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martedì 30 settembre 2014

LETTERA DEGLI ABITANTI DI LAMPEDUSA A CLAUDIO BAGLIONI

https://www.facebook.com/fondazione.oscia?fref=ts
Lettera da Lampedusa.
Claudio. Ancora oggi non riusciamo a crederci che in questi giorni non sei qui con noi a Lampedusa. Ci manchi tanto. Ci mancano i preparativi per O' Scia'. Quei preparativi che tenevano impegnati tutti sull'isola. E poi ci mancano i tuoi fans, quelli che stasera sono con te a Roma e che non sono più venuti a Lampedusa ma per mesi, quest'anno, non hanno fatto altro che chiederci se O' Scia' si sarebbe svolto, pronti a mettersi in moto per venire da noi, per te. Ora, la spiaggia della Guitgia è vuota. Noi isolani siamo disorientati, sgomenti ed amareggiati. Ci manchi tanto. Ci manchi Scia'. Ci mancano le tue canzoni, i tuoi pensieri, il tuo modo di vivere Lampedusa nel rispetto delle persone e delle cose. Passando dalla spiaggia della Guitgia viviamo l'emozione nel ricordo dei tuoi concerti. Davanti al vuoto della spiaggia sospiriamo e speriamo di poterti riavere. Ci dispiace Scia', ci dispiace tanto e queste parole non avremmo mai voluto scriverle. Ma noi pero' sappiamo una cosa, che da questo momento faremo tutto quello che è in nostro potere affinché O'Scia' possa tornare ad esistere. Noi ti abbracciamo Scia' e abbracciamo anche i tuoi fans, quelli che stasera sono li con te e che conosciamo bene uno per uno e che sono stati qui con noi per tanti anni. Ciao a tutti voi da Lampedusa, da un angolo di terra che ama quanto lo amate voi Claudio. Stasera vi stiamo invidiando perché Claudio è li con voi. Noi lampedusani però siamo un popolo caparbio e Claudio Baglioni lo rivogliamo a Lampedusa con il suo nostro e vostro O'Scia'. Un abbraccio forte a tutti voi da Lampedusa che sogna ancora ad occhi aperti sulle note del nostro Claudio che ci ha regalato dieci anni di felicità . Ciao a tutti Scia'

lunedì 29 settembre 2014

RADUNO DEL FAN CLUB DI CLAUDIO BAGLIONI SCALETTA E VIDEO

FOTO http://www.baglioni.it/download_foto_dettaglio.php?id_gallery=45

VIDEO

IL SOGNO E' SEMPRE http://youtu.be/38RgOA7ZRvk

PUOI http://youtu.be/b8Xc3r1ck88

21X http://youtu.be/m6RAsMJtCCo

LAMPADA OSRAM http://youtu.be/NhKRGg-8bQ8

IL SOLE E LA LUNA http://youtu.be/M45Dz1ToQyI

ORA CHE HO TE http://youtu.be/DZkqNchWQqs

TI AMO ANCORA http://youtu.be/ulNvDMnWySI

IO DAL MARE http://youtu.be/k6nEoqQ3naw

REGINELLA REGINE' http://youtu.be/1YLVWYDwtHc

TAMBURI LONTANI http://youtu.be/PXvJO5bLTsQ

LA CANZONE DELL'AMORE PERDUTO http://youtu.be/pTiLsK0-hM8

FAMMI ANDAR VIA http://youtu.be/McAjpC8SU00

STELLE DI STELLE http://youtu.be/4w9eyevqMrk

VIVI http://youtu.be/QJctuN3T7Ss


 SCALETTA DEI BRANI
RADUNO DEL FAN CLUB DI CLAUDIO BAGLIONI SCALETTA E VIDEO ROMA TEATRO TENDASTRISCE 28 SETTEMBRE 2014

solo
Rossella barattolo sale sul palco e legge un messaggio degli abitanti di lampedusa
Il sogno è sempre
Via
Claudio e il pubblico ricordano la mamma
Puoi
2 1 x
Lampada osram
Il sole e la luna
Ora che ho te
Ti amo ancora
Io dal mare con danilo rea
Reginella reginè con rea
Yesterday e chissà se mi pensi con rea
Tamburi lontani con rea
E adesso la pubblicità con rea
La canzone dell'amore perduto e il nostro concerto con rea
Fammi andar via con rea
Stelle di stelle con rea
Sabato pomeriggio con rea
notti col calandra jazz trio
vivi col calandra jazz trio
poster col calandra jazz trio
fotografie col calandra jazz trio
quei due calandra jazz trio
mille giorni calandra jazz trio
Via col calandra jazz trio
dagli il via
acqua dalla luna
domani mai 
sono io
io me ne andrei
un nuovo giorno o un giorno nuovo
dieci dita
in un'altra vita 
cuore d'aliante 
noi no
io sono qui
quanto ti voglio 
e tu
w l'inghilterra
strada facendo
la vita è adesso.
BUONA FORTUNA

domenica 28 settembre 2014

RADUNO DEL FANS CLUB DI CLAUDIO BAGLIONI ROMA 28 SETTEMBRE 2014

SEGUITECI SULLA PAGINE FACEBOOK https://www.facebook.com/avanzidipoesie la diretta scritta

RADUNO DEL FANS CLUB DI CLAUDIO BAGLIONI ROMA 28 SETTEMBRE 2014  TEATRO TENDASTRISCE VIA PERLASCA POSSONO PARTECIPARE GLI ISCRITTI A WWW.clabonline.org per gli anni 2012 e 2013 apertura cancelli ore 14 inizio ore 15


giovedì 25 settembre 2014

CLAUDIO BAGLIONI SCRIVE SU FACEBOOK IL 25 SETTEMBRE 2014

https://www.facebook.com/claudiobaglioniofficial

Lampo e Lina ieri mattina non erano insieme.
Lui se ne stava sul dammuso a sinistra.
Lei sul muretto di destra.
Distanti, ognuno per conto proprio
come se avessero avuto una lite, un diverbio.
Come se fosse successo qualcosa di storto tra loro.
Peccato, pensavo, lo vedi, sono come noi umani.
Troppo spesso, anzi ormai quasi sempre,
confusi in un tempo di guerra che non ha mai fine,
smarriti in un campo di risse e battaglie senza più tregua.
In piccolo o in grande, in due o in due miliardi
a fare baruffa e sputarsi odio, rancore e aggressività.
A vivere ostili.
Sarà questo vento di caos e di scirocco
che annebbia le menti e inumidisce le anime perse.
Sarà questa eterna contrapposizione di parti e partiti,
di soldi e soldati, di danni e dannati.
Qualche tramonto fa
buttavo gli sguardi ai due lati del cielo
mentre il sole scendeva e la luna saliva,
opposti e avversari, uno di fronte all'altra
come sopra una gigantesca altalena
che va solo in un senso.
Una palla di fuoco e una palla di neve
sulla ruota del giorno che chiude e la notte che apre.
Sulla rotta di un altro ritorno nel mezzo del mare
quando non si vede nient'altro che vie d'orizzonte
ma intorno lontano e più in là, ci può essere proprio di tutto.
Non è l'esistenza
una ricerca continua, commovente e a volte ossessiva
di un'idea d'armonia?
Della sintesi la più perfetta
dei sensi e dei sentimenti
dei suoni e dei segni
dei colori e le forme.
E invece quante orrende cromìe,
quante note stonate,
quante brutte poesie,
quante storie violate.
Quanti voli abortiti
quando destra e sinistra
sono le ali dello stesso avvoltoio.
Più tardi il vento sarebbe girato
e pulito dentro un buon maestrale.
Euforia di gabbiani
che risalivano, in fila per uno,
un soffio leggero da nord
abbassandosi e alzandosi a turno
quasi legati a una serie di fili invisibili
sopra una giostra pittata di blu.
Gridavano forte come bambini felici
e la gioia volava planando quasi a raso dell'acqua
trasformandosi in gocce da prendere
per curare un malinconico cuore.
Si può cominciare a sorridere
fin dal primo mattino
quando si lavano i denti
e si arriccia e si storce un po' il naso
a sembrare più buffi.
Allora lo faccio
portandomi fuori all'aperto con tutto lo specchio.
E in un angolo di controluce vedi un po' chi ti vedo?
Lina e Lampo che sono tornati a starsene insieme.
Forse solo un'incomprensione durata un momento
o può darsi che non ci sia stato mai niente di niente.
L'importante è che adesso rimangano lì.
Tutti e due apparecchiati sulla gobba imbiancata di raggi di luce.
Tutti e due...? No, tutti e tre!
E già: ce n'è un altro appena più indietro.
E questo chi è?
Sarà femmina o maschio o come gli pare?
Pare un po' più minuto.
Non sarà mica un figlio?
O un amico recente?
Se dovesse restare a far parte del gruppo, lo chiamerò Lollo.
Che va bene per tutti i possibili casi e tutti i probabili sessi.
Anche se, se sarà ancora qui, lo saprò solamente la prossima estate.
Sì perché purtroppo tra poco si parte.
Si va via, per questa stagione, definitivamente.
Allora andiamocene in pace.
Con un po' d'allegria nello zaino degli ultimi dolci ricordi.
Non ho ancora imparato a pescare
e forse mai imparerò.
Non dovevo star sveglio
per prendere pesci
eppure la notte dopo la sagra
con tutte quelle brave persone a far festa
non riuscivo a dormire per le troppe emozioni.
Alla fine, però,
con l'odore fumoso di griglia e un profumo vivace di sale
ancora nelle narici,
mi son cucinato un bel sogno.

martedì 23 settembre 2014

VIDEO CLAUDIO BAGLIONI A SUA IMMAGINE IL 28 SETTEMBRE 2014

Claudio Baglioni è stato ospite  ospite di "A Sua Immagine", in diretta da San Pietro , domenica 28 settembre alle ore 09:30 su Rai1
il video si può vedere al minuto 26, 50 circa su http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-ed0fa568-2ce4-4913-83d0-d87511d2b90f.html

lunedì 22 settembre 2014

RACCONTO BAGLIONI AD ASTI IL 19 SETTEMBRE 2014

http://www.lanuovaprovincia.it/stories/musica/29327_baglioni_strada_facendo_un_pezzo_irrinunciabile/#.VCKsfjxxMYU.facebook
E' un pubblico eterogeneo quello di Claudio Baglioni. Ne sono prova le decine e decine di fan di età diversa che lo hanno atteso in coda venerdì scorso alla Douja d'Or. Il celebre cantante ha chiuso il ciclo di incontri firmato "Collisioni", Festival che, in collaborazione con il Salone enologico, ha portato in Douja personaggi molto noti dello spettacolo e della cultura, da Max Pezzali a Paolo Crepet, da Carlo Cracco ad Enrico Ruggeri. Tutti incontri che hanno registrato il tutto esaurito in termini di presenze.

