto.
Per questo ogni tanto
tuffarsi in un mare e godere il suo ritmo ondulante
sembra bastare.
A nutrirsi di quiete, di zuppa azzurrina, di estasi d'acqua.
Senza più l'ansia famelica di metterci tra i denti
la nostra stessa disseccata anima.
La mela succosa di soldi e potere a ogni costo
ha un serpente che le striscia fuori e un baco che le gira dentro.
Per questo ogni tanto
salire su un monte e sfiatarsi fino a dove si vede
sembra bastare.
A dissetarsi di calma, di giochi di brezze, di sintesi d'aria.
Ti accorgi che il paradiso è già qui.
Nascosto nel posto più vicino.
E rimani così più che puoi.
Con un cuore nel cuore che spinge fino quasi a scoppiare.
Nella felicità di un luogo ritrovato.
Nella paura di perderlo un'altra volta ancora.
giovedì 17 luglio 2014
lunedì 14 luglio 2014
CLAUDIO BAGLIONI RICORDA IL MAESTRO Lorin Maazel
https://www.facebook.com/claudiobaglioniofficial
Addio maestro Lorin Maazel. Ho avuto il privilegio di essere diretto da lui, voce e pianoforte e la London Simphony Orchestra. Indimenticabile onore.
Addio maestro Lorin Maazel. Ho avuto il privilegio di essere diretto da lui, voce e pianoforte e la London Simphony Orchestra. Indimenticabile onore.
venerdì 11 luglio 2014
martedì 8 luglio 2014
CLAUDIO BAGLIONI SCRIVE SU FACEBOOK 8 LUGLIO 2014
https://www.facebook.com/claudiobaglioniofficial
Lampo e Lina hanno cambiato muretto.
Saranno loro due o due che gli somigliano tanto?
Non è facile distinguere un gabbiano da un altro.
Ma a me piace pensare che siano gli stessi di sempre.
Come una costante che rassicura.
Come una scena che si ripete.
Come una pratica che si rinnova.
Anche la chitarra è la stessa,
vecchia e con le corde usurate,
da premersi addosso
quasi schiacciandola al cuore
e spremersi per provare a cercare
ancora qualcosa di prossimo e nuovo.
È una vita che butta così.
Fruga e rifruga tra note e intervalli
e i giri armonici e i passaggi melodici.
Puntare a qualcosa che non sia stato mai udito.
Fare e disfare, comporre e scomporre,
misurando le frasi, le pause, i disegni.
La musica è un'emozione di suoni
ma è pure matematica, geometria, scienza esatta.
Perciò col passare degli anni
si affina il mestiere e lo stile
e si diviene anche un poco superbi.
Si va a caccia di temi più sofisticati,
si sfida il buono per assurgere all'ottimo.
Si osa il volo perfetto con un'ossessione che sfianca
e una presunzione che cresce.
Ci si spinge più in là, più avanti, più in alto
laddove pensi di non esser mai andato,
con una richiesta dell'inatteso,
un'urgente affannata pretesa di un guizzo sublime,
il brivido lungo di un sogno mai fatto.
Una volta ho immaginato nel sonno
che al mondo tutti perdevano segno e memoria
delle arie più eterne e delle canzoni più belle
della storia di ogni tempo
e solo io per miracolo le ricordavo
e ciascun giorno ero in grado di tirar fuori,
replicandone poche alla volta,
meraviglie a non finire.
Ma se anche nella realtà fosse andata così
dopo un po'
non sarei stato io stesso a stancarmi?
A non stupirmi più del sapere inventare
un vento di nuove armonie che prima non c'era
e improvvisamente si leva tra gli orecchi
e si mette a tempo col cuore.
Mi capita spesso dopo ore che strimpello e vago
senza approdare da nessuna parte,
di tornare a suonare qualcosa di vecchio,
di già risaputo.
Sperando magari di ripartire da lì.
Per illudermi di avere un miraggio futuro.
Anche il sole di adesso è così pallido
da sembrare una luna piena.
Lampo e Lina
ammesso che siano loro
si sono riappollaiati sul muretto di destra.
Siamo tutti e tre con lo sguardo lontano,
in attesa di novità.
Su nel centro del cielo
è spuntata una mezza luna
che con un po' di immaginazione
potrebbe esser pure un sole a metà.
Lampo e Lina hanno cambiato muretto.
Saranno loro due o due che gli somigliano tanto?
Non è facile distinguere un gabbiano da un altro.
Ma a me piace pensare che siano gli stessi di sempre.
Come una costante che rassicura.
Come una scena che si ripete.
Come una pratica che si rinnova.
Anche la chitarra è la stessa,
vecchia e con le corde usurate,
da premersi addosso
quasi schiacciandola al cuore
e spremersi per provare a cercare
ancora qualcosa di prossimo e nuovo.
È una vita che butta così.
Fruga e rifruga tra note e intervalli
e i giri armonici e i passaggi melodici.
Puntare a qualcosa che non sia stato mai udito.
Fare e disfare, comporre e scomporre,
misurando le frasi, le pause, i disegni.
La musica è un'emozione di suoni
ma è pure matematica, geometria, scienza esatta.