Prima che il cantautore incominciasse il dialogo con il giornalista Ernesto Assante, sono state predisposte misure di sicurezza a dir poco rigide e in parte anche restrittive per chi, come noi, lavorava per documentare l'evento: vietati i fotografi e le domande dei giornalisti, con lo staff del cantante che controllava con attenzione tutti gli angoli dello spazio incontri. Quando finalmente Claudio Baglioni è salito sul palco è stato accolto dall'entusiasmo dei fan che, in quello spazio, è parso ancora più amplificato. Un dialogo piacevole che è partito dalle origini, da un Claudio Baglioni inaspettatamente beat che si ritrova qualche anno più tardi, dopo una discussione con il paroliere del gruppo, a scrivere canzoni «senza avere scritto prima nemmeno un bigliettino in vita mia».

Baglioni ha ricordato che una delle prime canzoni che scrisse fu un adattamento in musica di un'opera di Edgar Allan Poe, lo scrittore considerato uno dei maggiori rappresentanti del racconto gotico. Da questi toni scuri arrivò poi a scrivere "Questo piccolo grande amore" nel 1972, che da molti viene considerata l'opera prima, quella che lo consacra al successo. Del suo rapporto con questa canzone Baglioni sorridendo ha detto: «A volte è stata anche un cruccio per me. Una volta la suonai riarrangiata e "ripensata" a Palermo e una signora visibilmente contrariata mi disse che non potevo permettermi di trattare quella canzone in quel modo perché apparteneva ormai a tutti». Baglioni cantautore: una qualifica che certa critica proprio non voleva attribuirgli, ricorda Assante, e Baglioni ironicamente ha risposto che «ad un certo momento li vestivano tutti da cantautori perché dovevano essere così: è un Paese strano il nostro».

Sull'onda dell'ironia ha continuato raccontando del suo essere affascinato dalle voci popolari e della sua voce, che coniuga la modernità del cantautore alla tradizione tipica della sua vocalità. «Sono affascinato anche dagli stornellatori», ha aggiunto, e così dicendo ha offerto al pubblico una lezione di stornello, canticchiando le varie parti che lo compongono, suscitando molti applausi. Applausi ancora più fragorosi quando Baglioni ha detto quali sono per lui i pezzi irrinunciabili: "Strada facendo" e "La vita è adesso": per ogni titolo è scattato un fragoroso applauso.

Il rapporto di un cantautore con le sue canzoni è sempre argomento interessante e in questo raccontare, Baglioni si lascia sfuggire che gli piacerebbe molto «fare un concerto con le canzoni che ha cantato meno, ma l'ossequio al pubblico», ovvero suonare i pezzi che quest'ultimo ama, «è importantissimo». Oltre a suonare Baglioni legge: gli piacciono i romanzi russi, ma lo spaventano i libri troppo lunghi, così come per i film, ne teme la lunghezza eccessiva e racconta che, quando è andato a vedere Baaria di Tornatore, pensava: «Questo film non finisce mai!» e ancora ridendo: «Probabilmente anche io faccio concerti troppo lunghi!».

Come molti sanno Claudio Baglioni è romano, e durante la serata ha parlato anche del rapporto con la sua città, dicendo: «Roma è la città in cui io amo meno cantare, forse perché conosco molte persone e sento più la pressione. Ma negli anni, attraverso i tour, ho un po' smarrito la sensazione di appartenenza». Un cantautore del suo calibro può avere molto, certo, ma può perdere anche qualcosa durante il percorso. A questo interrogativo di Assante, Baglioni ha risposto: «Ho perso gli amici di quando ero ragazzo, quelli che erano con me prima di diventare personaggio. Si tratta di un rapporto svantaggiato, perché quando ritrovo un amico di gioventù, gli devo fare molte domande sulla sua vita, mentre lui di me sa tutto. Allora anche da qui si intuisce la difficoltà di un rapporto di questo tipo: l'amicizia è un argomento che si perde». Cludio Baglioni a ottobre partirà con il suo tour "Con voi ReTour", la cui prima data sarà a Bruxelles, di cui ha detto: «E' l'ennesima mia rinascita».

Alessia Conti


http://www.artementenotizie.it/?p=4231
«Il titolo di questa manifestazione, “Collisioni”, è interessantissimo, potrebbe significare uno ‘scontro’, ma inteso come uno ‘scontro’ tra due cose in movimento…», afferma Claudio Baglioni, ed è proprio una neurotonica interazione il dialogo-intervista tra il cantautore romano ed Ernesto Assante, giornalista di Repubblica;  la loro serata di ‘chiacchiere in libertà’ chiude la sesta edizione del Festival piemontese a cadenza annuale.

Ospitata nella Douja D’Or, Asti, la rassegna si è svolta in una cinque giorni secondo la sua peculiare formula: alla conoscenza sia di personaggi di spicco del panorama artistico come, per quest’anno, Arisa, Carlo Cracco, Paolo Crepet, Enrico Ruggieri, Claudio Baglioni, sia di eccellenze agricole ed enogastronomiche del territorio.

Se è vero che “il bello sempre all’ultimo”, l’ultima serata del Festival ha dunque vantato Baglioni come ospite d’onore, che tra le domande di Assante e la calorosa partecipazione dei suoi numerosissimi fans (in coda dalle prime ore del mattino per assicurarsi un posto in prima fila, e provenienti da tanta parte dell’Italia, come da Bari, da Napoli), ha ripercorso le tappe della sua carriera d’artista e di “grand’uomo”.

«Quando ero bambino avevo una percezione della vita molto nostalgica, pensavo che sarei passato inosservato… ma aver incontrato per caso tutta questa storia, questa vicenda personale, aver imparato a fare un mestiere pubblico che fondamentalmente non si addice al mio carattere, mi ha fatto capire che la vita è una grande sorpresa, tutto può essere», difatti le sensibilità “nostalgiche” hanno un grosso potenziale, ‘scrivono’ storie i cui risultati sono sempre i più suggestivi e ben riusciti «La ‘roba triste’ è quella che affascina di più il mondo intero, quello che in effetti fa battere il cuore, fa disperare, fa sentire grandi, importanti, tragici, personaggi di chissà quale film strappalacrime, è la forte malinconia… è un genere artistico importante», racconta il cantautore.

P1010429Eppure, spiega Ernesto Assante, c’è stato un periodo in cui Baglioni non veniva considerato un “cantautore”, forse un cantante pop, o un autore pop «Tu, per citare un tuo album, sei “oltre”, sei più di un semplice cantautore, forse un artista? ovvero uno che intende l’arte come modo di comunicare? I cantautori, comunemente detti, innanzitutto vivono per proprio conto, tu invece hai rivoluzionato quello che facevano i cantautori, lo hai abbattuto definitivamente», così il giornalista ricorda, ad esempio, la nascita dell’album “Alè-òò”, un titolo che prese spunto da un’invocazione da stadio con cui il pubblico si rivolse al cantante durante un suo concerto tenutosi negli anni ’80 a Roma, in Piazza di Siena, quel coro partito dai fans e rivolto al loro idolo fu trasformato da Baglioni in una canzone, che divenne così vessillo di un legame di ispirazione reciproca, «Nessuno in Italia, che io ricordi, ha mai fatto uno scambio così efficace!»,continua Assante.

Il rapporto con il pubblico è dunque fondamentale, diventa anche uno stimolo a creare, quindi parte del proprio mondo creativo «Credo che nessuno possa avere un’idea se non esistesse l’esterno. L’unico vero successo è incontrare gli altri…», risponde Baglioni.

Ricordando l’appena trascorso evento ad Ischia, “Piano e Jazz” (LEGGI evento Piano e Jazz), Baglioni racconta il rapporto con le canzoni da ‘reinventare’, «Agli inizi del mio percorso artistico facevo parte di un gruppo rock, anzi, forse più beat che rock, ero quello che riusciva a mettere insieme più cose musicali, iniziai poi a scrivere delle parole. Tra le mie prime incisioni ricordo alcuni adattamenti come una poesia di Edgar Allan Poe, “Annabell Lie”, o “La canzone di Marinella” di De Andrè, poi scrissi “Signora Lia” fino a “Questo piccolo grande amore”. Quest’ultima è sempre stato il mio ‘cruccio’, poichè il primo capolavoro di successo spesso finisce per essere quasi l’unico elemento riconoscibile, così si inizia a cercare soluzioni diverse, si arriva a ‘storpiarlo’ generando il consenso dei ‘progressisti’ o il dissenso dei ‘conservatori’.  Io riscrissi una sorta di melodramma intorno a “Questo piccolo grande amore”…».