Perciò col passare degli anni
si affina il mestiere e lo stile
e si diviene anche un poco superbi.
Si va a caccia di temi più sofisticati,
si sfida il buono per assurgere all'ottimo.
Si osa il volo perfetto con un'ossessione che sfianca
e una presunzione che cresce.
Ci si spinge più in là, più avanti, più in alto
laddove pensi di non esser mai andato,
con una richiesta dell'inatteso,
un'urgente affannata pretesa di un guizzo sublime,
il brivido lungo di un sogno mai fatto.
Una volta ho immaginato nel sonno
che al mondo tutti perdevano segno e memoria
delle arie più eterne e delle canzoni più belle
della storia di ogni tempo
e solo io per miracolo le ricordavo
e ciascun giorno ero in grado di tirar fuori,
replicandone poche alla volta,
meraviglie a non finire.
Ma se anche nella realtà fosse andata così
dopo un po'
non sarei stato io stesso a stancarmi?
A non stupirmi più del sapere inventare
un vento di nuove armonie che prima non c'era
e improvvisamente si leva tra gli orecchi
e si mette a tempo col cuore.
Mi capita spesso dopo ore che strimpello e vago
senza approdare da nessuna parte,
di tornare a suonare qualcosa di vecchio,
di già risaputo.
Sperando magari di ripartire da lì.
Per illudermi di avere un miraggio futuro.
Anche il sole di adesso è così pallido
da sembrare una luna piena.
Lampo e Lina
ammesso che siano loro
si sono riappollaiati sul muretto di destra.
Siamo tutti e tre con lo sguardo lontano,
in attesa di novità.
Su nel centro del cielo
è spuntata una mezza luna
che con un po' di immaginazione
potrebbe esser pure un sole a metà.
lunedì 7 luglio 2014
CLAUDIO BAGLIONI RICORDA GIORGIO FALETTI
https://www.facebook.com/claudiobaglioniofficial
Giorgio Faletti è stato un uomo pieno di grazia.
Di questo stato di grazia è piena la sua vita e la sua opera.
Ieri sera facevo un pezzo di strada
nel dopo tramonto di luci che si accendono
e brillano nel vento caldo dell'isola.
Qualche anno fa camminavamo accanto
sullo stesso corridoio di terra
verso un aperitivo di chiacchiere fresche
e una cena allegra di storie passate e racconti bizzarri.
Ma durante il passeggio solo silenzio e pensieri.
Come in questo momento.
Giorgio Faletti è stato un uomo pieno di grazia.
Di questo stato di grazia è piena la sua vita e la sua opera.
Ieri sera facevo un pezzo di strada
nel dopo tramonto di luci che si accendono
e brillano nel vento caldo dell'isola.
Qualche anno fa camminavamo accanto
sullo stesso corridoio di terra
verso un aperitivo di chiacchiere fresche
e una cena allegra di storie passate e racconti bizzarri.
Ma durante il passeggio solo silenzio e pensieri.
Come in questo momento.
venerdì 4 luglio 2014
GIOVANNI BAGLIONI IN CONCERTO Villamarzana (RO) 19 LUGLIO 2014
sabato 19 luglio 2014 ore 21.30 - Ingresso € 5,00
Giardino di Villa Cagnoni-Boniotti
Villamarzana (RO)
Promosso da:
Provincia di Rovigo Servizio Cultura
tel. 0425.386381 / 386364
e-mail: servizio.cultura@provincia.rovigo.it
www.provincia.rovigo.it/cultura
Ente Rovigo Festival
tel. 0425.23113/
cel. 3466028609
e-mail: info@enterovigofestival.it
www.enterovigofestival.it/tra-ville-e-giardini/
fabulasaltica@fabulasaltica.com
www.fabulasaltica.com
Giardino di Villa Cagnoni-Boniotti
Villamarzana (RO)
Promosso da:
Provincia di Rovigo Servizio Cultura
tel. 0425.386381 / 386364
e-mail: servizio.cultura@provincia.rovigo.it
www.provincia.rovigo.it/cultura
Ente Rovigo Festival
tel. 0425.23113/
cel. 3466028609
e-mail: info@enterovigofestival.it
www.enterovigofestival.it/tra-ville-e-giardini/
fabulasaltica@fabulasaltica.com
www.fabulasaltica.com
giovedì 26 giugno 2014
CLAUDIO BAGLIONI SCRIVE SU FACEBOOK IL 25 GIUGNO 2014
https://www.facebook.com/claudiobaglioniofficial
Alla fine degli anni '40,
con ancora i segni della guerra alle spalle,
mio padre e mia madre
scesero dalla campagna umbra verso le strade selciate di Roma.
E sulle spalle, da quelle ferite cicatrizzate
ricrescevano piccole ali di speranza.
Non solo viaggiarono alla volta della città
ma le volarono incontro.
Gli occhi pieni di fiducia
e di voglia di fare.
Il riscatto attraverso il sacrificio normale
e l'impegno della ricostruzione.
La tremula luce dell'umiltà e la sorridente follia della passione.
Quella non era soltanto speranza.
Era pure ingenua e tenace certezza.
Verità e coerenza.
Capacità di sogno.
Un meraviglioso sorprendente entusiasmante commovente cammino di realtà.
Qualche giorno fa facevo il percorso al contrario
salendo fino alle calme colline di Assisi.
Avrei dovuto cantare sul Sagrato della Basilica
per la manifestazione annuale
ispirata al santo poverello.
Con il cuore. Nel nome di Francesco.
C'ero già stato alla prima edizione,
dodici anni prima e si teneva all'interno.
La magnificenza del posto.
I mille echi di bellezza e bontà.
Il coro, l'orchestra, il repertorio appropriato.
Le parole intonate a quel tipo di storia.
Le logiche dell'audience tenute lontano
tant'è che si vide in tv in seconda serata inoltrata.
Questo ritorno sarebbe stato invece all'esterno
nella magia suggestiva del grande piazzale.
Se non ché, per una prudenza eccessiva,
nel rischio di un poco di pioggia prevista,
un funzionario ha deciso che ci si spostasse,
ripiegando nello splendido refettorio dei frati
assai poco adatto, però, per riprese ed immagini.
Come spesso succede non è piovuto giù niente.
Sarebbe bastato solamente un po' più di coraggio.
Ma, seppure il programma si fosse fatto
in quello scenario fantastico di sempre,
il contenuto sarebbe stato lo stesso.
Una sequenza di artisti, per lo più cantanti,
che però non cantavano e qualche musicista
che non suonava e faceva malamente finta,
un bel corredo di basi preregistrate
e una serie di canzoni e di temi fuori contesto.
Io mi sono industriato come altre volte
a proporre qualcosa di adatto e a esibirmi dal vivo.
Ma sempre più spesso ti guardano
come uno che comporta problemi e ulteriore lavoro
in queste occasioni che invece si fanno così,
minimo sforzo/massimo utile.
Uno dei tanti eventi pensati con il vago criterio
del tutti insieme appassionatamente
e che di evento hanno solo la definizione.
Questo per quale motivo?
Perché eravamo in prima serata
e si deve contare l'ascolto?
Perché poi c'era la prima partita italiana ai mondiali,
il più importante rito pagano di questo inizio d'estate?
Perché si raccolgono soldi per le nobili missioni dei frati
e allora più gente c'è e più si tira su?
Forse per tutte queste ragioni o forse qualcuna diversa.
Forse perché quasi tutto oramai si organizza
col medesimo metodo.
Una gran macedonia, un unico informe indistinto insieme
che si riproduce in un identico solito modo,
cambiando solamente titolo, luogo, momento, settore.
Forse per un'assenza di scelte e pensieri
quando è più facile mischiare un po' tutto:
generi, stili, missioni, intenzioni,
sacro e profano, alto e basso, trash e raffinato, colto e ignorante,
vero e finto, brutto e bello, buono e cattivo.
Siamo tutti in un medley.
In un playback di vita.
Forse per una mancanza di credo e di coraggio.
Per il bisogno venuto meno del sublime.
Per la paura dell'eccezionale, dello straordinario
che non vogliamo più fare.
Per la banalità debole dell'abbastanza.
Tutti insieme (o per lo più da soli) spassionatamente.
Qualcuno domani ricomincerà a prendere la via
e a scaldarsi, durante il tragitto, con il fuoco di chi è in cerca
e anche a costo di bruciarsi le piccole ali, intanto spuntate,
tenterà qualche piccolo nuovo illuminante volo.
Quando si tornerà a un tempo in cui vivere
non solo per sognare un'altra realtà
ma per fare della realtà un sogno.
Alla fine degli anni '40,
con ancora i segni della guerra alle spalle,
mio padre e mia madre
scesero dalla campagna umbra verso le strade selciate di Roma.
E sulle spalle, da quelle ferite cicatrizzate
ricrescevano piccole ali di speranza.
Non solo viaggiarono alla volta della città
ma le volarono incontro.
Gli occhi pieni di fiducia
e di voglia di fare.
Il riscatto attraverso il sacrificio normale
e l'impegno della ricostruzione.
La tremula luce dell'umiltà e la sorridente follia della passione.
Quella non era soltanto speranza.
Era pure ingenua e tenace certezza.
Verità e coerenza.
Capacità di sogno.
Un meraviglioso sorprendente entusiasmante commovente cammino di realtà.
Qualche giorno fa facevo il percorso al contrario
salendo fino alle calme colline di Assisi.
Avrei dovuto cantare sul Sagrato della Basilica
per la manifestazione annuale
ispirata al santo poverello.
Con il cuore. Nel nome di Francesco.
C'ero già stato alla prima edizione,
dodici anni prima e si teneva all'interno.
La magnificenza del posto.
I mille echi di bellezza e bontà.
Il coro, l'orchestra, il repertorio appropriato.
Le parole intonate a quel tipo di storia.
Le logiche dell'audience tenute lontano
tant'è che si vide in tv in seconda serata inoltrata.
Questo ritorno sarebbe stato invece all'esterno
nella magia suggestiva del grande piazzale.