P1010432ioA chi pensa che la canzone sia poesia e che i nuovi poeti siano i cantautori, a chi pensa che la canzone sia canzone, Baglioni ‘risponde’ svelando i sistemi interni tra testi e musica, il suo “artigianato”, «Le parole sono una scienza esatta. Non è vero che sono a caso, le parole bisogna andarle a cercare perché è proprio quello il significato che bisogna centrare e non una parola che le somiglia. Io a volte per divincolarmi dal ‘problema’ delle parole, o gioco con le stesse o cerco dei suoni che siano in comune con esse, ad esempio: scrissi il ritornello di una canzone che si chiama “Sono io”, che fa “Con questa faccia che sta sempre là, da parte, con queste braccia, che son qua per te, aperte”, “faccia”, “braccia”, quel “ccia” non fu un caso, ma perché corrispondeva esattamente al suono della batteria che faceva “ccià” uguale […]».

Una canzone di successo è imprescindibile dunque dal rapporto di equilibrio tra testo e musica, ma spesso non prescinde nemmeno dalla lettura, «leggere dà molte idee, la lettura è una cosa che ho praticato tantissimo, soprattutto quando avevo bisogno di più parole a mia disposizione […] Il mio amore letterario, ad ogni modo, è Cesare Pavese», rivela Baglioni.

Tra le tante straordinarie avventure di vita, l’incontro con Ernesto Assante anticipa di qualche settimana la partenza del “Con Voi ReTour”, già tanta l’attesa, i pronostici, le richieste del pubblico circa i brani da scegliere, «Il problema delle scalette –racconta Baglioni- è quello di trovare una lingua comune che soddisfi tutti. A volte mi piacerebbe un concerto dove canto quello che ho cantato di meno o penso debba essere cantato di più, ma un ossequio al pubblico è importantissimo, cantare un repertorio base significa che ti trovi lì perché hai degli elementi vicendevoli di riconoscibilità».

Il “nuovo poeta” tra i tanti pensieri spazia oltretutto da temi come la tecnologia, per lui «importantissima serve molto, anche se forse lascia che si perda un po’ di poesia. Io sono “antico”, mi piace ancora ‘sentire’ la materia, un musicista una volta mi disse “Guarda le partiture, quelle più belle da vedersi sono anche le più belle da suonare”»; all’importanza della cultura «Senza la cultura, la fantasia degli altri, la follia… non esisterebbe ‘l’essere artistico’»; al rapporto con la sua città, Roma, «Cantare a Roma mi imbarazza, sono molte più le persone che conosco, sembra che si debba far ‘di più’. Poi il pubblico romano è molto smaliziato. Ricordo un cameraman romano che doveva occuparsi delle riprese in occasione di una diretta televisiva Rai con Papa Wojtyla,  si rivolse al Papa dicendogli “Santità, il bianco spara!”, era troppo luminoso per le telecamere!».

Sulla scia dell’ironia Baglioni conclude recitando e raccontando uno stornello romano, genere non nuovo al suo interesse se si considera “Ninna nanna nanna ninna”, canzone ispirata ad una poesia ‘antimilitarista’ di Trilussa.

Progetti per il futuro? Se “Questo piccolo grande amore” è considerata la “canzone del secolo”, che questo nuovo secolo sia la culla di un suo nuovo capolavoro! D’altronde l’entusiasmo di Baglioni è qualcosa di autentico, e come tutte le cose originali non termina né muta, «“Suonare” in molte lingue si dice “giocare”… dopo tanti anni sono ancora molto felice di questo mestiere!».

[di Redazione]

IN CODA PER VEDERRE BAGLIONI

http://www.lastampa.it/2014/09/21/edizioni/asti/la-lunga-coda-per-baglioni-Q7Hd0gx0HmvPq5cRja7L1K/pagina.html
LAURA SECCI
ASTI
In coda dalle prime ore del mattino, arrivati da tutta Italia solo per vederlo, ben sapendo che stavolta non canterà. Qualcuno si aggira attorno all’Enofila già dalla sera prima, per essere certo che è proprio lì, che è quello il posto in cui lui arriverà. Tra ventiquattr’ore, certo, ma vale la pena aspettare se si ha la certezza di averlo a pochi metri da sé. «Abbiamo la Baglionite! La malattia più bella del mondo – spiega Maria Antonietta di Lena, pugliese, 45 anni, arrivata da Ferrara un giorno prima, per assicurarsi un posto in prima fila. E ci riesce. Seduta di fronte al palco, non si muove da oltre due ore. Accanto, l’amica Francesca Pomarico, arrivata da Adria con la figlia Angela. «Claudio è unico, come artista e come uomo – spiega la mamma - Mi toglie il fiato. Lo seguo da anni, da quando lei era piccola» spiega indicando la figlia trentenne che aggiunge: «A casa abbiamo conservato tutti i biglietti dei suoi concerti. Sono oltre cento e non ci fermeremo qui».
A dispetto di chi pensa che Baglioni sia «datato», tra le fans più emozionate (che difendono con le unghie e con i denti la sedia davanti al palco), ci sono due venticinquenne torinesi: Ida Storino e Marika Manfrinato. Impegnate nel servizio civile con i pazienti del Cottolengo, nei momenti liberi si tuffano nelle canzoni del Claudio nazionale, di cui hanno un vero e proprio book fotografico sull’iPhone. «Queste le abbiamo scattate a Lampedusa con lui poche settimane fa – indicano sfogliando le immagini sul cellulare - E’ stato così disponibile. Nonostante fosse stanco, dopo un giorno in barca, si è fermato con noi e ha pure accettato di fare una foto tutti insieme».
Quell’artista che emerge dalle tante esperienze raccontate dal pubblico, mal si concilia con la figura della star con cui gli addetti ai lavori, e i giornalisti, si trovano a dover fare i conti. Venerdì, per la prima volta dall’inizio della Douja d’Or di quest’anno, la strada davanti all’Enofila è chiusa al traffico. L’ingresso dei fans è spostato dalla parte opposta rispetto a quello solito. Nonostante l’artista non arrivi prima delle 21,15, tutti quelli vogliono un posto a sedere devono arrivare entro le 19,30. Poi si transenna tutto. Ultimo elemento, non meno importante: l’ospite ha imposto il divieto di fare foto, soprattutto «primi piani». Quindi chiunque abbia una macchina fotografica più potente di quella di un cellulare, non entra. Concedere un’intervista? «Non se ne parla neanche».
Finalmente l’orologio segna le 21,30. Lui arriva. Puntualissimo. Tutti in piedi, occhi lucidi e lunghi applausi.
A presentarlo, il giornalista Ernesto Assante, con cui Baglioni dialoga per tutta la serata. L’incontro anticipa di qualche settimana la «ripartenza» – il 18 ottobre – del «ConVoi Retour» che vedrà Baglioni in scena nelle più importanti città italiane. L’artista ha ripercorso le tappe fondamentali della sua carriera, soffermandosi sul «Retour», un progetto artistico ambientato in un cantiere, simbolo di quella ricostruzione etica «che non può più essere rimandata».

venerdì 12 settembre 2014

CONVOITOUR DI CLAUDIO BAGLIONI A ROCCARASO IL 14 OTTOBRE

http://www.ciaotickets.com/baglioni-roccaraso-anticipato-al-14-ottobre
Si comunica che il concerto di CLAUDIO BAGLIONI in programma a Roccaraso (AQ) il 15 Ottobre, è stato anticipato al 14 Ottobre.

I biglietti acquistati restano validi per la nuova data e non dovranno essere sostituiti.

sabato 6 settembre 2014

COMUNICATO FONDAZIONE O'SCIà 6 SETTEMBRE 2014

https://www.facebook.com/fondazione.oscia?fref=ts
In relazione alle indiscrezioni di stampa circolate nei giorni scorsi, secondo le quali Porto Empedocle sarebbe sul punto di diventare la prossima sede della rassegna di arti e musiche “O'scia'”, la Fondazione O'scia' comunica di non avere alcun programma per l'anno 2014.
Tra la Fondazione O'scia' e il comune di Porto Empedocle ci sono stati scambi epistolari, ma non vi è stato nessun incontro e non vi è alcun accordo nel senso riferito da taluni organi di stampa.
Nel ringraziare il Comune di Porto Empedocle per l'apprezzamento e l'attenzione da sempre dimostrati al progetto O'scia', la Fondazione ricorda, infine, che tale progetto – così come si è articolato e si è sviluppato nei suoi dieci anni di storia – non potrà mai prescindere dal legame con la terra nella quale esso ha avuto origine: l'arcipelago delle Pelagie nelle isole di Lampedusa e Linosa.

giovedì 4 settembre 2014

CLAUDIO BAGLIONI AL CAMPUS DELLA MUSICA FIRENZE 30 NOVEMBRE 2014

http://www.ilreporter.it/articolo/118755-fabi-gazz-baglioni-quanti-big-al-campus-della-musica
Max Gazzè in trio con Niccolò Fabi e Daniele Silvestri, Claudio Baglioni, Raphael Gualazzi e Rossana Casale.

IL CAMPUS DELLA MUSICA
Sono solo alcuni dei cantautori che sfileranno sul palco del Teatro dell'Opera per la I edizione del Campus della Musica. Una manifestazione ideata dal musicista e storico produttore Claudio Fabi e dell'imprenditrice culturale spagnola Carmen Fernandez e gestita dall’omonima associazione senza scopo di lucro, che si aprirà a Firenze il prossimo 6 settembre e il 30 novembre con dibattiti, seminari, vocal coaching e performance dedicate agli appassionati e ai professionisti di musica.

LE ISCRIZIONI
Chiunque può partecipare all'iniziativa, che ha l'obiettivo di creare in città un nuovo punto di riferimento per la formazione nel mondo della musica e dello spettacolo. Basta iscriversi sul sito del Campus. Gli incontri in autunno saranno solo un antipasto della manifestazione, che tornerà a giugno 2015 con una cadenza, da lì in poi, triennale.

I BIG IN PROGRAMMA
Alla prima sessione del Campus, il 6 settembre, parteciperanno Niccolò Fabi, Daniele Silvestri, Max Gazzè (con loro speech alle 17.30 e alle 18.30), Raphael Gualazzi (incontro in programma alle 11), Pfm, Mara Maionchi e Rossana Casale (protagonista di un vocal coaching). I colloqui saranno moderati dal giornalista Ezio Guaitamacchi. Claudio Baglioni, Fausto Donato, Mara Maionchi e l'avvocato Giorgio Assumma, gli artisti e specialisti presenti invece alla sessione del 30 novembre.
“Sono orgoglioso che nasca qui a Firenze un progetto unico nel suo genere in Italia – dice il sindaco Dario Nardella – Consentirà a tanti giovani di sviluppare professionalità legate a questo mondo e trovare una risposta al bisogno di occupazione grazie a un gesto di generosità dei grandi artisti che si mettono a disposizione”.

sabato 30 agosto 2014

CLAUDIO BAGLIONI INCONTRO GRATUITO ASTI 19 SETTEMBRE 2014

https://www.facebook.com/claudiobaglioniofficial
Per la sua serata di chiusura, la rassegna “Collisioni” avrà l’onore di ospitare, il 19 settembre alle ore 21.30 ad Asti, l'incontro-dialogo tra CLAUDIO BAGLIONI ed Ernesto Assante.
L’incontro cade nell’immediata vigilia della ripartenza – sabato 18 ottobre - del “ConVoi Retour” che vedrà Baglioni in scena in alcune tra le più importanti città italiane.
Il 2014 è un anno speciale per il grande musicista, autore e interprete italiano. Si celebrano, infatti, i cinquant’anni del primo concerto in Piazza San Felice da Cantalice, nel quartiere Centocelle a Roma, quando Baglioni si esibì in pubblico per la prima volta, interpretando la versione italiana di un grande successo di Paul Anka.
Baglioni ripercorrerà le tappe fondamentali della sua straordinaria carriera, parlerà della sua attività di compositore, scrittore e autore di canzoni e dell’imminente partenza del “ConVoi Retour”, un progetto artistico ambientato in un cantiere, simbolo di quella ricostruzione ideale, valoriale ed etica che non può più essere rimandata.
“La ricostruzione – spiega Baglioni - non è un fatto individuale, ma un processo collettivo, nel quale tutti sono chiamati a fare la propria parte, mettendo in gioco idee, valori, volontà, energie, in una parola: se stessi, perché il futuro è una città che si disegna e si costruisce insieme, diventando ognuno di noi operaio di questa grande opera”.

venerdì 29 agosto 2014

SCALETTA DEI BRANI E VIDEO FOTO BAGLIONI- REA IN CONCERTO AD ISCHIA IL 27 AGOSTO 2014

https://www.youtube.com/watch?v=1Qtvit3emyk (sabato pomeriggio)

https://www.youtube.com/watch?v=r7w8OQVMQkY (la canzone dell'amore perduto)

https://www.youtube.com/watch?v=CdlyjRhm8V0 (quei due)

https://www.youtube.com/watch?v=W6cjH7AjtxM (il nostro concerto)

https://www.youtube.com/watch?v=rS8ycL5bj80 (Yesterday)

https://www.youtube.com/watch?v=UHryz5kp2hY (stelle di stelle)

https://www.youtube.com/watch?v=_-IdawBRppk (tamburi lontani)

https://www.youtube.com/watch?v=gOr3H0eSVEw (chissà se mi pensi)

https://www.youtube.com/watch?v=uGjhFo5sENk (reginella/ reginella reginè)

https://www.youtube.com/watch?v=-CVE7nkbwbQ (mille giorni)

https://www.youtube.com/watch?v=z_ZwGtPArjY (quante volte)

https://www.youtube.com/watch?v=IPwSPDCklUE (fammi andar via)

https://www.youtube.com/watch?v=sbZWzNul_OU (via)

https://www.youtube.com/watch?v=o4CwnwuJbkQ (io dal mare)

https://www.youtube.com/watch?v=398zCI3wpSc (fotografie)

https://www.youtube.com/watch?v=8F4E8S4nunQ (poster)







http://www.baglioni.it/download_foto_dettaglio.php?id_gallery=44 (FOTO DELLA SERATA)

Scaletta concerto Ischia Claudio Baglioni (con Danilo Rea,Paolo Fresu & Calandra Trio Jazz) Grazie a Ivan

E tu come stai
Solo
Con tutto l'amore che posso
Avrai
Dieci dita
Un po di più
Io dal mare
Reginella
Reginella Reginé
Santa Lucia luntana
Poster
Quei due
Fotografie
Yesterday
Il nostro concerto
La canzone dell'amore perduto
Chissà se mi pensi
Tamburi lontani
Quante volte
Fammi andar via
Amore bello
Questo piccolo grande amore
E tu
Sabato pomeriggio
E adesso la pubblicità
Stelle di stelle
Via
Mille giorni di te e di me

http://www.ildispari.it/it/arriva-baglioni-tutto-pronto-per-il-concerto/

Arriva Claudio Baglioni. E l’isola attende con ansia il suo concerto, uno degli eventi clou di “Piano & Jazz”, in programma domani sera al Negombo. E durante il sopralluogo con Tony Conte il cantautore è già parso in formissima: «Ascoltare Claudio Baglioni cantare “Fotografie”… è stata un’emozione unica» rivela Conte. Aggiungendo: «Sarà un concerto imperdibile».

http://www.ildispari.it/it/il-27-agosto-suona-ad-ischia/
Definito il programma della settima edizione di “Piano & Jazz” che si svolge sull’isola d’Ischia dal 25 al 31 agosto.

Un festival ricco di sorprese: una su tutte il concerto di Claudio Baglioni, il 27 agosto, che torna a Ischia dopo 34 anni con un appuntamento speciale impreziosito dalla partecipazione di Danilo Rea. Claudio Baglioni interpreterà i suoi più grandi successi al pianoforte nella suggestiva cornice dell’Arena del Negombo nella baia di San Montano, in una contaminazione tra il jazz e artisti di primissimo livello della musica italiana a cui Piano & Jazz ci ha abituati.

Non mancherà il Jazz vero sugli stages di Piano & Jazz: sul Castello Aragonese di Ischia, Paolo Fresu e Danilo Rea si esibiranno nel Piazzale delle Armi, Maria Pia De Vito insieme ad Enzo Pietropaoli e Julian Mazzariello saranno protagonisti di “Stolen Songs” presso il Calise di Ischia.

All’Arena del Negombo una tre giorni di jazz per veri intenditori dal 28 al 30 agosto: il talento di Hiromi pianista giapponese ormai affermatissima in tutto il mondo, Michel Camilo pianista dominicano vincitore di due Grammy, Tomatito chitarrista spagnolo di flamenco, Anthony Jackson noto bassista americano e Steve Smith annoverato dalla rivista Modern Drummer tra i 25 migliori batteristi di sempre.

Chiuderà il festival presso il Divina di Sant’Angelo, Nick The Nightfly Quintet storica voce di Montecarlo Night in una incantevole cornice in riva al mare


giovedì 21 agosto 2014

LA SECCHIATA DI CLAUDIO BAGLIONI PER LA SLA


martedì 19 agosto 2014

INTERVISTA CLAUDIO BAGLIONI PANORAMA 19 AGOSTO 2014

http://cultura.panorama.it/musica/Claudio-Baglioni-50-anni-intervista
di Gianni Poglio

Una vita straordinaria tra musica, successi e tour. Claudio Baglioni li festeggia in questo 2014, cinquant'anni dopo la sua prima esibizione a Centocelle in Piazza San Felice da Cantalice. Da lì in poi la sua storia ha preso un'altra corso. Che oggi tutti conosciamo. Quella che segue, più che un'intervista, è il racconto di una vita intera. Che Claudio ci ha raccontato tappa per tappa, decennio per decennio, lo scorso novembre. Partendo proprio da Centocelle, dalla prima volta in pubblico con una canzone in italiano di Paul Anka...

"Per gli amici sono un TomTom vivente, quello a cui si telefona a qualsiasi ora per una dritta sul tragitto più breve o la strada meno trafficata. Chi mi conosce bene sa che distanze e percorsi non hanno più segreti per me. Ho battuto l’Italia palmo a palmo trasformando qualunque spazio in un palcoscenico: balconi, autobus, stazioni della metropolitana, camion, piazze, marciapiedi, teatri lirici, stadi e palasport. Una vita nomade, ma meravigliosa". Parola di Claudio Baglioni.

Una vita in tour.

"Gran bella parola. Nella mia testa evoca l’immagine di uno sconfinato parco divertimenti e tanti amici con cui giocare senza annoiarsi mai".

Le nuove date dei suoi concerti arrivano esattamente dopo 50 anni di palco. Che cosa ricorda della prima volta?

"Il luogo, Piazza San Felice da Cantalice a Centocelle, e il brano, Ogni volta di Paul Anka.  Mi ero iscritto a un concorso canoro per emulare due amichetti di condominio. I miei non sapevano come gestire la cosa perché non avevano alcuna inclinazione musicale. Ho passato tre giorni a fare prove davanti allo specchio di mia madre. Il colpo di teatro era un movimento a scatto della gamba. In famiglia eravamo convinti che Anka si chiamasse così per il suo modo di ancheggiare. Ovviamente non era vero".

Les Images è invece il nome della sua prima band.