Se non ché, per una prudenza eccessiva,
nel rischio di un poco di pioggia prevista,
un funzionario ha deciso che ci si spostasse,
ripiegando nello splendido refettorio dei frati
assai poco adatto, però, per riprese ed immagini.
Come spesso succede non è piovuto giù niente.
Sarebbe bastato solamente un po' più di coraggio.
Ma, seppure il programma si fosse fatto
in quello scenario fantastico di sempre,
il contenuto sarebbe stato lo stesso.
Una sequenza di artisti, per lo più cantanti,
che però non cantavano e qualche musicista
che non suonava e faceva malamente finta,
un bel corredo di basi preregistrate
e una serie di canzoni e di temi fuori contesto.
Io mi sono industriato come altre volte
a proporre qualcosa di adatto e a esibirmi dal vivo.
Ma sempre più spesso ti guardano
come uno che comporta problemi e ulteriore lavoro
in queste occasioni che invece si fanno così,
minimo sforzo/massimo utile.
Uno dei tanti eventi pensati con il vago criterio
del tutti insieme appassionatamente
e che di evento hanno solo la definizione.
Questo per quale motivo?
Perché eravamo in prima serata
e si deve contare l'ascolto?
Perché poi c'era la prima partita italiana ai mondiali,
il più importante rito pagano di questo inizio d'estate?
Perché si raccolgono soldi per le nobili missioni dei frati
e allora più gente c'è e più si tira su?
Forse per tutte queste ragioni o forse qualcuna diversa.
Forse perché quasi tutto oramai si organizza
col medesimo metodo.
Una gran macedonia, un unico informe indistinto insieme
che si riproduce in un identico solito modo,
cambiando solamente titolo, luogo, momento, settore.
Forse per un'assenza di scelte e pensieri
quando è più facile mischiare un po' tutto:
generi, stili, missioni, intenzioni,
sacro e profano, alto e basso, trash e raffinato, colto e ignorante,
vero e finto, brutto e bello, buono e cattivo.
Siamo tutti in un medley.
In un playback di vita.
Forse per una mancanza di credo e di coraggio.
Per il bisogno venuto meno del sublime.
Per la paura dell'eccezionale, dello straordinario
che non vogliamo più fare.
Per la banalità debole dell'abbastanza.
Tutti insieme (o per lo più da soli) spassionatamente.
Qualcuno domani ricomincerà a prendere la via
e a scaldarsi, durante il tragitto, con il fuoco di chi è in cerca
e anche a costo di bruciarsi le piccole ali, intanto spuntate,
tenterà qualche piccolo nuovo illuminante volo.
Quando si tornerà a un tempo in cui vivere
non solo per sognare un'altra realtà
ma per fare della realtà un sogno.
martedì 24 giugno 2014
ONE MAN SHOW DI BAGLIONI SU RAI UNO A GENNAIO 2015?
http://www.tvblog.it/post/605447/la-stagione-dei-varieta-di-rai1-fra-ranieri-carlucci-perego-conti-baglioni-carra-clerici-e-frizzi
Partenza ai primi di settembre nel sabato sera di Rai1 con un gradito ritorno per il pubblico dell’ammiraglia del servizio pubblico radiotelevisivo. Dopo l’ottima performance dello scorso gennaio, torna per concedere il “bis” Massimo Ranieri, con quattro nuove puntate di Sogno e son desto, con appunto la parola “Bis” nel finale del titolo. Ancora musica, balletti ed esibizioni fra il cantato ed il recitato per il bravo artista napoletano, con la presenza di grandi ospiti, che animeranno duetti con il protagonista dello show targato Ballandi.
Al venerdì sera, da metà settembre, torna ancora una volta Tale e Quale Show, giunto ormai alla sua quarta edizione. Torna ovviamente con la conduzione del buon Carlo Conti, in attesa di buttarsi anima e corpo al Festival di Sanremo e con 10 nuovi concorrenti. Confermata e non poteva essere altrimenti, la giuria formata da Loretta Goggi, Christian De Sica e Claudio Lippi. Terminato lo show di Ranieri, il sabato sera di Rai1 torna nelle mani di Milly Carlucci e del suo Ballando con le stelle, con un’edizione nuova di zecca, che si preannuncia ricca di grandi novità, non solo per quel che riguarda il cast, ma anche per ciò che concerne la giuria, oltre che per il meccanismo del programma.
A dicembre verrà recuperata la Serata Domingo, di cui TvBlog vi aveva annunciato l’anteprima, con Placido Domingo ed il trio del Volo, il tutto introdotto da Massimo Giletti, che potrebbe condurre, ipoteticamente, un programma di infotainment dal 2015 in prima serata. Terminato Tale e Quale Show, l’appuntamento del venerdì sarà con 8 nuove puntate del programma Così lontani, così vicini, con la new entry Paola Perego, insieme al confermato Albano. Dopo le feste natalizie, a gennaio sono in arrivo al sabato sera, due serate con protagonista Claudio Baglioni, che ripercorrerà insieme al pubblico della prima rete la sua carriera musicale, parallelamente a quella del costume del nostro paese. Strada facendo dunque riascolteremo i suoi grandi classici e anche qui ospiti d’onore, duetti e cotillons.