"Era un complessino beat amatoriale. Negli anni Sessanta, in ogni condominio di periferia c’era un gruppo beat. Il nostro aveva una formazione singolare: suonavamo tutti la chitarra. Sapevamo bene che chitarristi e batteristi erano i più gettonati tra le ragazze. Diciamolo pure: non eravamo spinti dal sacro fuoco dell’arte. Una volta ci affacciammo dal balcone di casa mia a Centocelle e suonammo tutti e sette la chitarra. Volevamo fermare il mondo con quell’esibizione, ma in realtà non fermammo proprio nessuno. Alcuni del gruppo si erano addirittura lisciati i capelli sull’asse con il ferro da stiro per apparire più affascinanti. Ma non servì a nulla. Sette o otto anni fa sono tornato su quel balcone per uno show improvvisato, un tuffo nella memoria. Quando si sono spalancate le finestre e sotto c’era una folla, ho avuto la percezione reale di quanto fosse cambiato tutto. Ripercorrere le strade che hanno segnato la vita ha un sapore agrodolce, è un viaggio nel participio passato, in quello che è stato e non tornerà più".

La sua è una storia di canzoni d’amore, di buoni sentimenti e testi popolari. Tutto questo, negli anni successivi al 1968, veniva bollato come qualunquista e reazionario. Se l’è mai vista brutta?

Un po’ di ostracismo c’è stato. A quei tempi era un handicap non ragionare per estremi. Non sono mai stato uno che cercava lo scontro con la polizia, anche perché mio padre era un carabiniere e io in ogni divisa vedevo qualcosa di familiare. Avere posizioni moderate e non omologate mi portava a fare il mediatore nelle assemblee studentesche o durante le occupazioni e gli scioperi. Risultato: mi odiavano praticamente tutti. Una volta, venni assalito due volte nel giro di pochi minuti. Prima mi bloccarono i maoisti, poi i missini. Spintoni, minacce e altre galanterie. Come artista, ho subito volantinaggi: «Stasera ti daremo un centinaio di legnate, veniamo a riprenderci la musica che è nostra». Ecco, il tenore dei messaggi era questo.

Prima del successo di Questo piccolo grande amore nel 1972 c’è una parentesi polacca fatta di concerti sold out e ragazze in delirio davanti ai camerini.

"In Italia ero un perfetto sconosciuto, in Polonia e Cecoslovacchia un idolo delle folle con le groupie al seguito. Fu un trionfo inaspettato e un’esperienza surreale al tempo stesso. Ogni pomeriggio, durante le prove nei teatri, c’erano cinque funzionari di partito con tanto di impermeabile seduti in platea. Dovevano valutare se i testi delle mie canzoni avevano contenuti ostili alla rivoluzione. Capirai... Sembrava la scena di un film sulla Guerra Fredda. A Varsavia ho anche rimediato una figuraccia epocale. Salgo sul palco senza guardare attentamente il pubblico. Dopo un paio di brani, dico: «Questa canzone è dedicata alle bellissime ragazze polacche». Nessuna reazione. Penso a un problema di pronuncia e ripeto la ruffianata due o tre volte. Niente. A un certo punto qualcuno mi fa cenno di piantarla. E, finalmente, intuisco il senso di quel silenzio: in sala c’erano solo i soldati di una guarnigione che erano stati invitati allo show".

A metà anni Settanta, in piena Baglioni-mania, lei e Francesco De Gregori, vi date appuntamento in Piazza del Pantheon, a Roma, per uno show improvvisato. Un flop. Corretto?

"Sì. Eravamo convinti di fermare il mondo in quanto volti noti. E, invece, della nostra presenza non si accorse nessuno. Un gruppetto di turisti giapponesi lanciò quattrocento lire nella custodia della chitarra. Quella fu l’unica reazione. Ci eravamo fatti il film di essere sottratti all’abbraccio dei fan dalla polizia. Al contrario, la gente ci passava di fianco nella più completa indifferenza. Nemmeno uno che dicesse «Ma io questi due credo di averli già visti»".

Su quel che successe in Piazza del Pantheon la sua versione e quella di Gregori divergono.

"Lui racconta che io ci sono rimasto malissimo perché ero quello più sensibile e romantico. Io invece sostengo che a rimanere sconvolto da quell’episodio fu lui perché da sempre molto più vanitoso di me".

Camion, autobus, balconi e concerti  di strada: la sua carriera è costellata da esibizioni informali e a sorpresa. Perché lo fa?

"Queste sfide, che mi sono sempre procurato da solo, sono salutari. Il senso è quello di ridimensionarsi, di tornare con i piedi sulla terra. Sa, in questo mestiere, quando si iniziano a benedire le folle significa che nella testa si è rotto qualcosa. Ed è ora di intervenire".

Negli anni Ottanta gli stadi italiani si riempiono per i suoi show. Milioni di fan e una sfida impossibile: suonare tutti gli strumenti da solo.

"Le folle del tour denominato Alè-oo furono impressionanti. Avevo le vertigini, a un certo punto fu come andare fuori strada. Quattro anni più tardi, nel 1986, feci una pazzia: suonare negl stadi da solo. Manovravo una serie di strumenti collegati tra loro come un’orchestra virtuale. Uno stress pazzesco: del concerto di San Siro con centomila persone ricordo solo l’inizio e la fine. Nulla di quel che è successo in mezzo. Ero in trance".

A turbare il periodo d’oro arriva nel 1988 la contestazione allo stadio di Torino durante lo show organizzato da Amnesty International.

"Venti minuti di fischi e insulti. Venivano dalla fazione rock, molti erano fan di Bruce Springsteen. Il bello è che mi era stato chiesto di partecipare per spingere un po’ le vendite dei biglietti che non erano esaltanti. Accettai e finì così. Al momento reagii bene, ma nei tre mesi successivi fu durissima. Ricordo che un giorno dissi tra me e me «Oddio, è finita». Non era così".

Tutti gli artisti, anche i meno inclini alla trasgressione, descrivono i tour come un momento di sospensione della realtà, uno stacco totale dal mondo e dai suoi ritmi. Come si concilia questo con la vita familiare e quella di tutti i giorni?

"Non si rientra mai subito nella realtà. Io non ho un approccio bohemienne o spericolato, ma quando finisce un concerto è impossibile spegnersi. Se, come me, sei uno di quegli artisti che come unica droga si concede l’adrenalina, non vai a comunque a dormire prima delle 7 del mattino. Dopo uno show sei una bomba e, quando sei al massimo della luce, vorresti non spegnerti mai. In quei momenti sembra che il mondo sia un posto bellissimo dove stare. E così, quando rientri a casa c’è inevitabilmente il rincoglionimento, perché ti senti inutile come il soldato che torna dalla guerra che non ha più un mestiere, un’identità. Ecco, il problema è smettere".

Il titolo del suo ultimo album, Con voi, ha il sapore di un tributo a cinquant’anni di storia condivisa. Con quelli che hanno lavorato con lei ma anche con i fan che hanno reso tutto questo possibile.

Quando si inizia a intravedere un’idea di finale, dell’ultima parte di una storia, si fanno un po’ di conti. La mia è una storia inesorabilmente intrecciata a quelle di migliaia di vite che sono transitate nell’orbita Baglioni. E non parlo solo dei miei collaboratori, ma anche di quelle persone che a sessanta o settant’anni sono ancora lì a cantare e a saltare su una gradinata. Quando li osservo dal palco divento tutto cuore.

Qual è il momento della sua vita in the road che non dimenticherà mai, il ricordo più intenso ed emozionante?

Le due ore successive al concerto all’Arsenale di Venezia nel 1982. Tornai in camerino dopo un trionfo e senza dire nulla al mio staff me ne andai da solo per le calli. Sempre a Venezia, nel 1969, ero stato escluso malamente da un concorso. Mi ero piazzato ultimo. Uscii dall’albergo a pezzi  e iniziai a camminare distrutto sotto la pioggia. Pensai pure di buttarmi nei canali. Tredici anni dopo, volevo godermi, da solo come allora, il dolce sapore della rivincita: è stato bellissimo.

lunedì 18 agosto 2014

INTERVISTA CLAUDIO BAGLIONI A REPUBBLICA DEL 18 AGOSTO 2014

http://media.mimesi.com/cacheServer/servlet/CNcacheCopy?file=pdf/201408/18/0002_binpageNZ34.pdf&authCookie=375896777

http://www.repubblica.it/spettacoli/musica/2014/08/18/news/baglioni_mezzo_secolo_di_musica_non_sono_fatto_per_il_successo_sono_uno_schivo-93990289/
ROMA - Cinquant'anni fa, nel quartiere romano di Centocelle, per la festa del Santo Patrono, San Felice da Cantalice, Ottorino Valentini decise di organizzare un piccolo concorso canoro, con tanto di festa in piazza. È lì che inizia l’avventura di Claudio Baglioni nel mondo della musica.

Baglioni, come se la ricorda oggi quella serata?
«Be’, che nulla era previsto. Non c’era nell’aria il segno che avrei dovuto fare quella strada, non c’era nessuna tradizione familiare. Abitavo nella periferia romana, a Centocelle. Venni a sapere che uno degli amici che vivevano nel mio palazzo si era iscritto a quel concorso. Per non essere da meno, lo feci anch’io. Mia madre mi confezionò un meraviglioso insieme di camicia rosa e pantaloni celesti, e mio padre fece da direttore artistico, scelse la canzone, un pezzo che era andato a Sanremo, scritto da Robi Ferrante e cantato da Paul Anka, Ogni volta. Provai per una settimana le mosse davanti allo specchio, ne avevo anche inventata una con la gamba un po’ da urlatore, e mi presentai. Non vinsi. Ma lo feci l’anno successivo, con grande soddisfazione di tutti».Ma poi come continuò?
«Un maestro di musica andò da mio padre e gli disse che non ero male, allora i miei mi iscrissero ad un corso di musica e mi comprarono la chitarra».

Se dovesse trarre un bilancio di questi cinquant’anni, a parte il successo, quali sono le cose essenziali della sua carriera?
«Innanzitutto che sia durata così tanto. Non avrei mai pensato che sarei arrivato a questo punto, davvero. L’altro fatto è che in fondo non mi sono reso conto mai che fosse una professione. È un mestiere che si impara ogni giorno, e se non fosse così potresti non avere più “fame”, non avere più passione. Ma ho anche un rammarico, perché alla fine scopri che in tutti questi anni avresti potuto fare di più. Io ho avuto anche lunghe pause, ho “perso” del tempo ».
Ma è diventato Baglioni...
«Si, ma ho faticato molto a mettere me stesso nel personaggio, il mio è un mestiere pubblico, lo richiede, e io non ero fatto per questo, sono sempre stato schivo ho dovuto imparare a non esserlo. Sei Baglioni anche quando il palco non c’è, non sei mai fuori servizio, sei sempre al lavoro con il resto del mondo, e questo è stato un percorso parallelo, una sfida tra due anime che credo si sia risolta».

Ha mai perso la testa per il successo avuto?
«Il delirio di onnipotenza? Quando sali sul palco e tutti urlano il tuo nome come al Colosseo, la trappola è forte. Puoi benedire le folle, hai centomila watt che amplificano la tua voce, che diventa messianica, ogni parola assume una profondità che non avrebbe senza l’apparato e il rituale. Però devo dire che sono stato fortunato, ogni volta che c’era questo rischio ho beccato uno schiaffo, un successo minore, quando potevo montarmi la testa qualcosa mi ha tolto il piedistallo. Certe volte ho anche sfidato la fama: tanti anni fa avevo paura di giocare il ruolo di quello che sembra democratico ma in realtà si sottrae al pubblico e alla vita. Allora mi comprai una macchina scoperta e decisi di andare in giro per Roma mostrandomi. Molti mi riconoscevano, mi salutavano e mi chiamavano per nome, finché non arrivo il momento della chiamata: “Baglioni!”, alla quale rispondi girando la testa e sorridendo, e arriva l’inevitabile “Ma vaffa...”. Mi è servito, la malattia della presunzione credo di averla evitata».

Tra successi e cambiamenti si può dire che lei sia rinato molte volte in questi 50 anni.
«Non so se me lo sono andato a cercare o se me lo sono meritato, ma di certo mi sono dato da fare. Il successo non dura mai per sempre. Devi cercare altre cose, stimoli, sentimenti...».

Rispetto agli altri cantautori della sua generazione lei aveva una matrice musicale molto più forte
«Si, molto variegata. Piccolo grande amore per esempio ha una struttura complessa, così come tutto il resto del disco. La musica è quasi matematica, ha le sue leggi. Questa forse è stata la vera differenza tra me e gli anni Settanta di altri protagonisti della canzone».
Curiosità musicale che il 30 agosto la porterà per la prima volta in una rassegna jazz. Un’altra rinascita?
«E chi può dirlo, io stesso sono molto curioso di vedere cosa farò. Mi piaceva l’idea di andare a cantare a Ischia per un motivo sentimentale: io sono frutto di una vacanza d’amore dei miei genitori a Ischia. Quindi ho detto di si e poi dopo due o tre giorni ho letto il programma e mi è venuto un groppo alla gola. Con me ci sarà Danilo Rea, e in questi giorni stiamo cominciando a scegliere il repertorio. Magari potrebbe nascere qualcosa di curioso ».

E poi si ricomincia il tour?
«Si, riprendo con il tour “Convoi”, che diventa “reTour”, con i tredici polistrumentisti di questo straordinario supergruppo che mi accompagna. Partiremo il 18 ottobre da Bruxelles. Ha avuto un grande successo, più di duecentomila spettatori».

Ha intercettato un sentimento, il cambiamento del paese.
«Credo di si. Il paese si è stancato negli ultimi venti anni, ha iniziato a immalinconirsi, sfasciarsi, perdere la certezza. Noi facciamo la nostra parte, come tutti, mettiamo in gioco idee, valori, volontà. Non mi piace che vinca il senso della disfatta, del sospetto, del “tanto non ce la si fa, il paese è finito”, quello che posso fare, che dovremmo fare tutti, è fare bene il mio mestiere, assieme agli altri».

E il nuovo disco?
«Quello che ho fatto mi ha messo una grande frenesia. Dopo 50 anni di musica e 45 di dischi, pensi sempre che sia il momento del gran finale. E invece fai qualcosa di diverso».

Ma il pubblico vuole Baglioni...
«Il mio lavoro è condannato tutta la vita ad essere popolare, non potrei diventare più un artista di nicchia. E questa è una bella cosa ma è anche una grande difficoltà. È una sfida che ti dà benzina anche se c’è il pericolo di essere banali o troppo ecumenici».

INTERVISTA A GIOVANNI BAGLIONI DEL 18 AGOSTO 2014

mercoledì 13 agosto 2014

SCONTRO TRA FONDAZIONE O'SCIà E COMUNE DI LAMPEDUSA

http://www.agrigentonotizie.it/cronaca/scontro-baglioni-nicolini-oscia-sabir-lampedusa-2014.htmlhttp://www.agrigentonotizie.it/cronaca/scontro-baglioni-nicolini-oscia-sabir-lampedusa-2014.html
Lampedusa, è scontro tra il Comune e la Fondazione di Claudio Baglioni

scontro "a viso aperto" tra l'Amministrazione comunale di Lampedusa e Linosa, guidata dal sindaco Giusi Nicolini, e i sostenitori di "O’Scià", la manifestazione organizzata per anni sull'isola dal cantante Claudio Baglioni.

"L'Amministrazione comunale di Lampedusa e Linosa – scrive in un comunicato la fondazione "O’Scià" - non ha coinvolto Claudio Baglioni, né ufficialmente né informalmente, in alcuna iniziativa per l'estate 2014". La precisazione degli organizzatori è arrivata dopo l'ufficializzazione del festival "Sabir", l'evento organizzato sull'isola dall'Arci.

E a "condannare" il mancato coinvolgimento di Baglioni nelle iniziative dell'estate 2014, ci ha pensato anche il gruppo di opposizione al Consiglio comunale di Lampedusa e Linosa: "Il sindaco, con decisione unilaterale e monocratica, senza interpellare il Consiglio comunale, organo deputato ad esprimere indirizzi politico-amministrativi e pareri in ordine a problematiche che investono l’interesse di tutta la collettività sia lampedusana che linosana, - spiegano i consiglieri Vincenzo Billeci, Domenico Maraventano e Andrea Montana - ha assunto la decisione di escludere dalle manifestazioni estive il maestro Baglioni, che, pertanto, non ripeterà la splendida e ormai rinomata kermesse".

Per i consiglieri di opposizione, "l'obiettivo, fissato e preparato da tempo, è, così, raggiunto: l'estromissione della manifestazione di Baglioni, portata in scena da anni sulla splendida spiaggia della Guitgia che ha dato notorietà e pubblicità alle nostre isole portando ricchezza alle popolazioni locali, in favore di 'Sabir', festival importato da Parma. La strategia, nella sua esteriore correttezza e presunta schiettezza, dimostra le doti del politico navigato, che non ha il coraggio di dire apertamente 'vattene' ed usa tutti i mezzi per sostituire una manifestazione, diventata internazionale e fortemente amata dagli abitanti delle Pelagie, con un’altra dall’esito incerto. Il sindaco continua, quindi, a non tenere assolutamente conto delle opinioni altrui, siano esse quelli della maggioranza dei consiglieri o dei cittadini".

I consiglieri, che difendono a spada tratta Claudio Baglioni, sostengono che si sarebbe dovuta dare la precedenza all'evento "O’Scià", inserendo al suo interno il festival "Sabir". "Baglioni - spiegano ancora i consiglieri - vanta diritto di precedenza scaturente dalla ultradecennale rappresentazione a Lampedusa, e non viceversa. Aver cercato di incastonare, con apparente gesto di elargizione gratuita e generosità bonaria, una manifestazione da tutto il mondo ormai ritenuta lampedusana in un’altra che nei disegni dell’attuale Amministrazione si vuole fare diventare quella principale, è scorretto".

"Risulta davvero assurdo - continuano - abolire il consolidato 'O Scià', per sostituirlo con qualcosa di simile ma di importazione e che porta con sé tutte le incognite della novità. Si dice che 'squadra vincente non si cambia', ma forse il senso di questo detto sfugge all’attuale Amministrazione che va ad intaccare proprio un’istituzione culturale diventata, nel tempo, un prodotto squisitamente isolano".

Secondo i consiglieri comunali dell'opposizione, "tutte le categorie degli imprenditori di Lampedusa hanno sostenuto la necessità ed il desiderio, naturalmente inascoltati, di rappresentare la manifestazione canora del maestro Claudio Baglioni, a cui tutti noi rassegniamo tutta la nostra stima, il nostro sostegno e la nostra solidarietà".