Dopo Baglioni, nel sabato di Rai arriverà, o meglio dovrebbe arrivare il nuovo talent show ideato da Sergio Japino e condotto da Raffaella Carrà. Il titolo sarà Forte, forte, forte, nel senso che Forte, forte, forte è proprio il titolo del programma, ed andrà in onda per 8 settimane. Lo scopo dello show, sarà quello di allevare e trovare nuovi talenti da lanciare nel mondo dello spettacolo, anche se, come direbbe Maurizio Costanzo, da quelle parti ci sono solo posti in piedi ormai. Il programma avrà una striscia quotidiana nel pomeriggio di Rai1 e non sappiamo quanto questo impegno per la Carrà, sia conciliabile con The Voice 3. Sempre a gennaio, ma al venerdì sera, l’appuntamento sarà con il nuovo varietà di Antonella Clerici: Senza parole. Il programma potrebbe essere "dirottato" il sabato, o ad altro giorno, per impellenti esigenze di palinsesto.
Sarà un Italia’s got talent dei sentimenti, per un viaggio in 8 puntate, fra le storie di vita di tutti i giorni. Una riedizione riveduta e corretta di due vecchi cavalli di battaglia della Clerici, ovvero Il treno dei desideri ed E’ stato solo un flirt. Quest’anno dunque in prime time per la bionda conduttrice lombarda niente cucina, ne canzoni, ma sentimenti. Nessun timore però per la sorte di Ti lascio una canzone, che tornerà più vivo che mai dall’autunno 2015, sempre che il direttore di Rai1 di quel periodo non abbia nulla in contrario.
Seguirà poi, dopo uno stop di qualche anno, una nuova edizione della versione “ghiacciata” di Ballando con le stelle, ovvero Notti sul ghiaccio, sempre condotta da Milly Carlucci. La stagione televisiva proseguirà poi con la nuova serie dello spettacolo di varietà di Carlo Conti, da poco terminato, Si può fare, con 6 nuove puntate, mentre a fine stagione potrebbe arrivare su Rai1 uno show nuovo di zecca per Fabrizio Frizzi, oltre che vedere la luce lo spettacolo di cui ci aveva parlato Pupo recentemente: La mia banda suona il Pop.
Partenza ai primi di settembre nel sabato sera di Rai1 con un gradito ritorno per il pubblico dell’ammiraglia del servizio pubblico radiotelevisivo. Dopo l’ottima performance dello scorso gennaio, torna per concedere il “bis” Massimo Ranieri, con quattro nuove puntate di Sogno e son desto, con appunto la parola “Bis” nel finale del titolo. Ancora musica, balletti ed esibizioni fra il cantato ed il recitato per il bravo artista napoletano, con la presenza di grandi ospiti, che animeranno duetti con il protagonista dello show targato Ballandi.
Al venerdì sera, da metà settembre, torna ancora una volta Tale e Quale Show, giunto ormai alla sua quarta edizione. Torna ovviamente con la conduzione del buon Carlo Conti, in attesa di buttarsi anima e corpo al Festival di Sanremo e con 10 nuovi concorrenti. Confermata e non poteva essere altrimenti, la giuria formata da Loretta Goggi, Christian De Sica e Claudio Lippi. Terminato lo show di Ranieri, il sabato sera di Rai1 torna nelle mani di Milly Carlucci e del suo Ballando con le stelle, con un’edizione nuova di zecca, che si preannuncia ricca di grandi novità, non solo per quel che riguarda il cast, ma anche per ciò che concerne la giuria, oltre che per il meccanismo del programma.
A dicembre verrà recuperata la Serata Domingo, di cui TvBlog vi aveva annunciato l’anteprima, con Placido Domingo ed il trio del Volo, il tutto introdotto da Massimo Giletti, che potrebbe condurre, ipoteticamente, un programma di infotainment dal 2015 in prima serata. Terminato Tale e Quale Show, l’appuntamento del venerdì sarà con 8 nuove puntate del programma Così lontani, così vicini, con la new entry Paola Perego, insieme al confermato Albano. Dopo le feste natalizie, a gennaio sono in arrivo al sabato sera, due serate con protagonista Claudio Baglioni, che ripercorrerà insieme al pubblico della prima rete la sua carriera musicale, parallelamente a quella del costume del nostro paese. Strada facendo dunque riascolteremo i suoi grandi classici e anche qui ospiti d’onore, duetti e cotillons.
Dopo Baglioni, nel sabato di Rai arriverà, o meglio dovrebbe arrivare il nuovo talent show ideato da Sergio Japino e condotto da Raffaella Carrà. Il titolo sarà Forte, forte, forte, nel senso che Forte, forte, forte è proprio il titolo del programma, ed andrà in onda per 8 settimane. Lo scopo dello show, sarà quello di allevare e trovare nuovi talenti da lanciare nel mondo dello spettacolo, anche se, come direbbe Maurizio Costanzo, da quelle parti ci sono solo posti in piedi ormai. Il programma avrà una striscia quotidiana nel pomeriggio di Rai1 e non sappiamo quanto questo impegno per la Carrà, sia conciliabile con The Voice 3. Sempre a gennaio, ma al venerdì sera, l’appuntamento sarà con il nuovo varietà di Antonella Clerici: Senza parole. Il programma potrebbe essere "dirottato" il sabato, o ad altro giorno, per impellenti esigenze di palinsesto.