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E dopo le voci su una presunta unione dei due eventi, la Fondazione che fa capo al cantante romano ha fatto sapere che "né Claudio Baglioni, né la Fondazione 'O'Scià' hanno ricevuto dall'Arci alcuna comunicazione riguardo al progetto, né alcun invito – formale o informale - ad esserne parte. Abbiamo avuto notizie relative al programma, alle finalità e al nome stesso del festival – spiegano dalla Fondazione - soltanto dai media, a seguito della conferenza stampa di presentazione di questo festival. Infine siamo felici – concludono nel comunicato gli organizzatori di 'O'Scià' - di constatare che il Festival 'Sabir' abbia scelto di adottare lo stesso sottotitolo che Claudio Baglioni annunciò all'inizio di 'O'Scià', ovvero 'La vita è l'arte dell'incontro', e che lo ha connotato nei seguenti dieci anni d'incontri d'arte e di vita".

http://www.grandangoloagrigento.it/lampedusa-niente-o-scia-scontro-comune-e-la-fondazione-di-claudio-baglioni/


giovedì 31 luglio 2014

COMUNICATO DELLA FONDAZIONE O'SCIà

https://www.facebook.com/fondazione.oscia?fref=ts
In merito a quanto si legge sulla pagina Facebook ufficiale del Sabir Festival, organizzato dall'Arci a Lampedusa, la Fondazione O'Scia' si sente in dovere di fornire una corretta ricostruzione dei fatti, per come essi si sono, effettivamente, svolti.

L'amministrazione comunale di Lampedusa e Linosa non ha coinvolto - né ufficialmente, né informalmente - Claudio Baglioni in alcuna iniziativa per l'estate 2014.

Claudio Baglioni e la Fondazione O'Scia' hanno replicato all'appello del Comitato O'Scia' - che ha raccolto le firme degli abitanti di Lampedusa e Linosa, in favore della continuazione del progetto O'Scia' - dichiarando la loro disponibilità a dar vita ad una manifestazione a Lampedusa, nel consueto periodo di fine settembre/primi di ottobre.
Tale disponibilità è stata formalizzata in data 2 giugno, con una nota indirizzata dalla Fondazione O’Scia’ al Sindaco delle Isole Pelagie.

Solo a quel punto la Fondazione O'Scia' ha avuto notizia dal Sindaco del fatto che sull'isola, per l’estate 2014, era previsto altro genere di iniziativa.

L'ARCI - pur essendo a conoscenza delle attività svolte negli ultimi dieci anni, in ambito nazionale e internazionale, da Claudio Baglioni e dalla Fondazione O'Scia', in modo sempre indipendente ed autonomo - non ha mai interpellato né Baglioni, né la Fondazione per fornire alcuna informazione riguardo al progetto al quale stava lavorando né per chiederne la cooperazione.

Nell'unico incontro – peraltro richiesto dalla Fondazione O'Scia' – che si è svolto giovedì 5 giugno 2014 - quando, il programma dell'evento organizzato dall’ARCI doveva essere già in avanzata fase di definizione - i rappresentanti dell'ARCI non hanno descritto alla Fondazione né le linee guida del progetto, né i suoi contenuti, né gli obiettivi che si proponeva. E anche in quella occasione, non è stato richiesto né a Baglioni, né alla Fondazione alcun tipo di collaborazione.

Soltanto Fiorella Mannoia - a titolo squisitamente personale - informava Claudio Baglioni di essere stata contattata dall'ARCI e dal Sindaco Nicolini per prendere parte ad una manifestazione musicale sull'isola di Lampedusa e lo metteva al corrente della sua indecisione se parteciparvi o meno.

Solo successivamente il Sindaco Nicolini ha ipotizzato un inserimento di Baglioni al progetto dell'ARCI, senza, peraltro, illustrare alla Fondazione programma, contenuti e propositi del festival.

In nessuna di queste fasi, e nemmeno successivamente, né Claudio Baglioni, né la Fondazione O'Scia' hanno ricevuto dall'ARCI alcuna comunicazione riguardo al progetto, né alcun invito – formale o informale - ad esserne parte.

La Fondazione O'Scia' è venuta in possesso di notizie relative al programma, alle finalità e al nome stesso del Festival soltanto dai media, a seguito della conferenza stampa di presentazione di detto festival, svoltasi venerdì 25 luglio scorso a Roma.

Fino ad allora, infatti, le uniche e frammentarie notizie raccolte parlavano, genericamente, di un evento per la commemorazione delle vittime del naufragio del 3 ottobre 2013.

I presunti tentativi di armonizzare le due manifestazioni, dunque, non ci sono mai stati, né ci sarebbero mai potuti essere, dal momento che né Baglioni, né la Fondazione O'Scia avevano alcuna informazione riguardo al progetto dell’ARCI.

La Fondazione O'Scia' - si è premurata (anche per rispetto del Comitato O'Scia' e delle migliaia di persone in attesa di notizie) di informare ufficialmente il Comune con una lettera del 17 luglio, e, con una nota successiva, l'opinione pubblica riguardo al fatto che, purtroppo, non sussistevano le condizioni per organizzare - a Lampedusa, nell'estate 2014 - alcuna iniziativa artistica, e questo, senza fare alcun cenno a nessun'altra manifestazione in programma sull'isola.

La Fondazione O'Scia' è, infine, felice di constatare che il Sabir Festival ha scelto di adottare lo stesso sottotitolo che Claudio Baglioni annunciò all'inizio del festival O'Scia': "La vita è l'arte dell'incontro". E che lo ha connotato nei seguenti dieci anni d'incontri d'arte e di vita.

mercoledì 30 luglio 2014

CLAUDIO BAGLIONI SCRIVE SU FACEBOOK IL 29 LUGLIO 2014

https://www.facebook.com/claudiobaglioniofficial
Stanotte cambia il vento.
Gira da levante a maestrale.
Non c'è proprio verso di prendere sonno.
Un sibilo fisso da un orecchio all'altro
suona l'immutabile canzone dell'insonnia del mondo.
Un senso di galleggiamento sul vuoto,
sul niente che riempie la stanza.
Accendo la compagnia docile e distratta della tv.
Passo di tutto col telecomando.
Poi un film in bianco e nero.
Su per giù anni cinquanta.
Le voci impostate. I dialoghi netti.
I forti contrasti. Le tinte marcate.
I gesti decisi. Le facce solcate.
Le storie segnate dall'eterna battaglia
tra il bene e il male.
Con un confine preciso.
Senza posizioni di comodo.
Senza compromessi a buon mercato.
Senza ex-aequo né mezze misure.
In quelle pellicole l'umile, il bravo, l'onesto
malgrado tutto, alla fine, ce la faceva e vinceva.
Beata ingenuità, avremmo detto più tardi.
Sarò ormai irrimediabilmente perduto,
invaghito dello svolgersi sovrapposto dei tempi,
ma ogni volta che incappo in scene così
non riesco a sottrarmi allo sguardo
e restar soggiogato a seguirne la trama e l'epilogo.
Anzi di più: non posso non andarmene in cerca
di quelle immagini di una volta
come un esploratore del passato
che negli scavi di quello che fu
incalza il futuro.
Forse è che sono definitivamente malato
nostalgico reduce di quel tempo di vivere.
Di un modo di esistere con più lealtà.
Con la stella polare della verità.
Con la dignità di ogni istante
e la coscienza di sapere cosa è giusto e cosa non lo è
e mai lo sarà.
Diceva un amico: con l'andare dei giorni
non si diventa soltanto più vecchi.
Si diviene più antichi.
Per fortuna di nuovo c'è un annuncio di luce.
Una giovane alba si trucca per uscire di casa.
Lampo e Lina si sono già alzati.
Stanno lì al loro posto, appollaiati sul bianco rotondo del tetto.
Chissà se son stati svegli anche loro.
Intanto come al solito guardano vago e lontano.
Sembrano fregarsene di tutto e di tutti.
Pure del vento che cambia.
Potrebbe essere una soluzione
almeno per un po' e fino alla prossima irrequietudine.
Adesso mi taglio la barba
e i pensieri notturni.
E mi metto a guardare vago e lontano.
Odori, suoni, colori d'isole d'altomare.
A volte basta stare appena più in alto del resto
per aver la sensazione di volare.

sabato 26 luglio 2014

CLAUDIO BAGLIONI PARLA DI FIORELLA MANNOIA

https://www.facebook.com/claudiobaglioniofficial
Ci incontrammo primi anni settanta.
Insieme facemmo un giro di presentazione
in alcuni teatri italiani
per i nostri album di esordio.
Io uno l'avevo già fatto.
Anzi uno e mezzo.
Per lei, credo che fosse il primo.
Free dimension, dimensione libera, si chiamava quel tour.
Con noi Riccardo Cocciante e il gruppo dei Cyan.
Fiorella appena una ragazzina.
Io un giovanottino.
Per la verità, son sempre stato convinto,
ma non glielo mai detto,
mai chiesto se può essere vero,
di averla vista e conosciuta qualche anno prima
ad un concorso di voci nuove
in uno stabilimento balneare
di quel di Torvajanica, a sud di Roma
presentato, pensate un po',
da Pippo Pennellone Baudo
anch'egli "ragazzo".
E lì eravamo piccoli piccoli.
Specie lei. Se era lei...
Nel 1973 giravamo un lungometraggio
tra le campagne laziali e quelle umbre.
Un videofilm pensato sulla musica e i testi
di Gira che ti rigira amore bello.
Il regista mi disse al telefono:
per la scena della fanciulla a cavallo
ho chiesto a una giovanissima amazzone:
Fiorella Mannoia.
Che bello, gridai, vengo subito!
Quando arrivai, Fiorella era a terra,
un poco ammaccata.
Avrebbe dovuto percorrere, a tutta velocità, il crinale della collina
come una splendida misteriosa visione,
ma un cavallo ignorante e per niente adatto alla cosa,
l'aveva disarcionata.
E tutti cademmo in un silenzio
tra dispiacere e imbarazzo.
Quella sequenza non fu più girata
né con lei né con nessun altro.
A distanza del tempo che è stato,
mi accorgo di non averle mai detto grazie.
Ciao Fiore.
Accetta la mia gratitudine e il mio buon ricordo.
Bisogna che una prossima volta e assai presto
si torni a correre insieme.
Magari un pezzo al galoppo sul confine del cielo.
Dimensione libera
perché siamo ancora gli stessi di allora.