Sarà un Italia’s got talent dei sentimenti, per un viaggio in 8 puntate, fra le storie di vita di tutti i giorni. Una riedizione riveduta e corretta di due vecchi cavalli di battaglia della Clerici, ovvero Il treno dei desideri ed E’ stato solo un flirt. Quest’anno dunque in prime time per la bionda conduttrice lombarda niente cucina, ne canzoni, ma sentimenti. Nessun timore però per la sorte di Ti lascio una canzone, che tornerà più vivo che mai dall’autunno 2015, sempre che il direttore di Rai1 di quel periodo non abbia nulla in contrario.
Seguirà poi, dopo uno stop di qualche anno, una nuova edizione della versione “ghiacciata” di Ballando con le stelle, ovvero Notti sul ghiaccio, sempre condotta da Milly Carlucci. La stagione televisiva proseguirà poi con la nuova serie dello spettacolo di varietà di Carlo Conti, da poco terminato, Si può fare, con 6 nuove puntate, mentre a fine stagione potrebbe arrivare su Rai1 uno show nuovo di zecca per Fabrizio Frizzi, oltre che vedere la luce lo spettacolo di cui ci aveva parlato Pupo recentemente: La mia banda suona il Pop.
lunedì 23 giugno 2014
CLAUDIO BAGLIONI SCRIVE SU FACEBOOK IL 23 GIUGNO 2014
https://www.facebook.com/claudiobaglioniofficial
C'è un senso delle storie a cui si fa fatica dare un senso:
quello che le storie stesse abbiano una fine.
E che quella fine debba prima o poi arrivare.
Eppure una storia senza fine non troverebbe mai una dimensione.
Non si potrebbe contenere in un racconto.
Non avrebbe corpo spazio calibro volume.
Non volerebbe il cielo del ricordo.
O la pianura della nostalgia.
Non manterrebbe fermo il tempo.
Come un orologio senza le lancette.
Non marcherebbe un ritmo.
Come una batteria senza tamburi e piatti.
Non avrebbe suono.
Come una chitarra senza corde.
O il vento senza una barriera.
Non avrebbe tutta la commozione di oggi.
Come un teatro senza un epilogo.
Come un cuore senza mai un dolore.
Non griderebbe al riscatto del futuro.
Come un pugno contro un muro.
Come un sorriso nuovo.
C'è un senso delle storie a cui si fa fatica dare un senso:
quello che le storie stesse abbiano una fine.
E che quella fine debba prima o poi arrivare.
Eppure una storia senza fine non troverebbe mai una dimensione.
Non si potrebbe contenere in un racconto.
Non avrebbe corpo spazio calibro volume.
Non volerebbe il cielo del ricordo.
O la pianura della nostalgia.
Non manterrebbe fermo il tempo.
Come un orologio senza le lancette.
Non marcherebbe un ritmo.
Come una batteria senza tamburi e piatti.
Non avrebbe suono.
Come una chitarra senza corde.
O il vento senza una barriera.
Non avrebbe tutta la commozione di oggi.
Come un teatro senza un epilogo.
Come un cuore senza mai un dolore.
Non griderebbe al riscatto del futuro.
Come un pugno contro un muro.
Come un sorriso nuovo.
domenica 22 giugno 2014
CLAUDIO BAGLIONI SCRIVE IN RICORDO DI ANDREA PAPALIA
https://www.facebook.com/claudiobaglioniofficial
Ne è passato di tempo.
E anche il tempo di Andrea è passato.
Cominciai a vederlo, sempre più spesso
intorno al tavolo di lavoro nella sala riunioni della Cbs a Milano.
A metà degli '80.
Non ricordo nemmeno se me lo presentarono come si deve,
una prima volta, ufficialmente con nome, cognome e qualifica.
Entrò mano a mano in tutte le cose che mi riguardavano
e c'è rimasto trent'anni.
Non saprei contare le ore segnate insieme,
di giorno e di notte, di attesa e di corsa, di strada e di sosta.
Non riesco neppure a tentare un elenco di storie,
di sfide tentate, di imprese riuscite, di battaglie perdute.
Sempre a posto, sempre al suo posto
e sempre al posto giusto.
Ora e ancora più in là si capirà come gli vollero bene in tanti.
E gliene avrebbero voluto molti di più o forse tutti
se solo l'avessero incontrato.
Se avessero affrontato la sua mitezza,
provato la sua lealtà, misurato la sua abnegazione.
Uno scudiero fedele per i tornei di noi cavalieri.
Un compagno fidato per i viaggi di noi trovatori.
Uno che non mette mai avanti la sua propria esistenza
e della cui vita, alla fine, si conosce assai poco.
Uno che la sua roba la porta tutta con sé.
Un piccolo bagaglio a mano e il resto è esperienza.
Uno in trincea, uno di fanteria.