venerdì 25 luglio 2014

O'SCIà IL PUNTO DI VISTA DEL SINDACO DI LAMPEDUSA

Musica: sindaco Lampedusa, stop di Baglioni a O'scia' risale a 2013Roma, 25 lug. (Adnkronos) - "Claudio Baglioni ha definito chiusa pubblicamente l'esperienza di O'Scià già nel giugno del 2013 in un'intervista pubblica a Lilli Gruber alla quale ha spiegato che il motivo non era solo economico (le risorse legate all'emergenza immigrazione erano finite a dicembre 2013), ma che, semplicemente, era finito un ciclo". Lo chiarisce Giusi Nicolini, il sindaco di Lampedusa e Linosa, raggiunta telefonicamente dall'Adnkronos, dopo la conferenza stampa dedicata alla presentazione di 'Sabir. Festival diffuso delle culture mediterranee' che si svolgerà a Lampedusa dal 1° al 5 ottobre prossimo con Fiorella Mannoia alla guida della direzione artistica degli eventi musicali. Conferenza alla quale il primo cittadino non è riuscito a partecipare fisicamente a causa di un volo aereo saltato, ma cui ha voluto comunque mandare il proprio saluto ed esprimere calorosi ringraziamenti alla stessa Mannoia, all'Arci e ad Ascanio Celestini, direttore artistico delle iniziative teatrali. "Dopo l'intervista alla Gruber - fa sapere il sindaco - sempre nell'estate del 2013, io ho scritto una lettera aperta a Baglioni con l'esortazione a tenere aperta la fiaccola di O'Scià. In quella occasione gli ho proposto di chiudere il ciclo da solo, così come aveva cominciato ormai più di 10 anni fa. E lui ha promesso che avrebbe tenuto un concerto nella location destinata al Papa. Il concerto però è stato annullato qualche giorno prima, senza che io avessi ormai la possibilità di organizzare altro. Nel frattempo, dopo la tragedia del 3 ottobre scorso, è nata una rete che ha portato alla costruzione di questo nuovo festival, 'Sabir' con la direzione artistico-musicale di Fiorella Mannoia che, a quel punto, ha chiamato Baglioni chiedendogli se davvero O'Scià fosse finito. E, in caso contrario, gli ha proposto di spostare le date di 'Sabir' e lo ha invitato ad entrare comunque anche in 'Sabir'". "A seguito di tutto questo - prosegue Nicolini - abbiamo avuto un incontro ufficiale con la manager di Baglioni, concordando che il cantautore avrebbe tenuto un concerto il 4 ottobre, di pomeriggio, nell'ambito di 'Sabir'. Poco dopo, invece, lui ha detto che non aveva più intenzione di farlo ed ha annunciato che avrebbe tenuto un concerto da solo a Lampedusa il 27 settembre, sempre nella location destinata al Papa. Io, a mia volta, ho garantito che avrei trovato i soldi per coprire i costi. Poi ieri all'improvviso è arrivata la sorprendente nota stampa di O'Scià nella quale si parla di condizioni non adeguate alla base della fine di O'Scià, come se O'Scià fosse finito perché è arrivato 'Sabir'. Beh - ci tiene a chiarire il sindaco - non è così. Sabir e O'Scià avrebbero potuto convivere benissimo ed anzi io mi auguro che O'Scià torni nel solco di quel progetto di Baglioni, che io apprezzo, che vorrebbe far diventare O'Scià una maratona musicale del Mediterraneo. Quanto al concerto del 27 settembre prossimo, sono ancora in attesa di una risposta".
(25 luglio 2014 ore 16.02)

GIOVANNI BAGLIONI IN CONCERTO CIVITA DI BAGNOREGGIO 16 AGOSTO 2014

GIOVANNI BAGLIONI IN CONCERTO CIVITA DI BAGNOREGGIO 16 AGOSTO 2014 PRESSO Il sagrato della Chiesa di San Donato

giovedì 24 luglio 2014

NIENTE O'SCIà 2014 LAMPEDUSA

La Fondazione O'scia' comunica che non avendo trovato le adeguate condizioni purtroppo non potra’ organizzare alcun tipo di manifestazione sull’isola di Lampedusa per ottobre 2014.
Nel ringraziare la popolazione di Lampedusa e delle Pelagie per l'affetto, il sostegno e la sintonia da sempre ricevuti, la Fondazione si augura che, in futuro, si presenti l'occasione di riprendere il cammino ideale avviato dal 2003.

lunedì 21 luglio 2014

CLAUDIO BAGLIONI SCRIVE SU FACEBOOK IL 21 LUGLIO 2014

https://www.facebook.com/claudiobaglioniofficial
Se si facesse una classifica delle più grandi fesserie fatte dall'umanità
la prima sarebbe sempre quella di Adamo ed Eva.
Che fu pure la prima in ordine cronologico.
Per una mela si perse il paradiso terrestre.
Ne valse la pena?
Hai voglia a dire che una mela al giorno
toglie il medico di torno.
Dopo ci siamo ammalati per sempre.
Quella lì, a quanto si dice, ci tolse la più bella delle meraviglie:
vivere solo con le creature e le bellezze del mondo.
Da allora in poi ci sarebbe toccato perciò pure tutto il resto.
Quindi non più soltanto albe e tramonti,
arrivi e partenze del magnifico viaggio del sole
e notti bucate di stelle tremanti
o allattate di chiari di luna.
Non più soltanto voli alati nel cielo
e lunghi felici galoppi di praterie
e muti passaggi sottomarini.
Non più solamente montagne fatate di neve
o solenni altari di pietra
e campi dorati di grani di gioia
o ammantati di boschi di verde.
Non più solamente gli immensi respiri dei venti
e le danze festose di pazze maree.
Avremmo conosciuto le guerre e i dolori,
la morsa dell'odio e l'uso del male.
La noia inquinata delle città, la menzogna e la truffa,
l'ingiustizia della storia e la smania di avere di più.
La povertà di non avere ciò che non sarebbe servito.
Se fossimo rimasti là
dove già c'era tutto.
Per questo ogni tanto
tuffarsi in un mare e godere il suo ritmo ondulante
sembra bastare.
A nutrirsi di quiete, di zuppa azzurrina, di estasi d'acqua.
Senza più l'ansia famelica di metterci tra i denti
la nostra stessa disseccata anima.
La mela succosa di soldi e potere a ogni costo
ha un serpente che le striscia fuori e un baco che le gira dentro.
Per questo ogni tanto
salire su un monte e sfiatarsi fino a dove si vede
sembra bastare.
A dissetarsi di calma, di giochi di brezze, di sintesi d'aria.
Ti accorgi che il paradiso è già qui.
Nascosto nel posto più vicino.
E rimani così più che puoi.
Con un cuore nel cuore che spinge fino quasi a scoppiare.
Nella felicità di un luogo ritrovato.
Nella paura di perderlo un'altra volta ancora.

lunedì 14 luglio 2014

martedì 8 luglio 2014

CLAUDIO BAGLIONI SCRIVE SU FACEBOOK 8 LUGLIO 2014

https://www.facebook.com/claudiobaglioniofficial
Lampo e Lina hanno cambiato muretto.
Saranno loro due o due che gli somigliano tanto?
Non è facile distinguere un gabbiano da un altro.
Ma a me piace pensare che siano gli stessi di sempre.
Come una costante che rassicura.
Come una scena che si ripete.
Come una pratica che si rinnova.
Anche la chitarra è la stessa,
vecchia e con le corde usurate,
da premersi addosso
quasi schiacciandola al cuore
e spremersi per provare a cercare
ancora qualcosa di prossimo e nuovo.
È una vita che butta così.
Fruga e rifruga tra note e intervalli
e i giri armonici e i passaggi melodici.
Puntare a qualcosa che non sia stato mai udito.
Fare e disfare, comporre e scomporre,
misurando le frasi, le pause, i disegni.
La musica è un'emozione di suoni
ma è pure matematica, geometria, scienza esatta.
Perciò col passare degli anni
si affina il mestiere e lo stile
e si diviene anche un poco superbi.
Si va a caccia di temi più sofisticati,
si sfida il buono per assurgere all'ottimo.
Si osa il volo perfetto con un'ossessione che sfianca
e una presunzione che cresce.
Ci si spinge più in là, più avanti, più in alto
laddove pensi di non esser mai andato,
con una richiesta dell'inatteso,
un'urgente affannata pretesa di un guizzo sublime,
il brivido lungo di un sogno mai fatto.
Una volta ho immaginato nel sonno
che al mondo tutti perdevano segno e memoria
delle arie più eterne e delle canzoni più belle
della storia di ogni tempo
e solo io per miracolo le ricordavo
e ciascun giorno ero in grado di tirar fuori,
replicandone poche alla volta,
meraviglie a non finire.
Ma se anche nella realtà fosse andata così
dopo un po'
non sarei stato io stesso a stancarmi?
A non stupirmi più del sapere inventare
un vento di nuove armonie che prima non c'era
e improvvisamente si leva tra gli orecchi
e si mette a tempo col cuore.
Mi capita spesso dopo ore che strimpello e vago
senza approdare da nessuna parte,
di tornare a suonare qualcosa di vecchio,
di già risaputo.
Sperando magari di ripartire da lì.
Per illudermi di avere un miraggio futuro.
Anche il sole di adesso è così pallido
da sembrare una luna piena.
Lampo e Lina
ammesso che siano loro
si sono riappollaiati sul muretto di destra.
Siamo tutti e tre con lo sguardo lontano,
in attesa di novità.
Su nel centro del cielo
è spuntata una mezza luna
che con un po' di immaginazione
potrebbe esser pure un sole a metà.