La buona ironia e il sorriso modesto,
la stanchezza nelle borse degli occhi
ma il passo veloce e il gesto concreto.
Quando ti voleva raccontare un'idea
o proporre un progetto
guardava timidamente da una parte
e quasi sempre attaccava dicendo
Io... io lo vivrei... per assurdo...
E per assurdo
adesso non ci sembra ancora
che egli non viva più qui.
Sparito così presto e improvvisamente.
Quando nessuno doveva e poteva prendersi cura di lui.
Persino in questo ultimo congedo
non ha rubato un momento ai momenti degli altri.
Siamo tanti oggi a sentirci più soli e un po' più insoluti.
Tanti che gli devono tanto.
Grazie di tutto, Andrea.
Hai fatto grandi cose.
E nello stesso modo
sei stato un vero brav'uomo.
Ne è passato di tempo.
E anche il tempo di Andrea è passato.
Cominciai a vederlo, sempre più spesso
intorno al tavolo di lavoro nella sala riunioni della Cbs a Milano.
A metà degli '80.
Non ricordo nemmeno se me lo presentarono come si deve,
una prima volta, ufficialmente con nome, cognome e qualifica.
Entrò mano a mano in tutte le cose che mi riguardavano
e c'è rimasto trent'anni.
Non saprei contare le ore segnate insieme,
di giorno e di notte, di attesa e di corsa, di strada e di sosta.
Non riesco neppure a tentare un elenco di storie,
di sfide tentate, di imprese riuscite, di battaglie perdute.
Sempre a posto, sempre al suo posto
e sempre al posto giusto.
Ora e ancora più in là si capirà come gli vollero bene in tanti.
E gliene avrebbero voluto molti di più o forse tutti
se solo l'avessero incontrato.
Se avessero affrontato la sua mitezza,
provato la sua lealtà, misurato la sua abnegazione.
Uno scudiero fedele per i tornei di noi cavalieri.
Un compagno fidato per i viaggi di noi trovatori.
Uno che non mette mai avanti la sua propria esistenza
e della cui vita, alla fine, si conosce assai poco.
Uno che la sua roba la porta tutta con sé.
Un piccolo bagaglio a mano e il resto è esperienza.
Uno in trincea, uno di fanteria.
La buona ironia e il sorriso modesto,
la stanchezza nelle borse degli occhi
ma il passo veloce e il gesto concreto.
Quando ti voleva raccontare un'idea
o proporre un progetto
guardava timidamente da una parte
e quasi sempre attaccava dicendo
Io... io lo vivrei... per assurdo...
E per assurdo
adesso non ci sembra ancora
che egli non viva più qui.
Sparito così presto e improvvisamente.
Quando nessuno doveva e poteva prendersi cura di lui.
Persino in questo ultimo congedo
non ha rubato un momento ai momenti degli altri.
Siamo tanti oggi a sentirci più soli e un po' più insoluti.
Tanti che gli devono tanto.
Grazie di tutto, Andrea.
Hai fatto grandi cose.
E nello stesso modo
sei stato un vero brav'uomo.
giovedì 19 giugno 2014
NEWS SUI BIGLIETTI CONVOIRETOUR DI CLAUDIO BAGLIONI
Informazioni di servizio da Fep Group :
BOLOGNA
La pianta inizialmente pubblicata su TicketOne era un work in progress. L'attuale pianta è quella definitiva con evidente miglioria per i primi acquirenti dei blocchi A1 e A3. Ulteriori posti laterali saranno messi in vendita a partire da oggi 19 giugno, h.16.00
EBOLI
E' stata utilizzata la stessa pianta dello show di marzo, in cui le prime file della platea B (blocchi laterali) corrispondono alla fila 4
NAPOLI
Per esigenze di ingombro del palco le file 1, 2, 3 e 4 dei blocchi centrali sono inibite alla vendita. Pertanto la fila 5 corrisponde alla fila 1.
BOLOGNA
La pianta inizialmente pubblicata su TicketOne era un work in progress. L'attuale pianta è quella definitiva con evidente miglioria per i primi acquirenti dei blocchi A1 e A3. Ulteriori posti laterali saranno messi in vendita a partire da oggi 19 giugno, h.16.00
EBOLI
E' stata utilizzata la stessa pianta dello show di marzo, in cui le prime file della platea B (blocchi laterali) corrispondono alla fila 4
NAPOLI
Per esigenze di ingombro del palco le file 1, 2, 3 e 4 dei blocchi centrali sono inibite alla vendita. Pertanto la fila 5 corrisponde alla fila 1.
lunedì 16 giugno 2014
giovedì 12 giugno 2014
CONVOI RETOUR PER IL FANS CLUB DI CLAUDIO BAGLIONI
PRE SALE CONVOI RETOUR
I biglietti per le seguenti date Bruxelles, Locarno, Cuneo, Pesaro, Trento, Torino, Genova, Bologna, Eboli, Napoli, Roma, Firenze e Milano, per gli iscritti a Clab saranno disponibili dalle 11.00 del 14/06/2014 fino alle 10.00 del 16/06/2014. La vendita al pubblico generale partirà su www.ticketone.it e presso i punti abituali alle 11.00 del 16/06/2014.
N.B. RICEVERETE VIA MAIL IL CODICE PROMO (VALIDO PER L'ACQUISTO DI 2 BIGLIETTI A DATA) E IL LINK DI TICKET ONE SABATO 14 GIUGNO ALLE ORE 10.
I biglietti per tutte le altre date, per gli iscritti a Clab saranno disponibili dalle 11.00 del 19/06/2014 fino alle 10.00 del 21/06/2014. La vendita al pubblico generale partirà su www.ticketone.it e presso i punti abituali alle 11.00 del 21/06/2014.
I biglietti per le seguenti date Bruxelles, Locarno, Cuneo, Pesaro, Trento, Torino, Genova, Bologna, Eboli, Napoli, Roma, Firenze e Milano, per gli iscritti a Clab saranno disponibili dalle 11.00 del 14/06/2014 fino alle 10.00 del 16/06/2014. La vendita al pubblico generale partirà su www.ticketone.it e presso i punti abituali alle 11.00 del 16/06/2014.
N.B. RICEVERETE VIA MAIL IL CODICE PROMO (VALIDO PER L'ACQUISTO DI 2 BIGLIETTI A DATA) E IL LINK DI TICKET ONE SABATO 14 GIUGNO ALLE ORE 10.
I biglietti per tutte le altre date, per gli iscritti a Clab saranno disponibili dalle 11.00 del 19/06/2014 fino alle 10.00 del 21/06/2014. La vendita al pubblico generale partirà su www.ticketone.it e presso i punti abituali alle 11.00 del 21/06/2014.
mercoledì 11 giugno 2014
CLAUDIO BAGLIONI SCRIVE SU FACEBOOK IL 10 GIUGNO 2014
https://www.facebook.com/claudiobaglioniofficial
Ieri sera ascoltavo un chitarrista suonare
con dita e cuore la sua musica fatta di musiche sue
e dietro il Tevere che andava lento lento.
Bravo parecchio ma questo già lo sapevo.
E sapevo anche un bel po' del suo repertorio.
Così ho messo il pilota automatico dell'emozione
per seguirlo nelle sue evoluzioni
mentre una parte dei miei pensieri si staccava da me
e girava a cercare fraseggi per descrivere quell'universo di temi,
di accordi, armonie, melodie.
Definizioni che si spingevano una dietro l'altra,
si spintonavano, si superavano.
Parole forti, alte, solitarie che si facevano avanti
e cercavano di assomigliare a quelle note
che scrivevano l'aria e volavano in tutte le direzioni.
Acrobazie di vocabolario che per quanto immaginifiche,
iperboliche, trascendentali
non erano che pallide didascalie di quel che sentivo.
E anche i colori, le forme, i sapori, gli odori, gli spazi
evocati da tutti quei suoni fantastici
non erano nemmeno numerabili e comparabili
con quell'irrealtà totale, infinita, ultracosmica.
Tutto ciò che mi veniva in mente
era già un po' meno e assai meno bello della musica
che lo scaturiva.
Per quanto cercassi musica nelle parole,
quelle parole non facevano una musica come quella.
E allora ho dovuto ancora una volta
chinare il capo davanti a tanta maestà
e alzarmi in piedi al cospetto di un rinnovato prodigio.
Una chitarra, uno strumento e un chitarrista,
strumento, lui stesso, dell'umile grande miracolo della bellezza.
E della musica che ci tiene in vita.
Per questo, non ci sono parole.
Ieri sera ascoltavo un chitarrista suonare
con dita e cuore la sua musica fatta di musiche sue
e dietro il Tevere che andava lento lento.
Bravo parecchio ma questo già lo sapevo.
E sapevo anche un bel po' del suo repertorio.
Così ho messo il pilota automatico dell'emozione
per seguirlo nelle sue evoluzioni
mentre una parte dei miei pensieri si staccava da me
e girava a cercare fraseggi per descrivere quell'universo di temi,
di accordi, armonie, melodie.
Definizioni che si spingevano una dietro l'altra,
si spintonavano, si superavano.
Parole forti, alte, solitarie che si facevano avanti
e cercavano di assomigliare a quelle note
che scrivevano l'aria e volavano in tutte le direzioni.
Acrobazie di vocabolario che per quanto immaginifiche,
iperboliche, trascendentali
non erano che pallide didascalie di quel che sentivo.
E anche i colori, le forme, i sapori, gli odori, gli spazi
evocati da tutti quei suoni fantastici
non erano nemmeno numerabili e comparabili
con quell'irrealtà totale, infinita, ultracosmica.
Tutto ciò che mi veniva in mente
era già un po' meno e assai meno bello della musica
che lo scaturiva.
Per quanto cercassi musica nelle parole,
quelle parole non facevano una musica come quella.
E allora ho dovuto ancora una volta
chinare il capo davanti a tanta maestà
e alzarmi in piedi al cospetto di un rinnovato prodigio.
Una chitarra, uno strumento e un chitarrista,
strumento, lui stesso, dell'umile grande miracolo della bellezza.
E della musica che ci tiene in vita.
Per questo, non ci sono parole.
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